Quelle tagliatelle mangiate a mezzanotte
di Andrea Mastrangelo
Le abitudini reggiane del Principe dopo i grandi successi delle sue riviste al teatro Ariosto
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REGGIO EMILIA. Il legame artistico fra Totò e Reggio Emilia non deriva dal cinema ma dal teatro. Nei suoi 97 film, De Curtis non ha girato scene nella nostra provincia ma in compenso ha più volte calcato il palcoscenico di quello che un tempo era uno fra i più famosi teatri italiani nel campo della rivista: l’Ariosto.
La locandina conservata nell’Archivio Zavattini della Biblioteca Panizzi è illuminante: quattro serate nel novembre del 1932. Proprio sulla data vale la pena concentrarsi: 1932. In quell’anno Totò non aveva ancora girato nemmeno un film, visto che il suo esordio sul grande schermo è del 1937 con “Fermo con le mani”. Ugualmente Totò era già da un pezzo il più popolare attore italiano di rivista, capace con il solo suo nome di riempire i teatri e due anni prima i giornali italiani avevano riempito pagine parlando dei suicidio di un’altra diva del teatro nazionale, Liliana Castagnola, per amore di lui.
Nel 1932 al teatro Ariosto arrivava Totò e l’organizzazione non ritenne nemmeno di citare sul manifesto il nome della rivista: interessava solo la sua presenza insieme a un numero consistente di ragazze.
Fino a quando la malattia agli occhi glielo consentì e fino a quando il genere della rivista continuò ad appassionare gli italiani, Totò calcò i palcoscenici alternando la presenza a teatro con quella sul set dei film.
Anche negli anni ’50 Totò venne a Reggio, acclamato come un divo nazionale. Insieme a lui, ragazze a parte, alcune fra quelle spalle che si ritrovavano regolarmente nei film, dove spesso riproponeva pari pari le gag sperimentate a teatro.
Quando veniva a Reggio Emilia, Totò e la compagnia alloggiavano all’hotel Ariosto, gestito da Tonino Salardi e dalla moglie Bruna Rivieri, assidui frequentatori del teatro. Bruna, poco prima della morte (è scomparsa nel 1998) ricordava ancora con precisione quello che aveva servito al principe a tardissima ora, a tavola, alla fine dello spettacolo: tagliatelle con i piselli.
Vita non semplice, quella degli albergatori e dei ristoratori, quando si ha a che fare con il mondo del teatro, fatto di gente che confonde il giorno con la notte. De Curtis, anche quando non era impegnato nelle riprese di qualche film o non era in tournée, comunque andava a letto ben dopo il canto del gallo. Quelle tagliatelle reggiane doveva averle mangiate poco prima dell’alba.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La locandina conservata nell’Archivio Zavattini della Biblioteca Panizzi è illuminante: quattro serate nel novembre del 1932. Proprio sulla data vale la pena concentrarsi: 1932. In quell’anno Totò non aveva ancora girato nemmeno un film, visto che il suo esordio sul grande schermo è del 1937 con “Fermo con le mani”. Ugualmente Totò era già da un pezzo il più popolare attore italiano di rivista, capace con il solo suo nome di riempire i teatri e due anni prima i giornali italiani avevano riempito pagine parlando dei suicidio di un’altra diva del teatro nazionale, Liliana Castagnola, per amore di lui.
Nel 1932 al teatro Ariosto arrivava Totò e l’organizzazione non ritenne nemmeno di citare sul manifesto il nome della rivista: interessava solo la sua presenza insieme a un numero consistente di ragazze.
Fino a quando la malattia agli occhi glielo consentì e fino a quando il genere della rivista continuò ad appassionare gli italiani, Totò calcò i palcoscenici alternando la presenza a teatro con quella sul set dei film.
Anche negli anni ’50 Totò venne a Reggio, acclamato come un divo nazionale. Insieme a lui, ragazze a parte, alcune fra quelle spalle che si ritrovavano regolarmente nei film, dove spesso riproponeva pari pari le gag sperimentate a teatro.
Quando veniva a Reggio Emilia, Totò e la compagnia alloggiavano all’hotel Ariosto, gestito da Tonino Salardi e dalla moglie Bruna Rivieri, assidui frequentatori del teatro. Bruna, poco prima della morte (è scomparsa nel 1998) ricordava ancora con precisione quello che aveva servito al principe a tardissima ora, a tavola, alla fine dello spettacolo: tagliatelle con i piselli.
Vita non semplice, quella degli albergatori e dei ristoratori, quando si ha a che fare con il mondo del teatro, fatto di gente che confonde il giorno con la notte. De Curtis, anche quando non era impegnato nelle riprese di qualche film o non era in tournée, comunque andava a letto ben dopo il canto del gallo. Quelle tagliatelle reggiane doveva averle mangiate poco prima dell’alba.
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