Antiche Porte festeggia vent’anni di libri e storia
di Martina Riccò
Il fondatore Alberto Cenci svela il suo trucco «Per fare questo lavoro bisogna crederci»
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REGGIO EMILIA. Vent’anni di viaggi nell’Italia dei mille campanili. Vent’anni di amore per il territorio, non solo reggiano, e per le tradizioni, la storia, l’ambiente. Vent’anni di pagine e parole in barba alla crisi che attanaglia il settore dell’editoria.
Festeggia tutto questo Antiche Porte, la casa editrice fondata nel maggio del 1997 da Alberto Cenci (laureato in scienze forestali a Firenze, con una passione incontrollata per i libri che parlano di territori e culture locali). «E per spegnere le candeline – assicura – non c’è niente di meglio che fare quello che abbiamo sempre fatto in questi anni: pubblicare libri e organizzare convegni ed eventi, come le passeggiate alla scoperta di Reggio. Sempre alla ricerca di nuove fonti, documentate e provate, senza disdegnare la tradizione orale e il folklore, che con la storia e l’antropologia hanno stretti legami».
Allora Cenci, com’è vent’anni dopo?
«Un trionfo. Sono ricchissimo e tutto il mondo parla di noi... Scherzi a parte, per me abbiamo appena cominciato».
Cioè?
«Ogni volume è una sfida nuova, a sè, e si ricomincia sempre da capo. Poi a me non è mai interessato stampare carta per far numero. Cerco piuttosto di concentrarmi nel trasmettere, il più possibile, il messaggio e il contenuto dell’opera».
E funziona?
«Se l’autore crede nel progetto e non si sente il genio che l’umanità attendeva con ansia, se ci lavoriamo 25 ore al giorno, se abbiamo tanta fortuna, se s’incontra il contesto giusto, se si fanno scelte azzeccate e se San Prospero ci protegge... è probabile di sì».
Qual è stato il filo conduttore di Antiche Porte in questi due decenni?
«Qualità prima di tutto. Certo questo non significa che non abbiamo mai sbagliato, anzi. All’inizio tutto era da imparare e dopo vent’anni non abbiamo ancora finito».
Certo che fare l’editore, con i tempi che corrono, non è semplice...
«Il mio motto è “Fidelitati et constantiae in adversis”. Lo disse il duca Francesco V d’Austria Este ai suoi fedelissimi prima dell’addio definitivo nel 1863. Tradotto vuol dire: crederci. Se non si crede in quello che si fa, è meglio cambiare strada».
Come festeggerà i vent’anni di attività?
«Abbiamo organizzato un cartellone di eventi molto ricco, che è iniziato il 25 aprile con la passeggiata alla scoperta della Reggio etrusca e che proseguirà fino al 27 luglio. Ma la festa vera e propria sarà giovedì 4 maggio a Guastalla».
Qual è il programma?
«Ci troveremo alle 21 alla biblioteca Maldotti per la presentazione del libro “Guastalla e le comunità della Bassa nel tardo Medioevo” di David Salomoni».
Di cosa si tratta?
«È un’analisi attenta e precisa della vita, dell’ambiente socio-economico e del territorio di quest’area padana. Il libro nasce dalla necessità di colmare, almeno in parte, un vuoto storiografico riguardante la comunità di Guastalla e il territorio della Bassa alla fine del Medioevo»
Cosa emerge dalla ricerca?
«Attraverso l’analisi dell’interazione uomo-ambiente, delle parentele, delle istituzioni e dell’economia guastallese tra il 1400 e il 1539, il volume evidenzia le trasformazioni che hanno preceduto, e hanno permesso, lo sviluppo conosciuto da Guastalla e dalle comunità confinanti dopo la fine delle Guerre d’Italia. Protagoniste di questa storia, infatti, sono state tutte le comunità della Bassa reggiana, in particolare Novellara, Brescello, Gualtieri e Boretto, caratterizzate ciascuna da diverse strutture istituzionali ma accomunate dalle stesse esigenze di sussistenza e sviluppo».
Ancora una volta, quindi, al centro del lavoro di Antiche Porte ci sono “i piccoli”...
«Sì. Negli anni molto è stato scritto sul ‘500, dopo l’acquisto della comunità per opera di Ferrante Gonzaga, poco invece sul ‘400, l’età dei Torelli. E l’attenzione degli storici si è quasi sempre concentrata sulla storia delle signorie che hanno tenuto la capitale ducale nei secoli. Il libro di David Salomoni affronta la storia da un punto di vista diverso, si ferma sui centri minori ».
Un desiderio spegnendo le candeline?
«Vorrei continuare a fare l’editore. Almeno per i prossimi vent’anni. Possibilmente... benestante».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Festeggia tutto questo Antiche Porte, la casa editrice fondata nel maggio del 1997 da Alberto Cenci (laureato in scienze forestali a Firenze, con una passione incontrollata per i libri che parlano di territori e culture locali). «E per spegnere le candeline – assicura – non c’è niente di meglio che fare quello che abbiamo sempre fatto in questi anni: pubblicare libri e organizzare convegni ed eventi, come le passeggiate alla scoperta di Reggio. Sempre alla ricerca di nuove fonti, documentate e provate, senza disdegnare la tradizione orale e il folklore, che con la storia e l’antropologia hanno stretti legami».
Allora Cenci, com’è vent’anni dopo?
«Un trionfo. Sono ricchissimo e tutto il mondo parla di noi... Scherzi a parte, per me abbiamo appena cominciato».
Cioè?
«Ogni volume è una sfida nuova, a sè, e si ricomincia sempre da capo. Poi a me non è mai interessato stampare carta per far numero. Cerco piuttosto di concentrarmi nel trasmettere, il più possibile, il messaggio e il contenuto dell’opera».
E funziona?
«Se l’autore crede nel progetto e non si sente il genio che l’umanità attendeva con ansia, se ci lavoriamo 25 ore al giorno, se abbiamo tanta fortuna, se s’incontra il contesto giusto, se si fanno scelte azzeccate e se San Prospero ci protegge... è probabile di sì».
Qual è stato il filo conduttore di Antiche Porte in questi due decenni?
«Qualità prima di tutto. Certo questo non significa che non abbiamo mai sbagliato, anzi. All’inizio tutto era da imparare e dopo vent’anni non abbiamo ancora finito».
Certo che fare l’editore, con i tempi che corrono, non è semplice...
«Il mio motto è “Fidelitati et constantiae in adversis”. Lo disse il duca Francesco V d’Austria Este ai suoi fedelissimi prima dell’addio definitivo nel 1863. Tradotto vuol dire: crederci. Se non si crede in quello che si fa, è meglio cambiare strada».
Come festeggerà i vent’anni di attività?
«Abbiamo organizzato un cartellone di eventi molto ricco, che è iniziato il 25 aprile con la passeggiata alla scoperta della Reggio etrusca e che proseguirà fino al 27 luglio. Ma la festa vera e propria sarà giovedì 4 maggio a Guastalla».
Qual è il programma?
«Ci troveremo alle 21 alla biblioteca Maldotti per la presentazione del libro “Guastalla e le comunità della Bassa nel tardo Medioevo” di David Salomoni».
Di cosa si tratta?
«È un’analisi attenta e precisa della vita, dell’ambiente socio-economico e del territorio di quest’area padana. Il libro nasce dalla necessità di colmare, almeno in parte, un vuoto storiografico riguardante la comunità di Guastalla e il territorio della Bassa alla fine del Medioevo»
Cosa emerge dalla ricerca?
«Attraverso l’analisi dell’interazione uomo-ambiente, delle parentele, delle istituzioni e dell’economia guastallese tra il 1400 e il 1539, il volume evidenzia le trasformazioni che hanno preceduto, e hanno permesso, lo sviluppo conosciuto da Guastalla e dalle comunità confinanti dopo la fine delle Guerre d’Italia. Protagoniste di questa storia, infatti, sono state tutte le comunità della Bassa reggiana, in particolare Novellara, Brescello, Gualtieri e Boretto, caratterizzate ciascuna da diverse strutture istituzionali ma accomunate dalle stesse esigenze di sussistenza e sviluppo».
Ancora una volta, quindi, al centro del lavoro di Antiche Porte ci sono “i piccoli”...
«Sì. Negli anni molto è stato scritto sul ‘500, dopo l’acquisto della comunità per opera di Ferrante Gonzaga, poco invece sul ‘400, l’età dei Torelli. E l’attenzione degli storici si è quasi sempre concentrata sulla storia delle signorie che hanno tenuto la capitale ducale nei secoli. Il libro di David Salomoni affronta la storia da un punto di vista diverso, si ferma sui centri minori ».
Un desiderio spegnendo le candeline?
«Vorrei continuare a fare l’editore. Almeno per i prossimi vent’anni. Possibilmente... benestante».
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