Bozzolini e Aterballetto un amore lungo dieci anni
di Giulia Bassi
A luglio scade il mandato per il direttore artistico della compagnia «Ci siamo fatti conoscere e apprezzare, spero che la linea venga mantenuta»
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REGGIO EMILIA. Tra il lavoro di danzatrice e quello di guida di compagnie, pensando a Cristina Bozzolini calza perfettamente dire “una vita per la danza”. Artista pluripremiata, figura di riferimento per la danza contemporanea, il prossimo luglio le scade il mandato di direttore artistico di Aterballetto (sul sito della compagnia c’è un avviso che segnala che c’è tempo fino al 21 marzo per manifestare interesse per l’incarico).
«Sono dieci anni che sono direttore artistico della compagnia – spiega Cristina Bozzolini – venni perché Mauro Bigonzetti aveva deciso di lasciare la direzione. Logico che conoscessi Bigonzetti essendo stata al Balletto di Toscana e avendogli commissionato il primo balletto negli anni 1989 -’90. Da come danzava capii che sarebbe diventato un bravo coreografo. Per questa conoscenza, il presidente Grilli e Ottolini mi chiamarono in affiancamento a Mauro che era coreografo residente»
E in seguito cosa avvenne?
«Nei primi anni c’era meno posto per proporre altri coreografi, anche se c’è stato Eugenio Scigliano con “Casanova” e “Alice” di Francesco Nappa. Il nuovo corso iniziò quando Bigonzetti decise di lasciare la compagnia “portandosi via” le sue coreografie… allora pensai: dopo Bigonzetti la compagnia non doveva peggiorare, ma proseguire nella stessa linea, che era la mia, quella del contemporaneo».
E così sono stati coinvolti dei nuovi coreografi.
«Ho chiamato alcuni tra i coreografi europei più importanti: Kylian, Forsythe, Inger, Foniadakis, Pokorny e prossimamente avremo Shechter e tra gli italiani, Cristina Rizzo, Michele Di Stefano (con lui è stata una bella sfida), quindi Giuseppe Spota e nell’autunno prossimo Cristiana Morganti. E poi ci sono alcuni dei nostri danzatori che si sono cimentati con la coreografia; sia io che Ottolini abbiamo spinto perché ciò accadesse e vorrei citare Philippe Kratz: di lui il 17 aprile debutterà al Ponchielli di Cremona “Fhoenix” che il 7 giugno rivedremo al Piccolo Teatro di Milano insieme a “Narcisus” di Spota ed a un'altra nuova coreografia di Pokorny. Il coinvolgimento di queste personalità è potuto avvenire, naturalmente, col pieno supporto del direttore generale Giovanni Ottolini».
Quali sono stati i risultati?
«Da subito più che positivi; in particolare il riscontro c’è stato all’estero e soprattutto in Germania dove adorano Bigonzetti. Di fatto, abbiamo riconquistato tutto! A parte che, in Italia, non abbiamo mai smesso di lavorare… la Compagnia piace ed è bella…».
Che cos’è per lei la danza contemporanea?
«Sono sempre per dare spazio alla ricerca, privilegiando quelle opere che comunque esprimono emozioni ed energia. La contemporanea è sempre stata la mia passione. Già prima di smettere di danzare nella Compagnia del Maggio Fiorentino avevo fondato il Collettivo Danza Contemporanea di Firenze. Magari un giorno danzavo “Giselle” e alla sera la creazione di un nuovo coreografo; ci veniva a vedere anche il sovrintendente Bogiankino che ci approvava. Ma allora erano altri tempi».
Ora lascia l’incarico perché vai in pensione?
«Assolutamente no! Finché vivo e avrò l’energia e la passione lavorerò. Continuerò a dirigere a Firenze la scuola del balletto di Toscana Junior, un vero centro danza con 150 allievi e spettacoli da curare».
Ci dà qualche numero legato alla sua carriera?
«Dopo aver smesso di danzare, sono stata dieci anni al Collettivo, quindici al Balletto di Toscana, cinque al Balletto di Roma e dieci all’Aterballetto. Alla compagnia lascio 20 nuove coreografie».
Lei che è un personaggio dal forte temperamento, si è scoraggiata qualche volta?
«Subito è stata fonte di preoccupazione il passaggio del dopo Bigonzetti in cui bisognava essere tempestivi come tempi. In ogni caso abbiamo retto fin dall’inizio. Ci sono rimasta male quando non è andata in porto la richiesta fatta ad Inger di avere un balletto a serata. Devo dire che tra gli ultimi e clamorosi successi per la compagnia c’è proprio il suo “Bliss” che ovunque riceve applausi da stadio. A proposito di scoraggiamento, a volte penso ai sacrifici dei danzatori che devono fare i conti con i soldi e poi gli spettacoli fuori che ci fanno tornare tardi alla notte e la crisi economica. Ma poi mi dico: dobbiamo ringraziare che continuiamo a lavorare, sa sono una che vede sempre il bicchiere mezzo pieno».
E tra le soddisfazioni?
«Sono tante. Una al festival di danza di Würzburg l’ho avuta con un’agente cinese con la quale ho pranzato prima dello spettacoloe con lei avevo parlato con lei a lungo in modo entusiasta della Compagnia, ma alla fine mi sono venute delle perplessità: forse ero stata esagerata, chissà cosa penserà, magari che la Bozzolini è una fanatica. So che i cinesi - in fatto di danza - sono rigidi, puntigliosi, ma al termine dello spettacolo l’agente cinese è corsa da me dicendo: Cristina avevi proprio ragione e capisco tutto il tuo entusiasmo… la Compagnia è splendida!».
Che cosa le sta più a cuore?
Ci terrei che il lavoro di questi dieci anni proseguisse. Ci siamo fatti conoscere e apprezzare, la nostra linea è bella e vorrei che venisse mantenuta. Ma il nuovo direttore artistico, in carica da settembre, è giusto che dia la sua impronta».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Sono dieci anni che sono direttore artistico della compagnia – spiega Cristina Bozzolini – venni perché Mauro Bigonzetti aveva deciso di lasciare la direzione. Logico che conoscessi Bigonzetti essendo stata al Balletto di Toscana e avendogli commissionato il primo balletto negli anni 1989 -’90. Da come danzava capii che sarebbe diventato un bravo coreografo. Per questa conoscenza, il presidente Grilli e Ottolini mi chiamarono in affiancamento a Mauro che era coreografo residente»
E in seguito cosa avvenne?
«Nei primi anni c’era meno posto per proporre altri coreografi, anche se c’è stato Eugenio Scigliano con “Casanova” e “Alice” di Francesco Nappa. Il nuovo corso iniziò quando Bigonzetti decise di lasciare la compagnia “portandosi via” le sue coreografie… allora pensai: dopo Bigonzetti la compagnia non doveva peggiorare, ma proseguire nella stessa linea, che era la mia, quella del contemporaneo».
E così sono stati coinvolti dei nuovi coreografi.
«Ho chiamato alcuni tra i coreografi europei più importanti: Kylian, Forsythe, Inger, Foniadakis, Pokorny e prossimamente avremo Shechter e tra gli italiani, Cristina Rizzo, Michele Di Stefano (con lui è stata una bella sfida), quindi Giuseppe Spota e nell’autunno prossimo Cristiana Morganti. E poi ci sono alcuni dei nostri danzatori che si sono cimentati con la coreografia; sia io che Ottolini abbiamo spinto perché ciò accadesse e vorrei citare Philippe Kratz: di lui il 17 aprile debutterà al Ponchielli di Cremona “Fhoenix” che il 7 giugno rivedremo al Piccolo Teatro di Milano insieme a “Narcisus” di Spota ed a un'altra nuova coreografia di Pokorny. Il coinvolgimento di queste personalità è potuto avvenire, naturalmente, col pieno supporto del direttore generale Giovanni Ottolini».
Quali sono stati i risultati?
«Da subito più che positivi; in particolare il riscontro c’è stato all’estero e soprattutto in Germania dove adorano Bigonzetti. Di fatto, abbiamo riconquistato tutto! A parte che, in Italia, non abbiamo mai smesso di lavorare… la Compagnia piace ed è bella…».
Che cos’è per lei la danza contemporanea?
«Sono sempre per dare spazio alla ricerca, privilegiando quelle opere che comunque esprimono emozioni ed energia. La contemporanea è sempre stata la mia passione. Già prima di smettere di danzare nella Compagnia del Maggio Fiorentino avevo fondato il Collettivo Danza Contemporanea di Firenze. Magari un giorno danzavo “Giselle” e alla sera la creazione di un nuovo coreografo; ci veniva a vedere anche il sovrintendente Bogiankino che ci approvava. Ma allora erano altri tempi».
Ora lascia l’incarico perché vai in pensione?
«Assolutamente no! Finché vivo e avrò l’energia e la passione lavorerò. Continuerò a dirigere a Firenze la scuola del balletto di Toscana Junior, un vero centro danza con 150 allievi e spettacoli da curare».
Ci dà qualche numero legato alla sua carriera?
«Dopo aver smesso di danzare, sono stata dieci anni al Collettivo, quindici al Balletto di Toscana, cinque al Balletto di Roma e dieci all’Aterballetto. Alla compagnia lascio 20 nuove coreografie».
Lei che è un personaggio dal forte temperamento, si è scoraggiata qualche volta?
«Subito è stata fonte di preoccupazione il passaggio del dopo Bigonzetti in cui bisognava essere tempestivi come tempi. In ogni caso abbiamo retto fin dall’inizio. Ci sono rimasta male quando non è andata in porto la richiesta fatta ad Inger di avere un balletto a serata. Devo dire che tra gli ultimi e clamorosi successi per la compagnia c’è proprio il suo “Bliss” che ovunque riceve applausi da stadio. A proposito di scoraggiamento, a volte penso ai sacrifici dei danzatori che devono fare i conti con i soldi e poi gli spettacoli fuori che ci fanno tornare tardi alla notte e la crisi economica. Ma poi mi dico: dobbiamo ringraziare che continuiamo a lavorare, sa sono una che vede sempre il bicchiere mezzo pieno».
E tra le soddisfazioni?
«Sono tante. Una al festival di danza di Würzburg l’ho avuta con un’agente cinese con la quale ho pranzato prima dello spettacoloe con lei avevo parlato con lei a lungo in modo entusiasta della Compagnia, ma alla fine mi sono venute delle perplessità: forse ero stata esagerata, chissà cosa penserà, magari che la Bozzolini è una fanatica. So che i cinesi - in fatto di danza - sono rigidi, puntigliosi, ma al termine dello spettacolo l’agente cinese è corsa da me dicendo: Cristina avevi proprio ragione e capisco tutto il tuo entusiasmo… la Compagnia è splendida!».
Che cosa le sta più a cuore?
Ci terrei che il lavoro di questi dieci anni proseguisse. Ci siamo fatti conoscere e apprezzare, la nostra linea è bella e vorrei che venisse mantenuta. Ma il nuovo direttore artistico, in carica da settembre, è giusto che dia la sua impronta».
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