I negozi di dischi e libri al tempo di Amazon
di Jacopo Della Porta
REGGIO EMILIA. L’avanzata della web economy sconvolge le regole di ogni settore economico. Su internet si compra qualsiasi cosa, dai viaggi ai servizi bancari, dai vestiti ai libri. Tutto il mondo...
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REGGIO EMILIA. L’avanzata della web economy sconvolge le regole di ogni settore economico. Su internet si compra qualsiasi cosa, dai viaggi ai servizi bancari, dai vestiti ai libri.
Tutto il mondo del commercio deve fare i conti con i negozi online, in particolare Amazon, il più grande venditore internazionale di merci, che fagocita i negozi e li sostituisce con i suoi grandi magazzini. A questo bisogna aggiungere la rivoluzione digitale che sta smaterializzando i beni di consumo e cambia la modalità di fruizione di tanti prodotti, ad esempio la musica che si ascolta sempre più in streaming o si scarica in formato mp3
In questa grande trasformazione, dall’esito ancora incerto, i negozi tradizionali cercano nuove strade per portare avanti i loro affari.
«Il lettore di libri per fortuna riconosce ancora il valore aggiunto della libreria fisica rispetto ai cataloghi online. Inoltre il libro di carta resiste a quello di digitale, l’ebook, che per il momento si è dimostrato una bolla che si è sgonfiata». A parlare è Giulio Saltarelli, uno degli 11 dipendenti della storica libreria All’Arco di via Emilia Santo Stefano. Le librerie in questi anni hanno subito gli effetti della crisi economica e come tanti altri settori merceologici anche la concorrenza sempre più forte del web.
Nel 2016, dicono i dati dell’Associazione italiana editori, il mercato dei libri ha dato segnali di ripresa. «La crisi e la concorrenza di internet sono state sentite da tutti, ma l’Arco è una libreria che sta bene e ha la sua clientela affezionata perché offre qualcosa di diverso».
Due anni fa la libreria lanciò l’iniziativa “Altro che Amazon”, con la quale richiamava l’attenzione sul perché i negozi tradizionali hanno ancora senso. «C’è prima di tutto un aspetto relazionale nel fare acquisti da noi, come il sorriso e il saluto quando si varca la porta. C’è poi la competenza degli addetti, ai quali si può chiedere consiglio per i titoli. Ci sono gli incontri con gli autori, i laboratori per i bambini e tante altre iniziative. Tutte cose che sul web non ci sono».
Per l’Arco trasmettere il suo valore aggiunto è relativamente più facile di altri punti vendita perché si trova in centro storico, in un ambiente esteticamente molto bello, che rende l’acquisto un’esperienza gratificante. «I lettori riconoscono ancora il valore di poter toccare con mano il libro. Ovviamente non possiamo competere con il magazzino di Amazon e nemmeno con la sua politica di prezzi, ma non è questo il nostro obiettivo. Solo in una libreria fisica, ad esempio, si può passare da uno scaffale all’altro, avendo sott’occhio così tanti titoli contemporaneamente».
Tra i consumatori inizia a diffondersi anche una consapevolezza nuova sugli effetti collaterali dell’economia digitale. La scomparsa dei negozi fisici impoverisce il tessuto urbano ed estrae ricchezza dalle economie locali per trasferirle ad azionisti che vivono altrove.
Se le librerie, pur tra le mille difficoltà, non sembrano sull’orlo di un’estinzione di massa, sicuramente i negozi di dischi hanno subito pesanti ripercussioni dai cambiamenti in atto. Eppure anche qui ci sono segnali che fino a pochi anni fa sembravano impensabili, come il ritorno del vinile. Ne abbiamo parlato con Marco Casarini, che nel 2011 ha riaperto lo storico Tosi Dischi, in un’altra sede, sempre in via Emilia San Pietro, insieme al musicista, ex Offlaga, Daniele Carretti.
«Negli ultimi anni c’è stato un ritorno del vinile, che era stato quasi del tutto abbandonato con l’avvento del cd - spiega Casarini -. Adesso le case discografiche stanno ristampando tutto il catalogo e anche le novità escono in questo formato. I clienti non sono solo collezionisti e nostalgici ma anche giovani. Il vinile ha riportato in negozio una fascia di giovani, dai 16 ai 25 anni, che prima non vedevamo: sembra strano ma è così».
Il digitale ha cambiato radicalmente la fruizione della musica, che oggi avviene in modo molto più frammentata: il disco prevedeva un ascolto di più canzoni ed era un oggetto da collezionare e che di fatto diventava una parte dell’arredamento delle case.
I negozi reggiani che sono sopravvissuti a questi mutamente hanno spesso dovuto adottare strategie per ridurre i costi, trasferendosi in locali più piccoli. «I negozi tendono a specializzarsi, oppure, come noi, puntano anche su gadget, eventi live, merchandising...La speranza del settore è il cd tenga ancora botta per un po’: nel frattempo il ritorno del vinile ci sta dando una mano».
Tutto il mondo del commercio deve fare i conti con i negozi online, in particolare Amazon, il più grande venditore internazionale di merci, che fagocita i negozi e li sostituisce con i suoi grandi magazzini. A questo bisogna aggiungere la rivoluzione digitale che sta smaterializzando i beni di consumo e cambia la modalità di fruizione di tanti prodotti, ad esempio la musica che si ascolta sempre più in streaming o si scarica in formato mp3
In questa grande trasformazione, dall’esito ancora incerto, i negozi tradizionali cercano nuove strade per portare avanti i loro affari.
«Il lettore di libri per fortuna riconosce ancora il valore aggiunto della libreria fisica rispetto ai cataloghi online. Inoltre il libro di carta resiste a quello di digitale, l’ebook, che per il momento si è dimostrato una bolla che si è sgonfiata». A parlare è Giulio Saltarelli, uno degli 11 dipendenti della storica libreria All’Arco di via Emilia Santo Stefano. Le librerie in questi anni hanno subito gli effetti della crisi economica e come tanti altri settori merceologici anche la concorrenza sempre più forte del web.
Nel 2016, dicono i dati dell’Associazione italiana editori, il mercato dei libri ha dato segnali di ripresa. «La crisi e la concorrenza di internet sono state sentite da tutti, ma l’Arco è una libreria che sta bene e ha la sua clientela affezionata perché offre qualcosa di diverso».
Due anni fa la libreria lanciò l’iniziativa “Altro che Amazon”, con la quale richiamava l’attenzione sul perché i negozi tradizionali hanno ancora senso. «C’è prima di tutto un aspetto relazionale nel fare acquisti da noi, come il sorriso e il saluto quando si varca la porta. C’è poi la competenza degli addetti, ai quali si può chiedere consiglio per i titoli. Ci sono gli incontri con gli autori, i laboratori per i bambini e tante altre iniziative. Tutte cose che sul web non ci sono».
Per l’Arco trasmettere il suo valore aggiunto è relativamente più facile di altri punti vendita perché si trova in centro storico, in un ambiente esteticamente molto bello, che rende l’acquisto un’esperienza gratificante. «I lettori riconoscono ancora il valore di poter toccare con mano il libro. Ovviamente non possiamo competere con il magazzino di Amazon e nemmeno con la sua politica di prezzi, ma non è questo il nostro obiettivo. Solo in una libreria fisica, ad esempio, si può passare da uno scaffale all’altro, avendo sott’occhio così tanti titoli contemporaneamente».
Tra i consumatori inizia a diffondersi anche una consapevolezza nuova sugli effetti collaterali dell’economia digitale. La scomparsa dei negozi fisici impoverisce il tessuto urbano ed estrae ricchezza dalle economie locali per trasferirle ad azionisti che vivono altrove.
Se le librerie, pur tra le mille difficoltà, non sembrano sull’orlo di un’estinzione di massa, sicuramente i negozi di dischi hanno subito pesanti ripercussioni dai cambiamenti in atto. Eppure anche qui ci sono segnali che fino a pochi anni fa sembravano impensabili, come il ritorno del vinile. Ne abbiamo parlato con Marco Casarini, che nel 2011 ha riaperto lo storico Tosi Dischi, in un’altra sede, sempre in via Emilia San Pietro, insieme al musicista, ex Offlaga, Daniele Carretti.
«Negli ultimi anni c’è stato un ritorno del vinile, che era stato quasi del tutto abbandonato con l’avvento del cd - spiega Casarini -. Adesso le case discografiche stanno ristampando tutto il catalogo e anche le novità escono in questo formato. I clienti non sono solo collezionisti e nostalgici ma anche giovani. Il vinile ha riportato in negozio una fascia di giovani, dai 16 ai 25 anni, che prima non vedevamo: sembra strano ma è così».
Il digitale ha cambiato radicalmente la fruizione della musica, che oggi avviene in modo molto più frammentata: il disco prevedeva un ascolto di più canzoni ed era un oggetto da collezionare e che di fatto diventava una parte dell’arredamento delle case.
I negozi reggiani che sono sopravvissuti a questi mutamente hanno spesso dovuto adottare strategie per ridurre i costi, trasferendosi in locali più piccoli. «I negozi tendono a specializzarsi, oppure, come noi, puntano anche su gadget, eventi live, merchandising...La speranza del settore è il cd tenga ancora botta per un po’: nel frattempo il ritorno del vinile ci sta dando una mano».
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