Gazzetta di Reggio

A Reggio Emilia la Città del Lettore si accende di notte per svanire all’alba

di Chiara Cabassa
A Reggio Emilia la Città del Lettore si accende di notte per svanire all’alba

Appuntamento da martedì 9 a giovedì 11 maggio. L’artefice Daniele Castellari: «Parole ed emozioni» 

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REGGIO EMILIA. Stanno spuntando, in giro per la città, strani manifesti. Strani perché, per quanto ti sforzi, non ci troverai mai neppure l’ombra di un 3 x 2 da non perdere, di una super offerta per chiusura attività, dell’ultimo suv da acquistare a tasso zero. Tradotto, non c’è niente da vendere e nulla da comprare. Ma molto da scoprire. Perché quel manifesto è un invito. Singolare, ma soprattutto speciale. L’invito parte dal liceo scientifico “Aldo Moro”, in collaborazione con l’Istituto “Motti”, ed è rivolto a chiunque voglia cogliere un’opportunità che di ordinario non ha nulla. Chi è disposto a farsi sorprendere potrà infatti dal 9 all’11 maggio trascorrere una notte nella “Città del Lettore”.

Un momento “dedicato” per abitare le emozioni dei libri e regalarsi il tempo di perdere tempo tra le vie, gli alberi, le stanze, il giardino. Sì, perché per una anzi tre notti, il piano terra del “Moro” e l’ampio parco che circonda l’edificio ospiteranno quella città del lettore destinata a scomparire all’alba. Come nelle fiabe. Ma, proprio come nelle fiabe, la notte vale la pena viverla tutta d’un fiato. Il perché ce lo spiega il professore e regista Daniele Castellari, deus ex machina di un evento che coinvolge 150 studenti, si rivolge a 750 spettatori (250 per sera) ma soprattutto ci aprirà le porte di una nuova città. Immaginaria ma non troppo.
 

Allora, cerchiamo di convincere un turista un po’ indeciso a visitare la Città del Lettore. Diamogli qualche motivazione.
«Un buon motivo potrebbe essere l’orario. La città prende vita al tramonto, e si può assistere al quel trascolorare del giorno che a maggio è particolarmente poetico. Detto questo, va sottolineato che lo spettatore non assisterà a una rappresentazione di teatro itinerante: a fare la differenza è la possibilità, una volta varcato l’ingresso della città, di scegliere. Ci sarà un’edicola e ci saranno gli strilloni a distribuire una piantina della città: sul retro i percorsi fra cui sarà necessario scegliere. Perché tutto non si potrà fare...».
 

Mettiamo che il turista sia ancora poco motivato. Due o tre segreti si possono svelare?
«Diciamo che sarà anche possibile prenotare un tavolo al ristorante “Non di solo pane”: qui si potranno gustare i piatti preparati e serviti dagli studenti del Motti ai quali abbinare la proposta letteraria servita dai ragazzi del Moro. E in una città non può mancare la farmacia: nella nostra ci saranno due medici e due infermieri. Dopo la visita “letteraria”, i pazienti saranno indirizzati ai farmacisti che forniranno loro la medicina-lettura consigliata. I bugiardini sono stati piuttosto impegnativi».
 

Qualche altro segreto?
«Nel parco sarà parcheggiata una 500 piena di libri: solo i posti davanti sono liberi. L’autista leggerà a chi si siederà di fianco, per tre minuti, un racconto di viaggio. Si potrà anche partecipare a un’asta in cui vengono messi in vendita (ma non c’entrano gli euro) oggetti letterari famosi, dal “filo d’Arianna” al “ramo del lago di Como”. E si potranno spedire lettere che i postini puntualmente consegneranno: se non si trova la persona a cui è stata indirizzata la missiva ci penseranno i dj a ripetere al microfono il nome del destinatario. Dal momento che nella città del lettore c’è pure una radio».
 

Ora che il turista si è convinto, anzi si sarà già prenotato, parliamo un po’ di questo evento che arriva dopo lo Spaccio di Poesie e il Mercato delle Idee. Possiamo parlare dell’evoluzione di un percorso?
«Assolutamente sì. Anche se gli “spacciatori di poesia” li troveremo anche nel parcheggio della città del lettore così come no potrà mancare il mercato. Nel caso della città del lettore il meccanismo è lo stesso delle bancarelle: attraverso tecniche di sviluppo del pensiero creativo, ho cercato di fare lavorare i ragazzi su idee e immagini che devono, una volta uscite, continuare a crescere. Perché se fosse semplicemente uno spettacolo io mi limiterei ad esserne il regista. Qui invece ci sono molti momenti interattivi e questo significa che il lavoro degli “attori” è più complesso. Il valore aggiunto è rappresentato dal gioco educativo che ha a che fare con l’uso del tempo: entrati in questa città, ognuno deve scegliere come usare il suo tempo per goderselo appieno, senza la frenesia di consumare tutto in un attimo».
 

Quali gli obiettivi di un progetto così importante?
«L’obiettivo è suggerire letture, riflettere sul piacere di leggere, condividere emozioni legate ai libri con l’aiuto di altri linguaggi artistici. Dal punto di vista educativo l’obiettivo più rilevante per gli studenti protagonisti è il processo attraverso il quale leggono, trovano idee, si scambiano progetti, allestiscono. Ma la cosa che più mi ha stupito è stato vedere come i ragazzi siano riusciti a tirare fuori capacità e abilità che loro stessi in molti casi non sapevano di avere».
 

Tornando all’evento, finita la notte la città del lettore scompare per lasciare posto alla solita scuola.
«Già. La scuola dove si legge per obbligo e la città dove si legge per piacere. Perché il mondo forse può cambiare».

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