Gazzetta di Reggio

Dramma a teatro con “La Wally” 

di Giulia Bassi
Dramma a teatro con “La Wally” 

Pieno successo della rappresentazione, oggi pomeriggio la replica al Valli

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REGGIO EMILIA. C’è teatro e soprattutto dramma nella Wally, la cui musica di Alfredo Catalani porta in scena il groviglio di umori e passioni attraverso una descrizione particolareggiata di un paesaggio alpino che, se all’inizio appare idilliaco, nel corso dell’opera diventa inquietante. Accade che la partitura debba riportare anche l’effetto delle folate di vento che imperversa su Sölden, teatro della vicenda: come un tocco di colore, con dichiarata allusione espressiva. E così quest’opera riesumata, dopo più di quarant’anni in scena al Valli (con replica oggi pomeriggio alle 15.30), stupisce favorevolmente. Sa raccontare – attingendo anche dalla musica tedesca in particolare Wagner, con un linguaggio ricco che a parte i quadri corali dei due primi atti, ruota attorno alla protagonista, innocente e spietata – una figura, molto simile nella sua contraddittorietà alle eroine pucciniane, alla quale il librettista Luigi Illica dedica frasi del tipo: «si rivolge a Geller torturandolo femminilmente». È suo il pezzo più conosciuto “Ebben? Ne andrò lontana” che il soprano Saioa Hernandez affronta, come del resto tutta l’opera, in modo superbo. Quest’aria, come quella di Walter “Un dì verso il Murzoll” interpretata con slancio ed intensità da Serena Gamberoni, paiono avere le caratteristiche dei Lieder. Altri accenti d’oltralpe echeggiano nella musica del ballo percorsa da triviali motivi mahleriani. Geller il nemico è affrontato da Claudio Sgura con una linea di canto pastosa ma tesa, sofferente, minacciosa che nel corso dell’opera è pronta ad espandersi a dovere; più in difficoltà anche per la parte inclemente essendo tutta spinta verso la zona molto acuta, il tenore Zoran Todorovich. Convincente lo spettacolo per la regia di Nicola Berloffa con le scene di Fabio Cherstich; da apprezzare in particolare quelle parti, soprattutto il terz’atto, in cui l’intento didascalico passa in secondo piano offrendo immagini astratte, algide. Francesco Ivan Ciampa, alla guida dell’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna, esige un’abbondante varietà di suoni in modo da disegnare i chiaroscuri, gli sfumati, dando spessore alla partitura e rendendo giustizia ad un materiale musicale di ottima fattura; il riferimento va anche alle pagine sinfoniche come l’accorato preludio al IV atto, che annuncia l’imminente tragedia. Pieno successo, in un teatro non al completo.

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