La Versailles reggiana celebrata nelle pagine di “Reggiostoria”
di Luciano Salsi
Dedicato alla Reggia di Rivalta il nuovo numero della rivista Un gioiello architettonico che merita un piano di recupero
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REGGIO EMILIA. Una bella foto della reggia di Rivalta, un tesoro parzialmente perduto di cui si auspica la ricostruzione, campeggia sulla copertina del numero 154 di Reggiostoria, pubblicato alla vigilia delle Giornate Fai di Primavera, dedicate quest'anno al sontuoso palazzo e alla leggiadra villa fatti erigere nel primo Settecento dal principe ereditario della Casa d'Este, futuro duca Francesco terzo, per la moglie Carlotta Aglae d'Orléans. L'ultima edizione della rivista trimestrale fondata nel 1978 da Gino Badini, è stata presentata all'Hotel Posta da Davide Dazzi, presidente della Società Reggiana di Studi Storici e da Angela Chiapponi, segretaria di redazione.
Il suo significato va al di là della focalizzazione della ricerca storica su uno dei più ricchi e dissipati patrimoni architettonici d'Italia. Fabio Cocconcelli, direttore della rivista, l'ha chiarito illustrando le ipotesi di ricostruzione della reggia che si incominciano a prospettare sulla base delle esperienze d'Oltralpe e di una maggiore disponibilità di risorse finanziarie. Alberto Codeluppi, nell'articolo d'apertura intitolato “La Reggia di Rivalta, splendore, oblìo, rinascita”, ricorda che il Comune nel 2004 ha acquistato da privati l'ala sud della reggia, quasi cento biolche dell'ex-giardino tuttora recintato e il giardino segreto con una vasca dell'epoca. L'ente locale, inoltre, dispone di oltre 14 milioni di finanziamento. «Si potrebbe idealmente ipotizzare – propone Codeluppi – una ricostruzione fedele della parte più nobile del palazzo, quella centrale, o comunque auspicare una restituzione di quella scenografica quinta dell'edificio in chiave moderna. Anche l'ala nord, e magari la palazzina della vasca, potrebbero entrare in un progetto di recupero». L'autore si augura che i reggiani si uniscano nel perseguire questo obiettivo di valorizzazione culturale e turistica, sull'esempio di quanto è stato realizzato, alle porte di Torino, per la Venaria Reale, che l'anno scorso ha superato il milione di visitatori. «Forse – commenta – questa è l'ultima occasione per lavare l'onta dell'abbattimento che noi stessi abbiamo barbaramente perpetrato all'inizio dell'Ottocento». La descrizione più dettagliata della “perduta Versailles reggiana” è contenuta nel volume a cura di Walter Baricchi e Alberto Cadoppi distribuito come strenna dalla Fondazione Manodori. Vi compare anche un contributo di Francesco Ficarelli sulla Villa d'Este ancora sostanzialmente integra al centro della Vasca di Corbelli. Ficarelli, intervenendo alla presentazione di Reggiostoria, ha puntualizzato che l'elegante edificio, nato come signorile casino di campagna col nome di Fuggi l'Ozio, fu concepito non per gli svaghi di Carlotta, ma per le delizie dello stesso Francesco. Originariamente la vasca serviva anche per alimentare le fontane della reggia e circondava completamente la villa, a cui si accedeva soltanto con sontuose barche, fra cui due dei bucintori acquistati dai duchi d'Este.
La rivista contiene altri 13 articoli. Antonio Petrucci firma “Processo contro gli aggressori di Angelo Volpe” dove sottolinea le motivazioni politiche che condussero all'assoluzione dei filo-garibaldini che avevano tentato di uccidere il candidato della Destra. Luciano Salsi espone alcune note di toponomastica reggiana. Gabriele Fabbrici delinea la figura di Guidoriccio da Fogliano. Federica e Gianni Dallasta rievocano un processo inquisitoriale del 1772 contro sortilegi a scopo di lucro. Federica Siligardi recensisce una monografia sulla famiglia Terzi. Graziano Siligardi descrive il cancello del palazzo Rainusso di Rubiera. Fabrizio Solieri tratta de “I Ferrari, una dinastia patriottica”. Saverio Maccagnani scrive su Don Angelo Spadoni. Giuliano Bagnoli espone gli aforismi sul cibo nel dialetto guastallese. Federica Braglia delinea il ritratto del musicista Maurizio Mazzoni, Rosanna Luisa Rossi della scrittrice Mariapia Notari Trevisan, Adriana Toffanetti della pittrice Franca Pondrelli Vesprini. Fabrizio Anceschi continua il repertorio toponomastico delle strade di Reggio.
Il suo significato va al di là della focalizzazione della ricerca storica su uno dei più ricchi e dissipati patrimoni architettonici d'Italia. Fabio Cocconcelli, direttore della rivista, l'ha chiarito illustrando le ipotesi di ricostruzione della reggia che si incominciano a prospettare sulla base delle esperienze d'Oltralpe e di una maggiore disponibilità di risorse finanziarie. Alberto Codeluppi, nell'articolo d'apertura intitolato “La Reggia di Rivalta, splendore, oblìo, rinascita”, ricorda che il Comune nel 2004 ha acquistato da privati l'ala sud della reggia, quasi cento biolche dell'ex-giardino tuttora recintato e il giardino segreto con una vasca dell'epoca. L'ente locale, inoltre, dispone di oltre 14 milioni di finanziamento. «Si potrebbe idealmente ipotizzare – propone Codeluppi – una ricostruzione fedele della parte più nobile del palazzo, quella centrale, o comunque auspicare una restituzione di quella scenografica quinta dell'edificio in chiave moderna. Anche l'ala nord, e magari la palazzina della vasca, potrebbero entrare in un progetto di recupero». L'autore si augura che i reggiani si uniscano nel perseguire questo obiettivo di valorizzazione culturale e turistica, sull'esempio di quanto è stato realizzato, alle porte di Torino, per la Venaria Reale, che l'anno scorso ha superato il milione di visitatori. «Forse – commenta – questa è l'ultima occasione per lavare l'onta dell'abbattimento che noi stessi abbiamo barbaramente perpetrato all'inizio dell'Ottocento». La descrizione più dettagliata della “perduta Versailles reggiana” è contenuta nel volume a cura di Walter Baricchi e Alberto Cadoppi distribuito come strenna dalla Fondazione Manodori. Vi compare anche un contributo di Francesco Ficarelli sulla Villa d'Este ancora sostanzialmente integra al centro della Vasca di Corbelli. Ficarelli, intervenendo alla presentazione di Reggiostoria, ha puntualizzato che l'elegante edificio, nato come signorile casino di campagna col nome di Fuggi l'Ozio, fu concepito non per gli svaghi di Carlotta, ma per le delizie dello stesso Francesco. Originariamente la vasca serviva anche per alimentare le fontane della reggia e circondava completamente la villa, a cui si accedeva soltanto con sontuose barche, fra cui due dei bucintori acquistati dai duchi d'Este.
La rivista contiene altri 13 articoli. Antonio Petrucci firma “Processo contro gli aggressori di Angelo Volpe” dove sottolinea le motivazioni politiche che condussero all'assoluzione dei filo-garibaldini che avevano tentato di uccidere il candidato della Destra. Luciano Salsi espone alcune note di toponomastica reggiana. Gabriele Fabbrici delinea la figura di Guidoriccio da Fogliano. Federica e Gianni Dallasta rievocano un processo inquisitoriale del 1772 contro sortilegi a scopo di lucro. Federica Siligardi recensisce una monografia sulla famiglia Terzi. Graziano Siligardi descrive il cancello del palazzo Rainusso di Rubiera. Fabrizio Solieri tratta de “I Ferrari, una dinastia patriottica”. Saverio Maccagnani scrive su Don Angelo Spadoni. Giuliano Bagnoli espone gli aforismi sul cibo nel dialetto guastallese. Federica Braglia delinea il ritratto del musicista Maurizio Mazzoni, Rosanna Luisa Rossi della scrittrice Mariapia Notari Trevisan, Adriana Toffanetti della pittrice Franca Pondrelli Vesprini. Fabrizio Anceschi continua il repertorio toponomastico delle strade di Reggio.
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