Gazzetta di Reggio

TONI VERAMENTE... FALSO 

di TIZIANO SORESINA
TONI VERAMENTE... FALSO 

FULVIO BARATTI RIPRODUCE LE OPERE DI LIGABUE. SUA L’OCA DEI RECORD

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Ha un amore viscerale per le opere di Antonio Ligabue. Ne apprezza ed imita l’arte. Ma, sotto sotto, ama soprattutto la libertà e la vita fuori dagli schemi che ha sempre contraddistinto Toni.
Una folgorazione avvenuta esattamente quarant’anni fa per Fulvio Baratti («Vidi nel 1977 lo sceneggiato della Rai sulla vita del pittore, magistralmente interpretato da Flavio Bucci») che oltre ad essere un pittore autodidatta non esita, da San Benedetto Po (Mantova), a partire in “pellegrinaggio” verso Gualtieri per portare un fiore nel cimitero dove riposa il “suo” maestro.
Un viaggio alla maniera di Ligabue, in moto (il mitico Guzzino), avvolto nel tabarro del nonno, sprintando sull’argine maestro fra il divertito stupore degli automobilisti di passaggio. «Per me Ligabue è stato come una droga, sono arrivato a dipingere anche di notte, fin verso le 3 o le 4, noncurante che poche ore dopo dovevo andare a lavorare».
Prima lo sceneggiato, poi le visite alle mostre dedicate a Toni ed il contemporaneo acquisto di colori e pennelli: l’operaio metalmeccanico (ora ha 68 anni ed è in pensione) si è lasciato completamente trascinare dall’entusiasmo di copista. «Ho provato ad imitare altri grandi artisti, in particolare gli impressionisti, ma solo Ligabue mi fa venire la pelle d’oca». Figuriamoci poi quando Baratti ha scoperto su un catalogo che erano nati lo stesso giorno (18 dicembre), per non parlare dei racconti che col tempo ha raccolto da chi si è imbattuto nel celebre pittore che dalla Bassa reggiana, in moto, non disdegnava fare delle “puntate” nel Mantovano per piazzare qualche quadro.
«Purtroppo non l’ho conosciuto ed ero un ragazzo quando morì nel 1965, ma grazie a lui ho cominciato a dipingere». Alto, barba bianca, con in testa un cappello di paglia che ha personalizzato colorandolo a mo’ di tavolozza: l’artista lo troviamo in municipio a San Benedetto Po, mentre narra con soddisfazione ai visitatori perché ha scelto di esprimersi copiando i quadri più famosi di Ligabue.
Un vero affabulatore che ti trascina nel suo mondo non solo artistico, illustrando con orgoglio ad una ad una le opere scelte per il debutto, perché questa – oltretutto – è la sua prima mostra (chiuderà domenica) dopo ben quarant’anni a rincorrere le pennellate geniali di Toni. Ha scelto un titolo simpatico (“Veramente… falsi”) per questo suo primo confronto con il pubblico. Si firma semplicemente Fulvio e di quadro in quadro capisci che c’è stata negli anni una crescita tecnica non indifferente, specialmente nelle opere di grandi dimensioni.
Dipinge ad olio, ha col tempo aggiustato le proporzioni, gira con un catalogo per mostrare la somiglianza con i quadri veri del pittore famoso per le bestie feroci e gli autoritratti. C’è pure qualche divagazione: opere note di Toni impresse su sedie («Le trovo alla discarica») e vecchie valigie di cartone. Tanti studenti hanno visitato la mostra e l’artista non li ha certamente delusi, perché di storie ne ha parecchie da raccontare, a partire dall’infanzia in riva al Po, in località “Fortino”, a tre chilometri dal paese. E qui rispuntano i punti di contatto con Ligabue che di una baracca in golena, a ridosso del Grande Fiume, fece la sua casa. Per Toni furono lunghi anni d’emarginazione, mentre per Baratti il Po è un ricordo gioioso: «Eravamo un bel gruppo di bambini, ci si divertiva con poco». A fine mostra è un attimo finire a casa sua, dove incredibilmente troneggia – imbalsamata – l’oca “Rutelio”, vincitrice di ben dodici edizioni del Palio che anni fa San Benedetto Po dedicava ai palmipedi. Visse pure a lungo (22 anni) quell’oca fuoriclasse, come sottolinea l’impareggiabile artista-narratore mentre va e viene dall’abitazione sfoderando altre riproduzioni di Ligabue.
Un copista che davvero val la pena di conoscere.

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