piccolo orologio
“Alfredino” una tragica commedia all’italiana
REGGIO EMILIA. Fabio Banfo è l'autore e interprete di “Alfredino - L'Italia in fondo al pozzo” in scena sabato 8 aprile alle ore 21 al Piccolo Orologio di via Massenet, con la regia di Serena Piazza...
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REGGIO EMILIA. Fabio Banfo è l'autore e interprete di “Alfredino - L'Italia in fondo al pozzo” in scena sabato 8 aprile alle ore 21 al Piccolo Orologio di via Massenet, con la regia di Serena Piazza e produzione Effetto Morgana. Lo spettacolo è il racconto della tragica vicenda del piccolo Alfredo, precipitato a 30 metri di profondità nel pozzo di Vermicino, e dei tentativi di salvarlo nelle 36 ore successive. Una storia che sconvolse il Paese nel 1981, con la prima diretta no-stop a coprire un caso di cronaca, un evento mediatico che doveva documentare una storia a lieto fine e che alla fine si trasformò in uno shock collettivo nazionale.
Lo spettacolo è pensato come un monologo per solo attore/narratore, che interpreta di volta in volta tutti i personaggi della vicenda, come ad esempio il vigile che per ore ha parlato con lui per cercare di rassicurarlo e infondergli speranza, descrivendogli le trivelle che scavavano un pozzo parallelo a quello in cui era caduto, e che lo terrorizzavano con le loro vibrazioni ed il loro rumore, come se fossero i robot simili a Mazinga e Goldrake, di cui il piccolo era appassionato; oppure come lo speleologo sardo, scelto per il suo corpo minuto per calarsi in quel pozzo infernale, e che rimase 40 minuti appeso a testa in giù, a 60 metri di profondità, a tentare inutilmente di imbracare il bambino e salvarlo.
Una tragicommedia insomma, che ha lo scopo di raccontare, insieme alla vicenda principale, l’Italia di quegli anni, con i suoi misteri e la sua ingenuità.
Lo spettacolo è pensato come un monologo per solo attore/narratore, che interpreta di volta in volta tutti i personaggi della vicenda, come ad esempio il vigile che per ore ha parlato con lui per cercare di rassicurarlo e infondergli speranza, descrivendogli le trivelle che scavavano un pozzo parallelo a quello in cui era caduto, e che lo terrorizzavano con le loro vibrazioni ed il loro rumore, come se fossero i robot simili a Mazinga e Goldrake, di cui il piccolo era appassionato; oppure come lo speleologo sardo, scelto per il suo corpo minuto per calarsi in quel pozzo infernale, e che rimase 40 minuti appeso a testa in giù, a 60 metri di profondità, a tentare inutilmente di imbracare il bambino e salvarlo.
Una tragicommedia insomma, che ha lo scopo di raccontare, insieme alla vicenda principale, l’Italia di quegli anni, con i suoi misteri e la sua ingenuità.
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