Lucarelli al Tagliavini con Controcanti
di Adriano Arati
In scena l’opera buffa della censura, dai meccanismi del passato alle fake news
2 MINUTI DI LETTURA
NOVELLARA. Storie di ieri specchio dell’oggi. Questa sera a Novellara Carlo Lucarelli torna con la sua battaglia contro la censura, una battaglia chiamata “Controcanti - L’opera buffa della censura”, spettacolo che lo vede sul palco assieme allo polistrumentista Marco Caronna e al pianista e compositore Alessandro Nidi.
Lo scrittore e conduttore televisivo sarà alle 21 sul palco del teatro Tagliavini di Novellara, i biglietti costano 18 euro. Al centro del lavoro, la censura, “cattiva abitudine” mai sparita, semplicemente adeguata alle nuove tecnologie e ai nuovi strumenti. «Noi parliamo di storie del passato, raccontiamo i meccanismi della censura in Italia come di altri regimi, e i meccanismi sono sempre gli stessi», spiega.
E quali sono?
«I meccanismi sono sempre quelli, vanno a colpire cose che tu non capisci, secondo logica, e che però appaiono insieme ridicole e drammatiche, anche per le loro conseguenze».
Fenomeni che si ripetono nel tempo?
«Certo, sono cambiate solo certe dinamiche, una volta finivi in galera e adesso no».
La censura è cambiata?
«Si è evoluta, adesso non ti manda in carcere ma vieni escluso professionalmente, perdi il lavoro, si chiudono gli spazi».
Le storie del passato servono per leggere meglio cosa accade?
«Si fa sempre questo, si racconta del passato perché è più facile giocarci sopra, la lente del passato concede maggior libertà, però i meccanismi non sono cambiati. Se dovessimo fare un “Controcanti Due” dovremmo necessariamente parlare di internet, di web, di controllo».
La censura ha sempre avuto un “antidoto naturale” nel passaparola, nelle parole dal basso. Con le nuove tecnologie questo cambia?
«Da una parte sì, ci sono altri mezzi, ma la differenza è sempre quella. C’è l’alternativa fra un mezzo organizzato, controllato, ed uno più spontaneo, che viene dal basso, underground. E questo funziona non solo col passaparola».
Quindi non ci sono grandi differenze?
«No, ci sono eccome. Internet è un mezzo di diffusione che può essere usato anche dal regime. A volta internet diventa un passaparola, a volte è uno strumento ancora più controllato. Le false notizie ne sono un buon esempio, se anche il regime è bravo a usare il web può manipolare e controllare ancora più che in passato».
Chiudiamo sullo spettacolo. Com’è confrontarsi con un copione teatrale “rigido”?
«In realtà non è così, per niente, tanto che lo spettacolo originariamente durava un’ora e un quarto e ormai procede verso un’ora e quarantacinque di media. Qualcosa è successo. Abbiamo dei momenti, delle connessioni fra una canzone e l’altra, e poi improvvisiamo. E soprattutto ci divertiamo».
Lo scrittore e conduttore televisivo sarà alle 21 sul palco del teatro Tagliavini di Novellara, i biglietti costano 18 euro. Al centro del lavoro, la censura, “cattiva abitudine” mai sparita, semplicemente adeguata alle nuove tecnologie e ai nuovi strumenti. «Noi parliamo di storie del passato, raccontiamo i meccanismi della censura in Italia come di altri regimi, e i meccanismi sono sempre gli stessi», spiega.
E quali sono?
«I meccanismi sono sempre quelli, vanno a colpire cose che tu non capisci, secondo logica, e che però appaiono insieme ridicole e drammatiche, anche per le loro conseguenze».
Fenomeni che si ripetono nel tempo?
«Certo, sono cambiate solo certe dinamiche, una volta finivi in galera e adesso no».
La censura è cambiata?
«Si è evoluta, adesso non ti manda in carcere ma vieni escluso professionalmente, perdi il lavoro, si chiudono gli spazi».
Le storie del passato servono per leggere meglio cosa accade?
«Si fa sempre questo, si racconta del passato perché è più facile giocarci sopra, la lente del passato concede maggior libertà, però i meccanismi non sono cambiati. Se dovessimo fare un “Controcanti Due” dovremmo necessariamente parlare di internet, di web, di controllo».
La censura ha sempre avuto un “antidoto naturale” nel passaparola, nelle parole dal basso. Con le nuove tecnologie questo cambia?
«Da una parte sì, ci sono altri mezzi, ma la differenza è sempre quella. C’è l’alternativa fra un mezzo organizzato, controllato, ed uno più spontaneo, che viene dal basso, underground. E questo funziona non solo col passaparola».
Quindi non ci sono grandi differenze?
«No, ci sono eccome. Internet è un mezzo di diffusione che può essere usato anche dal regime. A volta internet diventa un passaparola, a volte è uno strumento ancora più controllato. Le false notizie ne sono un buon esempio, se anche il regime è bravo a usare il web può manipolare e controllare ancora più che in passato».
Chiudiamo sullo spettacolo. Com’è confrontarsi con un copione teatrale “rigido”?
«In realtà non è così, per niente, tanto che lo spettacolo originariamente durava un’ora e un quarto e ormai procede verso un’ora e quarantacinque di media. Qualcosa è successo. Abbiamo dei momenti, delle connessioni fra una canzone e l’altra, e poi improvvisiamo. E soprattutto ci divertiamo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
