Gazzetta di Reggio

Il quartetto Adorno in San Filippo 

di Giulia Bassi
Il quartetto Adorno in San Filippo 

Un viaggio tra Brahms e Debussy con la giovane violinista reggiana Liù Pellicciari

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REGGIO EMILIA. Prosegue l’attività degli Amici del Quartetto che stasera alle 21, nell’ambito della Far, propone un interessante concerto nella chiesa di San Filippo.
Protagonista è il Quartetto Adorno: formazione nata nel 2015 e composto da Edoardo Zosi e dalla reggiana Liù Pelliciari (violini), quindi Benedetta Bucci (viola) e Danilo Squitieri (violoncello). Sono tutti musicisti molto solidi, cresciuti in seno all’Accademia “Stauffer” di Cremona, dove hanno assimilato dai loro maestri (Salvatore Accardo, Bruno Giuranna e Rocco Filippini) la grande passione per la musica da camera. Attualmente partecipano al corso di perfezionamento di quartetto tenuto dai maestri Miguel Da Silva, Antonello Farulli e Andrea Nannoni alla “Scuola di musica” di Fiesole. Il loro nome, Quartetto Adorno, è un omaggio al grande filosofo Theodor Wiesengrund Adorno che, in un’epoca di declino musicale e sociale, individuò nella musica da camera l’unica chiave di salvezza per perpetuare un rapporto vero degli individui nei confronti della musica, secondo i valori del rispetto e dell’anelito alla perfezione.
Nonostante la recente formazione, il Quartetto Adorno ha già tenuto concerti per importanti società musicali italiane come “La Società dei concerti” di Milano, “Museo del violino” di Cremona, Expo Milano, “Società umanitaria” di Milano, “Festival dei due mondi” di Spoleto, “Festival internazionale di musica da camera” di Cervo, “Mito festival” a Torino e Milano dove hanno eseguito in prima assoluta il Quartetto Energy/Fly di Regis Campò a loro dedicato.
Il programma comprende di Brahms il Quartetto op. 51 n. 1 e di Debussy il Quartetto op. 10. Questo, composto tra il 1892 e il 1893, si presenta come l’unica sua pagina a recare nel frontespizio un numero d’opera, si colloca all’interno di un periodo dominato da lavori di marca simbolista; si caratterizza anche per la forma ciclica che permea la struttura dei suoi quattro movimenti, unita però alla forma della variazione: i tempi sono dominati da un unico tema, in continua trasformazione, con un’armonia dai colori sempre cangianti. Brahms aveva quarant’anni quando si decise a pubblicare i due Quartetti per archi dell’op. 51, il n. 1 in do minore e il n. 2 in la minore; il primo in programma stasera ha un’intonazione austera e una tensione drammatica di piglio beethoveniano, tanto da essere accostato da qualche critico al modello dei Quartetti Rasoumovsky.

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