Gazzetta di Reggio

Quando anche Reggio Emilia era protagonista a Carosello 

di ANDREA MASTRANGELO
Quando anche Reggio Emilia era protagonista a Carosello 

Foà, Mulè, i cartoni animati: l’epopea televisiva del Parmigiano Reggiano

4 MINUTI DI LETTURA





Una automobile di vecchio stile, quelle pesanti tutte costruite in ferro, passa lungo un ponticello. La giornata è invernale, c’è la nebbia. Alla guida un uomo giovane e elegante, alla sua destra una ragazza, bella e anche lei elegante. La telecamera fa uno zoom a inquadrare un cartello un po’ arrugginito che dice “Torrente Rodano”. Il tutto in un bellissimo bianco e nero. È uno dei primi spot pubblicitari realizzati da un’azienda reggiana – il Consorzio del Parmigiano Reggiano – per andare a conquistarsi uno spazio nella trasmissione televisiva più importante di quegli anni: Carosello. Importante al punto da segnare il costume delle famiglie italiane, nelle quali la frase “Bambini, a letto dopo Carosello” diventava colonna sonora delle serate in casa.
L’Anniversario. Carosello ha da poco compiuto 60 anni e viene da sorridere nel riguardare la gran parte delle pubblicità proposte in quell’epoca, in cui il prodotto reclamizzato doveva saltare fuori solo negli ultimi 30 secondi dopo un breve film, un intrattenimento che facesse da traino, come si dice oggi, al messaggio finale. Sorrisi a parte, Carosello ha rappresentato una enorme fonte di sviluppo per l’industria cinematografica italiana, compresa quella d’animazione, al punto che quasi tutti i maggiori registi hanno firmato spot che in quegli anni prendevano appunto il nome di “Caroselli”.
Il ponticello sul Rodano superato dalla vecchia auto nella nebbia è ben riconoscibile dai reggiani che amano la campagna: è il ponte sul fondo del campovolo, quello che sbuca davanti al caseificio di Villa Curta. Scenario più appropriato per fare pubblicità al Parmigiano Reggiano non poteva esserci, anche se nel proseguimento dello spot – diretto da Moraldo Rossi e mandato in onda nel Carosello del 1971 – la latteria sociale non viene inquadrata. La scena si sposta di un paio di chilometri in linea d’aria e la giovane coppia – evidentemente persa nella nebbia – capita in un vialone alberato dove incontra uno strano personaggio con tabarro nero che guida i due alla scoperta di un luogo affascinante: la casa di Ludovico Ariosto, il Mauriziano.
Un grande. La strana guida turistica è dei più grandi attori italiani del Novecento, Arnoldo Foà, protagonista di questa serie di spot intitolata “Alla ricerca dei tesori nascosti” che guidava il telespettatore e consumatore alla scoperta dei gioielli dell’arte nel territorio di produzione del Parmigiano Reggiano. Sempre Foà nel 1974 venne scelto come protagonista di un’altra serie – “L’appuntamento quotidiano” – in cui l’attore intervistava illustri personaggi del nostro passato, inventando dialoghi da seduta spiritica come quello molto divertente fra Matilde di Canossa e l’imperatore Enrico IV.
Il comico. A vantare la primogenitura della pubblicità del Parmigiano Reggiano non è però Arnoldo Foà (morto di recente a 98 anni) ma un altro attore che ebbe grande popolarità negli anni Sessanta come caratterista in un’infinità di film e anche come doppiatore di cartone animati (era sua la voce dell’orso Yoghi): Francesco Mulè. Il corpulento comico romano dava vita alle surreali sceneggiature dello scrittore Carlo Manzoni e diretto del regista Gianfranco Bettetini poneva lo spettatore sempre di fronte a una serie di alternative: meglio fare in un modo o nell’altro? Prendere l’ombrello oppure no? Solo a tavola non c’era possibilità di sbagliare: bastava comprare il Parmigiano Reggiano, che Mulè grattugiava copiosamente su tutto, mostrando, fra l’altro, la crosta di un tempo, di colore nero. Prima messa in onda nel 1963 per proseguire fino al ’65, quando Mulè rimase legato al Parmigiano Reggiano ma come doppiatore, dando la voce ai cartoni animati degli spot “Il torneo”, confronto comico fra l’Italia contemporanea e quella del Medioevo.
Il cartoon. Prima di arrivare a Foà ci fu di mezzo un altro cartone animato, di grande successo: “I Briganti mattacchioni”. La produzione tenne compagnia dagli italiani dal ’69 al ’71 grazie alla matita di un grande dell’animazione: Paul Campani. Folli avventure in cui briganti ottocenteschi commettevano le loro ingenue birbanterie nei luoghi più improbabili, dalle piramidi a Gallarate.
Passati i briganti e passato anche Foà, il Consorzio del Parmigiano Reggiano realizzò un’ultima campagna pubblicitaria per Carosello nel 1975, poco prima della chiusura della trasmissione, il primo gennaio 1977. “Nello sport come nella vita” non aveva attori veri e propri come protagonisti: erano semplici scenette che volevano mostrare come il formaggio fosse indispensabile nell’affrontare le gare e anche la giornata di un normale lavoratore.
Entrati nel ’77 e celebrato il funerale di Carosello, il Consorzio come tutto il mondo economico italiano si convertì alle nuove tipologie di pubblicità televisiva, in cui il prodotto da propagandare ha la prevalenza assoluta sulla sceneggiatura dello spot. Resta il fascino di materiale artistico che faceva risaltare la bravura dei nostri agricoltori attraverso il genio di registi, sceneggiatori e attori italiani. Tutto questo materiale filmico finanziato dal Consorzio è stato riordinato, digitalizzato e conservato da Diaviva, una delle più importanti case di produzione cinematografiche nazionali che ha sede a Santa Croce e di cui sono titolari Milvio Lasagni e Luca Puccioni. Un patrimonio culturale a tutti gli effetti, testimonianza del lavoro e della creatività reggiana.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
GUARDA GLI SPOTE COMMENTAWWW.GAZZETTADIREGGIO.IT

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google