I numeri dicono chi siamo e lo fanno anche... recitando
di Giulia Bassi
In scena lo spettacolo del Teatro Dell’Orsa vincitore del “Create with Open Data” Parole, musica e visual art per capire come Reggio Emilia costruisce il suo futuro
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REGGIO EMILIA . Uno spettacolo fatto di musica, parole e visual art: una possibile combinazione per aprire lo scrigno dei numeri che costituiscono la vita della città.
E' quello che il Teatro dell'Orsa mette in scena oggi al Teatro Cavallerizza di via Antonio Allegri 8a (alle ore 18 e alle ore 21) vincitore del bando Create with Open Data ideato e promosso dal Comune di Reggio Emilia e da Lepida spa, nell’ambito dell’Agenda Digitale Regionale.
Il gruppo guidato da Monica Morini e Bernardino Bonzani, interpreterà con il linguaggio teatrale i contenuti dei “dataset pubblici” della città. «Non tutti sanno dell’esistenza dei dataset pubblici, i numeri della vita di una città: dai parchi alle rotonde, dai libri prestati nelle biblioteche fino al numero dei nuovi nati – dice Bonzani – una rete che sostiene la vita, un serbatoio di dati che ci riguardano, che sono di tutti. Una cascata di numeri che, se letti in relazione a noi e agli altri, ci aiutano a immaginare e costruire futuro».
Ad accogliere il pubblico del Cavallerizza per questo spettacolo dal titolo “Fatti di numeri” saranno “persone data”, interpretati da un gruppo di attori della Casa delle Storie: uomini e donne che conservano la memoria e la storia visibile e invisibile di un dato. In scena gli stessi Monica Morini e Bernardino Bonzani insieme al compositore e musicista Gaetano Nenna e all’artista visivo Michele Ferri, che interagirà dal vivo con uno schermo di immagini parlanti realizzate ad hoc dal video maker e regista Alessandro Scillitani.
«La creazione di questo spettacolo è stata una sfida appassionante: i numeri sembrano respingenti, ma non lo sono – afferma la Morini – hanno bisogno di domande, chi domanda ha desideri di futuro. Se hai domande in tasca, i numeri rispondono. Sotto la coperta rigida dei dati c’è un mondo vibrante, capace di raccontare il presente, una geografia del “sentire” una mappa del “sapere”. Leggere le coordinate e contribuire al cambiamento ci rende cittadini, non solo consumatori. Cittadini liberi, comunità pensante, aperta: un consumatore cede dati, un cittadino accede ai dati».
E Annamaria Gozzi, co-autrice dello spettacolo, aggiunge: «Gli open data sono come un acquedotto pubblico, se apri il rubinetto puoi conoscere, sapere, raccontare. Sono un’occasione per comprendere i cambiamenti che ci attraversano: i numeri ti fanno capire che hai occasioni per cambiare la qualità della tua vita, insieme a quella degli altri».
Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.
E' quello che il Teatro dell'Orsa mette in scena oggi al Teatro Cavallerizza di via Antonio Allegri 8a (alle ore 18 e alle ore 21) vincitore del bando Create with Open Data ideato e promosso dal Comune di Reggio Emilia e da Lepida spa, nell’ambito dell’Agenda Digitale Regionale.
Il gruppo guidato da Monica Morini e Bernardino Bonzani, interpreterà con il linguaggio teatrale i contenuti dei “dataset pubblici” della città. «Non tutti sanno dell’esistenza dei dataset pubblici, i numeri della vita di una città: dai parchi alle rotonde, dai libri prestati nelle biblioteche fino al numero dei nuovi nati – dice Bonzani – una rete che sostiene la vita, un serbatoio di dati che ci riguardano, che sono di tutti. Una cascata di numeri che, se letti in relazione a noi e agli altri, ci aiutano a immaginare e costruire futuro».
Ad accogliere il pubblico del Cavallerizza per questo spettacolo dal titolo “Fatti di numeri” saranno “persone data”, interpretati da un gruppo di attori della Casa delle Storie: uomini e donne che conservano la memoria e la storia visibile e invisibile di un dato. In scena gli stessi Monica Morini e Bernardino Bonzani insieme al compositore e musicista Gaetano Nenna e all’artista visivo Michele Ferri, che interagirà dal vivo con uno schermo di immagini parlanti realizzate ad hoc dal video maker e regista Alessandro Scillitani.
«La creazione di questo spettacolo è stata una sfida appassionante: i numeri sembrano respingenti, ma non lo sono – afferma la Morini – hanno bisogno di domande, chi domanda ha desideri di futuro. Se hai domande in tasca, i numeri rispondono. Sotto la coperta rigida dei dati c’è un mondo vibrante, capace di raccontare il presente, una geografia del “sentire” una mappa del “sapere”. Leggere le coordinate e contribuire al cambiamento ci rende cittadini, non solo consumatori. Cittadini liberi, comunità pensante, aperta: un consumatore cede dati, un cittadino accede ai dati».
E Annamaria Gozzi, co-autrice dello spettacolo, aggiunge: «Gli open data sono come un acquedotto pubblico, se apri il rubinetto puoi conoscere, sapere, raccontare. Sono un’occasione per comprendere i cambiamenti che ci attraversano: i numeri ti fanno capire che hai occasioni per cambiare la qualità della tua vita, insieme a quella degli altri».
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