l’iniziativa
Arte a sostegno della sanità pubblica
Montorsi: «Dono le mie opere agli ospedali per sdebitarmi e aiutarli»
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REGGIO EMILIA. «Quando avevo 11 anni, sono stato ricoverano per 15 mesi in sanatorio e grazie alle cure che ho ricevuto sono guarito completamente».
Un’esperienza, quella vissuta nell’infanzia da Giordano Montorsi, figlio di un operaio, che l’ha segnato nel profondo e da cui è nata la sua decisione di donare alcune sue opere agli ospedali pubblici. A partire da quelli reggiani.
L’ultima delle sue opere (una tela di 4 x1.5 metri) è stata donata al Core. Le altre (tutte tele di 3 metri x 1.50) sono presenti negli ospedali di Scandiano, Castelnuovo Monti, Montecchio, Guastalla, Correggio.
Giordano Montorsi definisce queste opere regalate agli ospedali pubblici «una donazione e un atto in difesa della sanità pubblica, che ritengo sia sotto attacco». Suoi quadri sono presenti anche nell’ospedale di Sasso Corvaro, in quello pubblico di Forlì e in quello di Sorrento, grazie al rapporto di stima con alcuni medici che operano in quelle realtà.
La prossima opera – già ultimata – sarà donata all’ospedale di Rapallo (Genova).
Una scelta voluta non solo per ripagare la sanità pubblica per quello che ha fatto per lui, ma come atto di denuncia in difesa dei medici: «I dottori – spiega l’artista – sono impegnati nella sanità pubblica che, però, sta subendo subdoli attacchi lanciati con il solo obiettivo di demolirla», spiega. Per questo, aggiunge pragmaticamente, «le opere donate possono anche essere vendute per far funzionare gli ospedali». Ma Montorsi, che ha uno stretto rapporto con la sua terra d’origine, una sua opera l’ha voluta donare anche al Comune di Reggio. “Ianna Coeli (la porta del cielo)” è il titolo della scultura di forte impatto (pensata nel 1992 e realizzata dal 1998), che da 19 anni accoglie chi entra dalla Gabella per percorrere via Roma. Un’opera che, forse, adesso avrebbe bisogno di un intervento di manutenzione per evitare che vada irrimediabilmente perduta. (r.f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Un’esperienza, quella vissuta nell’infanzia da Giordano Montorsi, figlio di un operaio, che l’ha segnato nel profondo e da cui è nata la sua decisione di donare alcune sue opere agli ospedali pubblici. A partire da quelli reggiani.
L’ultima delle sue opere (una tela di 4 x1.5 metri) è stata donata al Core. Le altre (tutte tele di 3 metri x 1.50) sono presenti negli ospedali di Scandiano, Castelnuovo Monti, Montecchio, Guastalla, Correggio.
Giordano Montorsi definisce queste opere regalate agli ospedali pubblici «una donazione e un atto in difesa della sanità pubblica, che ritengo sia sotto attacco». Suoi quadri sono presenti anche nell’ospedale di Sasso Corvaro, in quello pubblico di Forlì e in quello di Sorrento, grazie al rapporto di stima con alcuni medici che operano in quelle realtà.
La prossima opera – già ultimata – sarà donata all’ospedale di Rapallo (Genova).
Una scelta voluta non solo per ripagare la sanità pubblica per quello che ha fatto per lui, ma come atto di denuncia in difesa dei medici: «I dottori – spiega l’artista – sono impegnati nella sanità pubblica che, però, sta subendo subdoli attacchi lanciati con il solo obiettivo di demolirla», spiega. Per questo, aggiunge pragmaticamente, «le opere donate possono anche essere vendute per far funzionare gli ospedali». Ma Montorsi, che ha uno stretto rapporto con la sua terra d’origine, una sua opera l’ha voluta donare anche al Comune di Reggio. “Ianna Coeli (la porta del cielo)” è il titolo della scultura di forte impatto (pensata nel 1992 e realizzata dal 1998), che da 19 anni accoglie chi entra dalla Gabella per percorrere via Roma. Un’opera che, forse, adesso avrebbe bisogno di un intervento di manutenzione per evitare che vada irrimediabilmente perduta. (r.f.)
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