La Wally di Catalani torna in scena al Valli ma si tinge di “noir”
di Giulia Bassi
REGGIO EMILIA. Torna dopo quarantadue anni sul palcoscenico del Valli “La Wally” di Alfredo Catalani, compositore lucchese nato nel 1854 E morto prematuramente a 39 anni. Dei compositori della sua...
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REGGIO EMILIA. Torna dopo quarantadue anni sul palcoscenico del Valli “La Wally” di Alfredo Catalani, compositore lucchese nato nel 1854 E morto prematuramente a 39 anni.
Dei compositori della sua generazione, era considerato il più colto e il più malinconico, a ciò contribuirono il carattere, i lutti familiari – aveva perso fratello e sorella –, una lunga storia d’amore finita male, e la la tisi. Nel 1891 ultimò la stesura de La Wally, dramma lirico in quattro anni, su libretto di Luigi Illica, che venne rappresentata alla Scala di Milano il 20 gennaio dell’anno successivo, con buon esito. Gustav Mahler, che la diresse ad Amburgo nel 1893, la considerava la migliore opera italiana.
Nel 1892, dopo la prima venne ripetuta al Teatro del Giglio di Lucca, con la direzione di Arturo Toscanini, grande estimatore di Catalani, tanto è vero che chiamo sua figlia Wally. Poi venne in un certo senso dimenticata, eccezione fatta per la famosa aria “Ebben, ne andrò lontana”, che rappresenta uno dei momenti più alti dell’intera partitura. L’opera – che fu rappresentata a Reggio l’ultima volta nel dicembre del 1975 con Raina Kabainvanska nel ruolo della protagonista – torna in scena stasera alle 20.30, con replica domenica alle 15.30. A dirigere l’orchestra regionale dell’Emilia Romagna e il coro del teatro municipale di Piacenza sarà Francesco Ivan Ciampa. Interprete nel ruolo di Wally il soprano spagnolo Saioa Hernandez; con lei il tenore serbo Zoran Todorovich (Giuseppe Hagenbach), il baritono Claudio Sgura (Vincenzo Gellner), quindi Serena Gamberoni (Walter), Giovanni Battista Parodi (Stromminger), Carlotta Vichi (Afra) e Mattia Denti (Il Pedone). Firma la regia Nicola Berloffa, che nel 2015 curò “Les Contes d’Hoffmann”, mentre Fabio Cherstich, Valeria Donata Bettella e Marco Giusti sono rispettivamente di scene, costumi e luci.
Per quest’allestimento Berloffa abbandona ogni immaginario folklorico e bucolico e ammanta la storia di suggestioni quasi “noir”: «Wally si macchia di peccati capitali – spiega – abbandona il padre, premedita un omicidio, si lascia andare alla dissolutezza concedendosi a Gellner con il solo scopo di ottenere da lui la morte di Hagenbach e infine si suicida. Verrà dipinta come un’eroina a tinte scure».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Dei compositori della sua generazione, era considerato il più colto e il più malinconico, a ciò contribuirono il carattere, i lutti familiari – aveva perso fratello e sorella –, una lunga storia d’amore finita male, e la la tisi. Nel 1891 ultimò la stesura de La Wally, dramma lirico in quattro anni, su libretto di Luigi Illica, che venne rappresentata alla Scala di Milano il 20 gennaio dell’anno successivo, con buon esito. Gustav Mahler, che la diresse ad Amburgo nel 1893, la considerava la migliore opera italiana.
Nel 1892, dopo la prima venne ripetuta al Teatro del Giglio di Lucca, con la direzione di Arturo Toscanini, grande estimatore di Catalani, tanto è vero che chiamo sua figlia Wally. Poi venne in un certo senso dimenticata, eccezione fatta per la famosa aria “Ebben, ne andrò lontana”, che rappresenta uno dei momenti più alti dell’intera partitura. L’opera – che fu rappresentata a Reggio l’ultima volta nel dicembre del 1975 con Raina Kabainvanska nel ruolo della protagonista – torna in scena stasera alle 20.30, con replica domenica alle 15.30. A dirigere l’orchestra regionale dell’Emilia Romagna e il coro del teatro municipale di Piacenza sarà Francesco Ivan Ciampa. Interprete nel ruolo di Wally il soprano spagnolo Saioa Hernandez; con lei il tenore serbo Zoran Todorovich (Giuseppe Hagenbach), il baritono Claudio Sgura (Vincenzo Gellner), quindi Serena Gamberoni (Walter), Giovanni Battista Parodi (Stromminger), Carlotta Vichi (Afra) e Mattia Denti (Il Pedone). Firma la regia Nicola Berloffa, che nel 2015 curò “Les Contes d’Hoffmann”, mentre Fabio Cherstich, Valeria Donata Bettella e Marco Giusti sono rispettivamente di scene, costumi e luci.
Per quest’allestimento Berloffa abbandona ogni immaginario folklorico e bucolico e ammanta la storia di suggestioni quasi “noir”: «Wally si macchia di peccati capitali – spiega – abbandona il padre, premedita un omicidio, si lascia andare alla dissolutezza concedendosi a Gellner con il solo scopo di ottenere da lui la morte di Hagenbach e infine si suicida. Verrà dipinta come un’eroina a tinte scure».
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