colori
Per la tintura si usavano erbe aromatiche e barbabietole
CASTELNOVO MONTI. Le uova sode pasquali sono rigorosamente colorate. La tonalità più tipica è quella rossa intensa, ma esistono altre variabili, sia antiche che moderne. Per quanto riguarda il rosso,...
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CASTELNOVO MONTI. Le uova sode pasquali sono rigorosamente colorate. La tonalità più tipica è quella rossa intensa, ma esistono altre variabili, sia antiche che moderne.
Per quanto riguarda il rosso, per decenni, per ottenerlo, si è usata una polverina – usata anche per la tintura dei panni – custodita gelosamente nel periodo pre-pasquale che si buttava nei pentoloni dove venivano lessate le uova. Una variante ancora più rurale e povera, ma meno efficace dal punto di vista della tinteggiatura, era quella di ortaggi adeguati, da verze a barbabietole.
Gli altri colori sono una deviazione dalla retta via. Il verdino esisteva anche un tempo, grazie alla bollitura degli ovetti assieme a erbe assortite, che donavano pure un saporino extra. Oggi si trovano invece tutte le varianti cromatiche desiderate, alla bisogna, grazie a coloranti naturali più recenti.
Una volta vinta queste benedette uova, bisognava poi occuparsene. Mangiarle, in pratica. E trovare pure modi pratici per conservarle per qualche giorno. Perché va bene gustarsene un paio condite col sale nel sagrato della chiesa dopo la gara, ma esagerare sarebbe stato poco salutare per il corpo e per l’economia domestica. Mezzo secolo fa Pasqua era spesso segnata da temperature rigide, altro che la primavera perenne di questi anni, e il termometro basso aiutava. Altrimenti ci si affidava alla fantasia delle cuoche.
Un classico piatto stagionale era quello delle “uova spaccate”, le uova sode sgusciate e appunto spaccate, poi immerse in un umido a base di piselli freschi e di passata di pomodoro. Semplice da realizzare, anche perché i poveri ingredienti di base non erano difficili da reperire.
Il “piatto” per eccellenza con le uova sode è però ancora più basico e ancora più legato alla stagione e alla natura: uova e radicchi.
In primavera campi e vallate erano pieni di radicchi freschi e saporiti, che si affiancavano agli ovetti in un insalata condita con sale, olio ed eventualmente aceto. (adr.ar)
Per quanto riguarda il rosso, per decenni, per ottenerlo, si è usata una polverina – usata anche per la tintura dei panni – custodita gelosamente nel periodo pre-pasquale che si buttava nei pentoloni dove venivano lessate le uova. Una variante ancora più rurale e povera, ma meno efficace dal punto di vista della tinteggiatura, era quella di ortaggi adeguati, da verze a barbabietole.
Gli altri colori sono una deviazione dalla retta via. Il verdino esisteva anche un tempo, grazie alla bollitura degli ovetti assieme a erbe assortite, che donavano pure un saporino extra. Oggi si trovano invece tutte le varianti cromatiche desiderate, alla bisogna, grazie a coloranti naturali più recenti.
Una volta vinta queste benedette uova, bisognava poi occuparsene. Mangiarle, in pratica. E trovare pure modi pratici per conservarle per qualche giorno. Perché va bene gustarsene un paio condite col sale nel sagrato della chiesa dopo la gara, ma esagerare sarebbe stato poco salutare per il corpo e per l’economia domestica. Mezzo secolo fa Pasqua era spesso segnata da temperature rigide, altro che la primavera perenne di questi anni, e il termometro basso aiutava. Altrimenti ci si affidava alla fantasia delle cuoche.
Un classico piatto stagionale era quello delle “uova spaccate”, le uova sode sgusciate e appunto spaccate, poi immerse in un umido a base di piselli freschi e di passata di pomodoro. Semplice da realizzare, anche perché i poveri ingredienti di base non erano difficili da reperire.
Il “piatto” per eccellenza con le uova sode è però ancora più basico e ancora più legato alla stagione e alla natura: uova e radicchi.
In primavera campi e vallate erano pieni di radicchi freschi e saporiti, che si affiancavano agli ovetti in un insalata condita con sale, olio ed eventualmente aceto. (adr.ar)
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