aveva 80 anni
È mortaTrisha Brown, regina della danza
I Teatri di Reggio ricordano l’étoile che ha ridefinito lo spazio con le sue coreografie
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REGGIO EMILIA. Trisha Brown, pioniera della post modern dance, è morta sabato in Texas.
Lo ha annunciato nel tardo pomeriggio di ieri la compagnia che porta il suo nome. «È con profonda tristezza che annunciamo che l’artista Trisha Brown, nata nel 1936, è deceduta il 18 marzo a San Antonio, in Texas, al termine di una lunga malattia».
Ma non è solo il Texas a piangerla. Trisha Brown e le sue coreografie, infatti, sono una costante della danza a Reggio Emilia. «Una meteora – ricordano dalla Fondazione I Teatri di Reggio Emilia – che volava alta quanto i suoi compagni di viaggio: da Merce Cunningham a John Cage; da Robert Whitman a Robert Rauschenberg, solo per fare degli esempi. Esempi e nomi di quando la parola “sperimentazione” era un reato». Nell’ottobre del 2009, I Teatri e la Collezione Maramotti avevano organizzato con lei e la sua compagnia un progetto dedicato alla sua danza, sviluppato fra i capolavori di arte contemporanea contenuti nello spazio espositivo in via Fratelli Cervi.
«In quella occasione – ricordano ancora dalla Fondazione I Teatri – vi fu un incontro condotto molto bene da Rossella Mazzaglia e Adriana Polveroni. Trisha Brown spiccava nella sua fragile eleganza, nella sua ferrea volontà di differenza storica, senza egocentrismi o benché minimo divismo. Era una grande étoile che ha fatto scoprire al mondo come e quanto si può fare nello spazio. Come una stella, per l’appunto». La danza sviluppata da Trisha Brown era un movimento leggero e concettuale allo stesso tempo, raffinato ed estremamente comunicativo, disarmante nella sua semplicità, che aveva come protagonista assoluto il corpo in movimento e gli infiniti stati della materia. Lo scorso 12 marzo, nella stagione di danza della Fondazione I Teatri, il Valli aveva ospitato Opal Loop/Cloud installation #72503, coreografia di Trisha Brown proposta dal Centre Chorégraphique National Ballet de Lorraine.
Lo ha annunciato nel tardo pomeriggio di ieri la compagnia che porta il suo nome. «È con profonda tristezza che annunciamo che l’artista Trisha Brown, nata nel 1936, è deceduta il 18 marzo a San Antonio, in Texas, al termine di una lunga malattia».
Ma non è solo il Texas a piangerla. Trisha Brown e le sue coreografie, infatti, sono una costante della danza a Reggio Emilia. «Una meteora – ricordano dalla Fondazione I Teatri di Reggio Emilia – che volava alta quanto i suoi compagni di viaggio: da Merce Cunningham a John Cage; da Robert Whitman a Robert Rauschenberg, solo per fare degli esempi. Esempi e nomi di quando la parola “sperimentazione” era un reato». Nell’ottobre del 2009, I Teatri e la Collezione Maramotti avevano organizzato con lei e la sua compagnia un progetto dedicato alla sua danza, sviluppato fra i capolavori di arte contemporanea contenuti nello spazio espositivo in via Fratelli Cervi.
«In quella occasione – ricordano ancora dalla Fondazione I Teatri – vi fu un incontro condotto molto bene da Rossella Mazzaglia e Adriana Polveroni. Trisha Brown spiccava nella sua fragile eleganza, nella sua ferrea volontà di differenza storica, senza egocentrismi o benché minimo divismo. Era una grande étoile che ha fatto scoprire al mondo come e quanto si può fare nello spazio. Come una stella, per l’appunto». La danza sviluppata da Trisha Brown era un movimento leggero e concettuale allo stesso tempo, raffinato ed estremamente comunicativo, disarmante nella sua semplicità, che aveva come protagonista assoluto il corpo in movimento e gli infiniti stati della materia. Lo scorso 12 marzo, nella stagione di danza della Fondazione I Teatri, il Valli aveva ospitato Opal Loop/Cloud installation #72503, coreografia di Trisha Brown proposta dal Centre Chorégraphique National Ballet de Lorraine.
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