Gazzetta di Reggio

Madame La Harpe Uno strumento e le sue sfumature 

di Giulia Bassi
Madame La Harpe Uno strumento e le sue sfumature 

Viaggio tra le note dell’ultimo cd di Davide Burani Dalla Belle Époque per arrivare al Neoclassicismo 

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REGGIO EMILIA. Ai confini sia del mito sia della storia sta l’arpa che, oltre ad essere il più antico strumento a corde, intesa come lira viene abbracciata da Orfeo il divino cantore. Ci pensa anche Monteverdi, nel primo melodramma ad attribuirgli l’arpa ponendola in orchestra, inaugurando così lunghi secoli in cui essa, con il suo suono irresistibile, fa bella mostra di sé. Tuttavia, nella gloriosa storia dello strumento, vi è una terra, in cui è particolarmente valorizzato: la Francia. Nel 1773 così scriveva la futura regina Maria Antonietta: «Nonostante i piaceri del Carnevale, sono sempre fedele alla mia cara arpa e mi accorgo che sto facendo progressi». E vi è un’epoca, quella a cavallo tra XIX e XX secolo, particolarmente felice, una sorta di età dell’oro durante la quale interpreti, compositori e didatti l’hanno valorizzato in un modo tutto speciale mentre attraverso l’invenzione del francese Èrard, gli si aprono nuovi scenari quanto a possibilità di scrittura.
In tale contesto si marchia con una ragione eminentemente di natura progettuale, la scelta dei brani effettuata per il suo ultimo cd “Madame La Harpe” da Davide Burani, musicista di rara sensibilità, interprete come pochi altri, capace di piegare una tecnica sopraffina al servizio della pura espressione, lasciando sempre un personalissimo segno. E questo, per ciò che riguarda il cd va anche individuato proprio nella scelta a favore di autori racchiusi da un denominatore comune di cui la lettura appassionata dell’arpista modenese, da anni docente presso il nostro Istituto Peri, ne ha disvelato le molteplici differenze, dimostrando quanto contano le sfumature.
Fulcro di tutto è proprio il Conservatorio di Parigi dove Alphonse Hasselmans, aveva come allievi Marcel Tournier e Marcel Grandjany, autori che nel cd sono collocati rispettivamente all’inizio, nel mezzo, e alla fine; con loro Raphael Martenot e anche compositori non arpisti come Philippe Gaubert e Gabriel Pierné. Sono appunto le sfumature – ci lasciano intendere le esecuzioni di Burani – a fare la differenza: facendoci capire quanto e come le molteplici tendenze stilistiche presenti ai primi del ‘900, in queste musiche si siano contaminate tra loro, vale a dire Belle Époque, Art Déco, Neoclassicismo e naturalmente l’Impressionismo, tutto pittura. Qui approda il cd che termina con la evocativa ed intima “Rhapsodie” di Grandjany, mentre inizia con tre gustosissimi brani di Hasselmans in perfetto stile impero, almeno il primo, il “Valse de concert” una tenera melodia costituita da un tema semplice ma oltremodo efficace che chiede all’arpa di cantare: Burani lo fa mettendoci eleganza, sinuosità e cuore. Ma i caratteri di “Madame la Harpe” sono molteplici: nella “Gitana” dopo una pensosa introduzione tutta nella zona bassa, si presenta una coinvolgente danza evocativa di cui l’interprete accentua i colori caldi trasformando il suo strumento in una deliziosa chitarra. Sempre di Hasselmans è questo brano come “Ballade” dalla introduzione fiabesca poi punteggiata da magici effetti in eco. Nel virtuosistico “Impromptu” di Piernè, mostra la sua tecnica agguerrita, mentre per l’evocativo “Au matin” di Tournier volteggia spezzando le frasi per ottenere più piani sonori. Dalle mani di Burani i pezzi di Martenot diventano due miniature dal sapore antico con tanto di geometriche imitazioni; canta intensamente la “Sarabanda” e in Legende” – anche questa di Gaubert, (prima registrazione al modo) – i pianissimi mozzafiato sembrano tratteggiare i contorni mutevoli delle nuvole per poi aprirsi attraverso sottilissimi glissati. Incantevole questo brano come i “Préludes” di Grandjany, fragranti musiche carichi di effetti, tra mezze voci, armonici e narrazioni sospese. Qui Burani ci regala davvero il meglio di sé.

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