Gazzetta di Reggio

Alla ricerca del “tasto” giusto con la storia di Andrea Vitali 

di Martina Riccò
Alla ricerca del “tasto” giusto con la storia di Andrea Vitali 

Il romanzo “Pianoforte vendesi” approda a teatro con la regia di Latagliata Lo spettacolo sabato sera al Piccolo Orologio, in scena Adriano Evangelisti

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REGGIO EMILIA. Un ladro – dalle mani così affusolate da essere chiamato “Pianista” – che deve scegliere tra buone e cattive azioni: il bianco e il nero, come i tasti del pianoforte.
È il protagonista dello spettacolo – prodotto da Fondazione Aida e Ars Creazione e Spettacolo – che sabato sera alle 21 sarà in scena al teatro del Piccolo Orologio, in via Massenet. Ed è anche il protagonista di “Pianoforte vendesi”, il romanzo di Andrea Vitali (pubblicato da Garzanti nel 2009) da cui è tratta la pièce. «Non avevo mai pensato di farlo diventare testo teatrale – svela l’autore – finché non mi è stato proposto. Ma è stato tutto molto naturale: il regista Raffaele Latagliata e il protagonista Adriano Evangelisti sono venuti a trovarmi a Bellano, dove la storia è ambientata, e abbiamo chiacchierato del progetto».
Ha dovuto modificare il testo?
«In realtà no, non sono proprio intervenuto. Ma il testo teatrale è risultato molto aderente al romanzo».
Se lo aspettava?
«Sapevo che avevo a che fare con professionisti, mi sono fidato di loro e ho fatto bene: quando sono andato ad assistere alla prima dello spettacolo mi sono divertito tantissimo e il risultato finale mi ha soddisfatto molto».
Il Pianista si trova a scegliere tra i tasti bianchi del pianoforte (azioni positive) e quelli neri (azioni negative). Nella realtà è così facile decidere tra il bene e il male?
«Dipende dall’approccio alla vita e dall’esperienza personale. Se una persona ha in testa solo il proprio bene, è molto probabile che questo si traduca in male per gli altri».
La letteratura può aiutare a pensare agli altri?
«Non si sostituisce alla coscienza, ma sicuramente dà degli strumenti che permettono di dialogare con se stessi stabilendo un codice di comportamento nei confronti di sè e degli altri. Avere esperienza di esperienze altrui può servire per predisporre un decalogo comportamentale, ma poi è la coscienza che porta a fare le scelte».
Dal 1990 a oggi lei ha scritto 58 libri: una media di più di due libri all’anno. Come fa?
«Scrivo tutti i giorni perché per me la scrittura è un lavoro nel senso artigianale del termine: non voglio cambiare le sorti dell’umanità, non voglio essere un maestro del pensiero, cerco solo di raccontare storie divertenti da scrivere e da leggere».
Cioè?
«Chi legge vuole ridere, soffrire, piangere, insomma vuole essere avvinto. Per raggiungere questo obiettivo io costruisco storie, come se fossi un artigiano, incastrando personaggi, azioni, trama».
Dove trova l’ispirazione?
«Parto da esperienze personali o da quelle altrui. Ma mi bastano anche semplici suggestioni, non ho bisogno di un’illuminazione completa. Diciamo che capisco dove voglio arrivare, ma non so che strada percorrerò».
Anche per “Pianoforte vendesi” è stato così?
«Questo libro, che è quello a cui sono più legato, mi è costato molta più fatica di tutti gli altri. L’ho scritto, abbandonato, stracciato, riscritto. Non riuscivo mai a essere soddisfatto del risultato. Ma finalmente è uscita questa storia: breve, faticosa, proprio lei».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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