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La storia di Uber Pulga, un partigiano in camicia nera

La storia di Uber Pulga, un partigiano in camicia nera

REGGIO EMILIA. Si collega a tante e dolorose storie reggiane, la vicenda del soldato Uber Pulga, paracadutista, prima infiltrato fascista e poi vero partigiano, eroe decorato da Mussolini e disertore....

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REGGIO EMILIA. Si collega a tante e dolorose storie reggiane, la vicenda del soldato Uber Pulga, paracadutista, prima infiltrato fascista e poi vero partigiano, eroe decorato da Mussolini e disertore. L’uomo, che a Mantova compare fra i martiri della Resistenza e che a Reggio Emilia è il responsabile della tortura e della morte di due ragazzi. Una storia in parte raccontata anche da RS – Ricerche Storiche, la rivista di Istoreco, grazie a un articolo di Mario Frigeri uscito nel 2003.
Di recente la Gazzetta di Reggio ha parlato del debutto letterario di Alessandro Carlini, con il volume “Partigiano in camicia nera. La storia vera di Uber Pulga” (Chiarelettere). Carlini, discendente dello stesso Pulga, racconta la vicenda di Pulga, ragazzo mantovano di grande abilità manuale. Diventa un soldato esperto di armi, si distingue in Jugoslavia e dopo l’armistizio rimane fedele al fascismo. Viene mandato in Germania per un addestramento anti-partigiano e una volta tornato in Italia viene impiegato in una missione sotto copertura nella Bassa, fra Reggiolo e Santa Vittoria. Si presenta come un disertore altoatesino in cerca di una via per il Sud, e viene accolto da famiglie contadine, aiutato e coinvolto nelle attività antifasciste. Davanti a lui gli abitanti parlano in dialetto. Sono convinti che un altoatesino non possa capire nulla, ma Pulga è di Felonica, Mantova, e quella parlata è la stessa con cui è cresciuto.
Dopo mesi come infiltrato, in cui partecipa anche ad azioni militari, Pulga viene scoperto mentre passa informazioni ai repubblichini: le sue parole avevano portato alla cattura, alla ferocissima tortura e poi alla morte di due resistenti reggiani: Arvedo Simonazzi, Marco, e Dante Freddi, Noli. Anche se ferito nell’operazione riesce a fuggire Walter, Egidio Baraldi, vicecomandante della 77esima Sap, uomo chiave delle azioni partigiane nella Bassa. Nel frattempo Pulga torna nella Rsi, viene omaggiato direttamente da Mussolini ma, all’inizio del 1945, cambia nuovamente sponda. Questa volta il passaggio sembra sincero, o almeno lo sarà il fatale risultato. Si unisce ai partigiani di Parma. Il 20 febbraio viene catturato dai fascisti ed è la sua fine: continuando le quotidiane diserzioni, al comando della divisone Italia, che voleva dare un esempio per scoraggiare i disertori, il caso Pulga venne a proposito: era stato promosso dal duce ma aveva disertato. Pulga venne fucilato il 24 febbraio 1945, al cimitero di Gaiano, Collecchio.(adr.ar.)

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