Tradizioni di famiglia con Lombardi e Aggioli
di Andrea Vaccari
“Sono tutti mio cugino” debutterà sabato a Casalgrande
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CASALGRANDE. L’unico telefono del paese, in una casa dove non mancavano mai due fette di salame e un bicchiere di lambrusco per i passanti. Una casa con dodici figli, una casa di lavoratori, una casa che era una famiglia, in un paese che era una famiglia. Ora qualcosa si è perso ma ciò che rimane è la festa del paese di tutti, dove il paese, la casa, i dodici figli e i loro figli lavorano insieme per costruire il passato.
Sono questi i presupposti sui quali si basa “Sono tutti mio cugino”, il nuovo spettacolo della stagione teatrale di Quinta Parete, in scena al teatro De André. Lo spettacolo – che debutterà sabato 25 marzo alle 21 – vedrà insieme, per la prima volta, il direttore di Quinta Parete, Enrico Lombardi, e il regista romano Dario Aggioli di Teatro Forsennato, in un storia che appartiene al nostro Appennino ma che riguarda tutti noi. La pièce è il frutto della collaborazione, della stima reciproca e dell’amicizia che lega i due artisti da diversi anni e che parte da Corneto (frazione di Toano) paese d’origine di Lombardi.
L’idea nasce dalla Festa dell’agricoltura di Corneto che raccoglie un pubblico enorme, e tra gli organizzatori moltissimi componenti della famiglie che nel tempo hanno lasciato il paese. Tutti tornano nella frazione per dare gratuitamente una mano e guardandosi intorno ci si accorge di essere tutti parenti.
«La mia famiglia – spiega Lombardi – è una di quelle storiche di Corneto, e anche molto numerosa: mio padre ha ben 11 fratelli, e per questo mi sono ritrovato con 30 cugini di primo grado. Da piccolo frequentavo la festa, e ovunque mi girassi, in qualsiasi stand, c’era almeno un mio cugino (da qui il titolo dello spettacolo, ndr). Ho raccontato questa storia a Dario, che ne è rimasto molto colpito. L’idea di collaborare con lui mi è venuta vista la necessità di avere un occhio esterno e imparziale: temevo che il racconto fosse troppo locale, invece grazie al suo fondamentale contributo assume contorni di universalità». «La cosa che più mi ha toccato – aggiunge Dario Aggioli, autore e regista di Teatro Forsennato – è che nella casa della famiglia protagonista del racconto c’era l’unico telefono del paese, dove la gente riceveva e faceva telefonate. È la dimostrazione che non c’è bisogno di centinaia di telefoni per restare in contatto: a quel tempo c’era una maggiore condivisione della vita, e mi viene da dire che quando c’erano le porte aperte ci si conosceva di più. Ecco, questo senso di condivisione è una delle cose che abbiamo perso e che dovremmo recuperare. Proviamo a lanciare questo messaggio con un approccio al teatro che riteniamo dinamico, originale ed efficace, e che vede lo spettacolo cambiare ogni volta». Sul palco sarà presente una cabina telefonica funzionante, dove gli spettatori potranno farsi chiamare; e, come nella famiglia protagonista dello spettacolo, che rispondeva alle chiamate di tutto il paese e andava a cercare il compaesano, l’attore risponderà al telefono e accoglierà sul palco lo spettatore interessato, interrompendo e allo stesso tempo diventando parte dello spettacolo. Un teatro di “antinarrazione” con toni comico-poetici che vedrà salire sul palco, eccezionalmente, anche Silvia Razzoli (attrice dialettale e dirigente scolastica) nei panni della Cesira. Lo spettacolo è in anteprima assoluta, nelle prossime settimane, verrà replicato anche a Roma.
La biglietteria del teatro De André è aperta il martedì e il giovedì (15.30-19.30) e mercoledì, venerdì e sabato (9-13). Per informazioni telefonare allo 0522-1880040, al 334.2555352, oppure info@teatrodeandre.it.
Sono questi i presupposti sui quali si basa “Sono tutti mio cugino”, il nuovo spettacolo della stagione teatrale di Quinta Parete, in scena al teatro De André. Lo spettacolo – che debutterà sabato 25 marzo alle 21 – vedrà insieme, per la prima volta, il direttore di Quinta Parete, Enrico Lombardi, e il regista romano Dario Aggioli di Teatro Forsennato, in un storia che appartiene al nostro Appennino ma che riguarda tutti noi. La pièce è il frutto della collaborazione, della stima reciproca e dell’amicizia che lega i due artisti da diversi anni e che parte da Corneto (frazione di Toano) paese d’origine di Lombardi.
L’idea nasce dalla Festa dell’agricoltura di Corneto che raccoglie un pubblico enorme, e tra gli organizzatori moltissimi componenti della famiglie che nel tempo hanno lasciato il paese. Tutti tornano nella frazione per dare gratuitamente una mano e guardandosi intorno ci si accorge di essere tutti parenti.
«La mia famiglia – spiega Lombardi – è una di quelle storiche di Corneto, e anche molto numerosa: mio padre ha ben 11 fratelli, e per questo mi sono ritrovato con 30 cugini di primo grado. Da piccolo frequentavo la festa, e ovunque mi girassi, in qualsiasi stand, c’era almeno un mio cugino (da qui il titolo dello spettacolo, ndr). Ho raccontato questa storia a Dario, che ne è rimasto molto colpito. L’idea di collaborare con lui mi è venuta vista la necessità di avere un occhio esterno e imparziale: temevo che il racconto fosse troppo locale, invece grazie al suo fondamentale contributo assume contorni di universalità». «La cosa che più mi ha toccato – aggiunge Dario Aggioli, autore e regista di Teatro Forsennato – è che nella casa della famiglia protagonista del racconto c’era l’unico telefono del paese, dove la gente riceveva e faceva telefonate. È la dimostrazione che non c’è bisogno di centinaia di telefoni per restare in contatto: a quel tempo c’era una maggiore condivisione della vita, e mi viene da dire che quando c’erano le porte aperte ci si conosceva di più. Ecco, questo senso di condivisione è una delle cose che abbiamo perso e che dovremmo recuperare. Proviamo a lanciare questo messaggio con un approccio al teatro che riteniamo dinamico, originale ed efficace, e che vede lo spettacolo cambiare ogni volta». Sul palco sarà presente una cabina telefonica funzionante, dove gli spettatori potranno farsi chiamare; e, come nella famiglia protagonista dello spettacolo, che rispondeva alle chiamate di tutto il paese e andava a cercare il compaesano, l’attore risponderà al telefono e accoglierà sul palco lo spettatore interessato, interrompendo e allo stesso tempo diventando parte dello spettacolo. Un teatro di “antinarrazione” con toni comico-poetici che vedrà salire sul palco, eccezionalmente, anche Silvia Razzoli (attrice dialettale e dirigente scolastica) nei panni della Cesira. Lo spettacolo è in anteprima assoluta, nelle prossime settimane, verrà replicato anche a Roma.
La biglietteria del teatro De André è aperta il martedì e il giovedì (15.30-19.30) e mercoledì, venerdì e sabato (9-13). Per informazioni telefonare allo 0522-1880040, al 334.2555352, oppure info@teatrodeandre.it.
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