Ars Canusina, il Medioevo ai tempi nostri
L'attività è nata a Reggio Emilia dall'idea di una giovane psichiatra per insegnare il ricamo alle sue pazienti
REGGIO EMILIA. Quella dell’Ars Canusina è una storia straordinaria, legata in un qualche modo a due grandi donne: la contessa Matilde e Marta Del Rio, giovane psichiatra (la prima specialista in Italia) appassionata di storia e di arte medievale locale che, nella prima metà del ‘900, all’interno del San Lazzaro, sperimentò un metodo di cura e un’attività di artigianato artistico che chiamò appunto Ars Canusina, ispirandosi ai fregi dei monumenti di epoca matildica (chiese, oratori, monasteri) presenti in terra reggiana.
Un’arte antica e affascinante che vede gli artigiani di oggi cimentarsi nel cotto intarsiato, nel vetro policromo, nella pietra lavorata, nei tessuti ricamati, nel ferro battuto, nella ceramica e nei tessuti dipinti a mano. Un’arte tutelata da un consorzio che compie quest’anno dieci anni. Così abbiamo chiesto a Maria Neroni, Marisa Strozzi e Roberto Carriero, a nome del Consorzio e del Comune di Casina, di raccontarci qualcosa di più.
Quest'anno ricorrono i dieci anni del Consorzio. Com'è cambiata la situazione?
«Il Consorzio ha visto la luce nel 2007, in un momento in cui alcuni eventi espositivi si erano imposti all’attenzione sulla scena provinciale, in particolare nel 2006 una triplice mostra nei castelli di Castellarano, di Rossena e di Sarzano. Il gradimento del pubblico incoraggiò l’impegno delle aziende e delle istituzioni. Ma poi la crisi economica generale ha causato una grave sofferenza anche fra l’artigianato artistico. Così pure l’Ars Canusina ne ha risentito, ma è confortante constatare che, attraverso mari tempestosi mai navigati prima, l’Ars Canusina ha conservato la sua attrattiva».
Chi aderisce al consorzio e quali sono i suoi scopi?
«Il Consorzio è stato fondato dal Comune di Casina, proprietario del marchio commerciale, che ha riunito gli artigiani già concessionari e la Cna. In esso confluiscno istituzioni, imprese e alcune persone, i nostri “cultori” di lungo corso. Scopi del consorzio sono diffondere la conoscenza dell’Ars canusina, promuovere le vendite e certificare la produzione: ogni pezzo è munito del suo certificato di autenticità. L’Ars Canusina non è solo ricamo, come ancora molti pensano, ma si realizza in ogni branca dell’artigianato artistico».
Ma che cosa rende quest'arte così unica?
«Questo artigianato artistico si è caratterizzato sin dalla nascita rielaborando gli stilemi romanici dell’area matildica, seguendo un metodo immutato da quasi cent’anni, ma evolvendosi nello stile dei suoi autori. Ai cultori dell’antico diciamo: Ars Canusina è design contemporaneo. Non è materia per artisti improvvisati, richiede studio, applicazione e senso estetico contemporaneo. E deve la sua invenzione alla psichiatra reggiana Maria Del Rio un secolo fa».
I giovani si approcciano a questo tipo di arte?
«In verità è stata l’Ars Canusina ad accostare i giovani, dietro invito di insegnanti illuminati. Diverse scuole ci chiamano a collaborare. La fecondità pedagogica dell’Ars Canusina è tutt’altro che esaurita».
Non rischia dunque di scomparire?
«Sempre. Ma finora, in quasi un secolo, non è mai accaduto, perché tante persone innamorate hanno dedicato se stesse a tramandare questa cultura particolare».
Qual è l'evento più importante fatto fino ad oggi?
«Le iniziative riuscite non si contano più, considerando che anche prima della nascita del Consorzio il Comune di Casina ha operato dagli anni ‘90. L’ultima, che ci è cara, è la pubblicazione di uno studio inedito, “rs Canusina. Sapere, saper fare”, che illustra il metodo di quest’arte e il suo corso dalla nascita ad oggi. Grazie all’attenzione che ci hanno dedicato mons. Tiziano Ghirelli e il prof. Massimo Mussini, ci ha aperto le porte il Museo Diocesano di Reggio, che ha ospitato la presentazione ufficiale e una mostra durata da novembre ai primi di gennaio».
Quali sono i prossimi eventi in programma?
«Il 10 giugno a Reggio si svolgerà una mattinata di studio su Maria Del Rio alla Biblioteca Carlo Livi, negli spazi che videro la giovane psichiatra compiere i suoi studi medici e inventare l’Ars Canusina. Prima della fine dell’anno scolastico presenteremo il nostro volume agli studenti del Chierici. In luglio, dal 21 al 23, organizzeremo una summer school di ricamo canusino al castello di Sarzano, abbinata a una serata dedicata al design canusino il 21 al castello di Rossena. Infine i castelli di Bianello, Canossa, Rossena e Carpineti hanno accolto vetrine dell’Ars Canusina, mentre a Sarzano le è dedicata una sala del percorso infoturistico: finalmente si può vederla e acquistarla».
Che prospettiva vedete nel futuro?
«Vogliamo allargare i confini dell’Ars Canusina. Non solo perché abbiamo bisogno di aziende, ma perché il canusino, come insegna il professor Mussini, è un design romanico mediopadano: perciò identifica un artigianato artistico che può ambire a caratterizzare tutta l’Emilia e perfino alcune province limitrofe, dal mantovano fin oltre il crinale tosco - emiliano. Del resto, mentre la Romagna vanta le ceramiche faentine, l’Emilia non sa ancora di avere un analogo tesoro di pari pregio».
Un sogno nel cassetto?
«Che nuovi allievi si avvicinino, che nuovi maestri seguano le orme degli emuli di Maria Del Rio, che l’Ars Canusina prosegua con noi e dopo di noi».
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