“Lireta” al Teatro del Fiume Perrotta: «Ecco gli ultimi»
di Andrea Vaccari
BORETTO. Domani sera, ore 21 al Teatro del Fiume, nuovo appuntamento della stagione teatrale 2016-2017 con lo spettacolo “Lireta - A chi viene dal mare”, un progetto di Mario Perrotta (ospite fisso...
2 MINUTI DI LETTURA
BORETTO. Domani sera, ore 21 al Teatro del Fiume, nuovo appuntamento della stagione teatrale 2016-2017 con lo spettacolo “Lireta - A chi viene dal mare”, un progetto di Mario Perrotta (ospite fisso del teatro borettese, dove ha portato gli spettacoli su Antonio Ligabue e “Milite ignoto”) tratto dal diario di Lireta Katiaj, una donna albanese arrivata in Italia su un barcone, dopo un “viaggio della speranza”, con la figlia di soli tre mesi. Sul palco salirà la moglie di Perrotta, Paola Roscioli, insieme a Laura Francaviglia (chitarra) e Samuele Riva (violoncello).
Perrotta, da dove nasce l’idea di uno spettacolo sulla storia di Lireta?
«Quando ho conosciuto Lireta al Premio Pieve nel 2012 mi sono innamorato immediatamente della sua storia d’immigrata. Una storia archetipica che contiene in sé tutte le stigmate del migrare: dalle ragioni fino alle conseguenze di una scelta così forte come quella di lasciare la propria terra. Uno dei punti centrali del suo racconto, quel volo in acqua con una bimba di soli tre mesi in braccio, è stato determinante per scegliere di portare avanti questo lavoro».
Quello dell’immigrazione è un aspetto quanto mai attuale, ma di difficile trattazione.
«Ho fatto questa scelta per chiudere un cerchio che si è aperto nel 2003, con “Italiani cincali”, lo spettacolo sugli italiani minatori in Belgio, e che è proseguito con diversi altri lavori incentrati su questa tematica. La storia di Lireta è stata l’occasione giusta per indagare l’immigrazione da un altro punto di vista. E farlo al femminile».
Cosa insegna la vicenda di Lireta?
«La sua è una storia terribile, ma che finisce bene. Oggi Lireta è un’imprenditrice e produce Pil, come dicono quelli che parlano bene. È la dimostrazione pratica che le storie d’immigrazione possono finire bene se c’è accoglienza, e che sui giornali ne vediamo soltanto la parte negativa, perché le storie belle non fanno notizia».
Ormai lei è ospite fisso del Teatro del Fiume, da anni. C’è un fil rouge che collega le rappresentazioni che ha portato a Boretto?
«Con il passare degli anni me ne rendo conto: l’aspetto costante è che mi interesso sempre dei diseredati. Persone ai margini, poco considerate, i cui tratti emergono con forza nel momento in cui do forza alla scrittura. A questa terra devo riconoscere che mi lega un affetto particolare: qui infatti ha avuto luogo il “Progetto Ligabue”, un’esperienza unica che porterò sempre nel cuore, sia a livello artistico che umano».
I biglietti possono essere acquistati alla biglietteria in Comune domani dalle 10.30 alle 12.30, oppure online sul circuito Vivaticket. Per informazioni, tel: 348-2949011.
Perrotta, da dove nasce l’idea di uno spettacolo sulla storia di Lireta?
«Quando ho conosciuto Lireta al Premio Pieve nel 2012 mi sono innamorato immediatamente della sua storia d’immigrata. Una storia archetipica che contiene in sé tutte le stigmate del migrare: dalle ragioni fino alle conseguenze di una scelta così forte come quella di lasciare la propria terra. Uno dei punti centrali del suo racconto, quel volo in acqua con una bimba di soli tre mesi in braccio, è stato determinante per scegliere di portare avanti questo lavoro».
Quello dell’immigrazione è un aspetto quanto mai attuale, ma di difficile trattazione.
«Ho fatto questa scelta per chiudere un cerchio che si è aperto nel 2003, con “Italiani cincali”, lo spettacolo sugli italiani minatori in Belgio, e che è proseguito con diversi altri lavori incentrati su questa tematica. La storia di Lireta è stata l’occasione giusta per indagare l’immigrazione da un altro punto di vista. E farlo al femminile».
Cosa insegna la vicenda di Lireta?
«La sua è una storia terribile, ma che finisce bene. Oggi Lireta è un’imprenditrice e produce Pil, come dicono quelli che parlano bene. È la dimostrazione pratica che le storie d’immigrazione possono finire bene se c’è accoglienza, e che sui giornali ne vediamo soltanto la parte negativa, perché le storie belle non fanno notizia».
Ormai lei è ospite fisso del Teatro del Fiume, da anni. C’è un fil rouge che collega le rappresentazioni che ha portato a Boretto?
«Con il passare degli anni me ne rendo conto: l’aspetto costante è che mi interesso sempre dei diseredati. Persone ai margini, poco considerate, i cui tratti emergono con forza nel momento in cui do forza alla scrittura. A questa terra devo riconoscere che mi lega un affetto particolare: qui infatti ha avuto luogo il “Progetto Ligabue”, un’esperienza unica che porterò sempre nel cuore, sia a livello artistico che umano».
I biglietti possono essere acquistati alla biglietteria in Comune domani dalle 10.30 alle 12.30, oppure online sul circuito Vivaticket. Per informazioni, tel: 348-2949011.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
