Gazzetta di Reggio

LIBERAMENTE MONTORSI 

di ROBERTO FONTANILI
LIBERAMENTE MONTORSI 

L’ARTISTA SI RACCONTA IN UN LIBRO E RIPENSA AD “ART POINT 18”

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Per parlare di Giordano Montorsi la cosa più difficile è decidere da dove partire. Dalle tante sue opere realizzate in oltre quarant’anni e nelle forme più disparate – attraversando pittura, scultura e installazioni artistiche – o dalla sua poliedricità, seguendo il filo del suo percorso nel mondo culturale reggiano iniziato a soli 18 anni, nel 1970, con la prima collettiva assieme a Squarza, Cavicchioni, Leonardi, Ettorre, Olivi.
O ancora da “Art Point 18”, l’esperienza durata quattro anni e compiuta a braccetto con la moglie Sandra Moss, anch’essa pittrice. Oppure si potrebbe partire dal presente, ripercorrendo a ritroso la sua “disseminazione artistica” e sottolineando la sua capacità di anticipare quello che verrà con quadri e installazioni che hanno tutte uno stretto legame con l’attualità e sono caratterizzate dall’impegno sociale e civile. Proprio ieri Montorsi era all’Accademia di Belle Arti di Brera (dove è docente in Tecniche e tecnologie delle arti visive) per presentare il suo libro “La mutevole precisione della Forma – La La Land: storia di un’opera”. Un libro nel quale fissa alcuni punti fermi del suo essere artista e delinea una nuova ripartenza, al termine del suo lavoro di insegnante che si concluderà in ottobre.
La La Land (letteralmente “Ho la testa tra le nuvole”) è il titolo scelto su suggerimento della moglie – nel 2014, ben prima dell’uscita del pluripremiato film – di un libro che è un po’ la summa del suo percorso artistico. Di certo la storia artistica di Giordano Montorsi è fortemente segnata da un approccio “partigiano” e dal suo forte impegno sociale, che l’ha visto sempre molto critico rispetto a quella che definisce la finanziarizzazione dell’arte. «C’è l’arte e c’è il mercato. Sono scelte», dice per spiegare la sua concezione della libertà dell’artista svincolato da ogni costrizione.
Per questo aggiunge: «Alcuni artisti sono considerati liberi schiavi, perché è il gallerista che decide, e ci sono quelli che per abitudine e comodità restano fermi, ripetendosi all’infinito. Io faccio un lavoro vario e complesso. Rifuggo dallo stilema e dal ripetere la stessa cosa. Sarà perché per carattere mi annoio». Quando si è sentito libero è stato dal 2012 al 2016 con Art Point 18. «Un piccolo spazio – spiega – dove io e mia moglie (Sandra Moss, nata in Ohio e trasferitasi a Reggio dopo essersi innamorata della nostra terra, ndr)abbiamo fatto le cose nella più totale libertà. Abbiamo fatto quello che un gallerista non ti consente di fare e attorno a quel piccolo luogo, quell’avamposto di avanguardia, sono riuscito a coinvolgere letterati artisti, filosofi, al di là di ogni legame di mercato».
Il motto di Artpoint 18 era – ed è ancora, perché quell’esperienza Montorsi intende continuarla – “liberamente liberi”. Sarà un’ennesima ripartenza per Montorsi, una di quelle sfide che gli piacciono, proprio perché affrancato dal mercato (che tuttavia, va detto, non ha disdegnato l’artista e anzi ha apprezzato molte delle sue opere).
Ma lo spirito di Montorsi è quello sintetizzato nella dichiarazione di principio di Artpoint 18: «L’artista rappresenta lo spirito libero che alberga in lui quando non si fa condizionare dalla necessità: da ciò scaturisce la sua vis creativa». Come La La Land, un ciclo di lavori che vede insieme nell’installazione pittura e scultura realizzata quasi in toto da Montorsi, utilizzando solo materiali di uso quotidiano.
L’ultima sua mostra in città, assieme alla moglie Sandra, è stata “Contrapposizioni” in via Mari nel gennaio scorso, ma Artpoint 18 gli manca quasi come gli mancasse l’aria che respira a Macigno.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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