Gazzetta di Reggio

Arte e letteratura in scena all’Orologio 

Arte e letteratura in scena all’Orologio 

Domani sera Noveteatro porta sul palco di via Massenet “Dodici volte Silvia”

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REGGIO EMILIA. Arte e letteratura condividono la stessa finalità, ovvero la libera espressione di un artista, sia essa quella di uno scrittore o di un pittore. E se da un lato le emozioni vengono evocate dalle parole, dall’altro il mezzo per fare ciò è il pennello.
Queste due discipline artistiche si incontrano a metà strada, e si esaltano grazie al teatro nel testo “The Sylvia” di Philip St.John, per la prima volta tradotto in Italia da Carolina Migli Bateson con il titolo “Dodici volte Silvia” e messo in scena, nell’ambito della rassegna “365 giorni donna 2017” – promossa dal Comune di Reggio Emilia – dalla compagnia NoveTeatro.
L’appuntamento è per domani sera alle ore 21 al Teatro Piccolo Orologio, in via Massenet a Reggio, per la regia di Domenico Ammendola, con Eva Martucci, Carolina Migli Bateson, Fabrizio Croci e Mariano Arenella.
La pièce racconta la storia di un pittore, Barry, e della sua musa, Silvia. Barry, dopo un grande successo iniziale avuto grazie a dodici quadri che ritraevano Silvia in vari aspetti, sposa Silvia e i due si ritirano in campagna. Dopo poco marito e moglie si trovano ad affrontare alcune difficoltà economiche dovute dal calo di popolarità di lui, e cadono in un vortice che porta al logoramento della coppia.
Il punto è che Silvia viene strumentalizzata più o meno consapevolmente da tutti gli altri personaggi in maniera ma in modo spietato. «Il rimando ad Allen Jones, scultore e artista pop britannico che fece scandalo negli anni Settanta con la sua donna fatta a tavolino, è stato immediato – spiega il regista Domenico Ammendola –. Allen ha fondato la sua poetica sull’oggettificazione della donna ed è stato un precursore perché, attraverso la sua arte, negli anni Sessanta individuò questo come un problema della società e di civiltà. L’immagine che Allen dà della donna, di conseguenza, mi sembrava assolutamente in linea con il personaggio di Barry e con la sua arte. Il fatto è che lo stesso Barry fomenta la strumentalizzazione della donna, pur dichiarandosi contrario». (g.b.)

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