Gazzetta di Reggio

Dario Ballantini all’Ottagono svela le “Strutture umane”

di Andrea Vaccari
Dario Ballantini all’Ottagono svela le “Strutture umane”

BIBBIANO. Sarà inaugurata domani pomeriggio alle 17.30, alla galleria L’Ottagono di Bibbiano, la mostra “Strutture umane” di Dario Ballantini, il pittore livornese conosciuto dai più per la sua...

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BIBBIANO. Sarà inaugurata domani pomeriggio alle 17.30, alla galleria L’Ottagono di Bibbiano, la mostra “Strutture umane” di Dario Ballantini, il pittore livornese conosciuto dai più per la sua attività di imitatore e trasformista che da anni lo porta a vestire i panni di tantissimi personaggi famosi a “Striscia la notizia”.
La mostra – promossa dal Comune di Bibbiano, con la presentazione del curatore Silvio Panini e con l’intervento di Massimo Licinio – resterà allestita fino al 28 maggio (questi gli orari di visita: sabato e domenica dalle ore 10 alle 12.30 e dalle ore 16 alle 19, oppure su prenotazione telefonando al 348-5306266). Quella di Ballantini è una storia insolita e interessante, che fa emergere tutto il suo eclettismo, dote che lo ha portato da sempre a cimentarsi nei più variegati campi dell’espressione artistica.
Ballantini, cosa potremo ammirare in mostra?
«È difficile descrivere i miei quadri, conta soprattutto vederli per capirne appieno il significato. In genere rappresento un universo di colori, di volti anonimi, di espressioni, nell’intento di fornire agli spettatori un supporto per penetrare e cercare di scoprire il mistero della vita. Infatti, attraverso la profondità dello sguardo, delle diverse sfaccettature di un volto, provo a raccontare i sentimenti, le angosce, i dubbi, le speranze, l’universo interiore di un’umanità, ritratta quasi sempre sofferente».
Pittore di successo e imitatore tra i più apprezzati e conosciuti. Come fa?
«Il mio è un percorso che parte da lontano, con la frequentazione del liceo artistico a Livorno. Livorno che è la città dei pittori per eccellenza dalla quale proviene, per esempio, il grande Modigliani. Io racconto soprattutto l’essere umano, nel bel mezzo del suo percorso, ricco di travagli».
I soggetti che ritrae sono quasi sempre senza espressione. Curioso, per chi è abituato ad assumere continuamente un aspetto diverso.
«Nei miei quadri affronto diverse tematiche, servendomi di cromie opposte, a volte risolte nei toni freddi, ma più frequentemente caldi, con pennellate dense ed incisive. Non mi soffermo su un essere umano ben preciso, non lo descrivo, ma esalto quello che vedo e sento, partendo dal vuoto, dal niente. In generale ritraggo sempre lo stesso volto anonimo, apportando variazioni di un tema visivo che assume i contorni mentali di una maschera, quella dell’uomo, quale tutti noi siamo chiamati ad essere».
Si sente più pittore o trasformista?
«È arrivata prima la pittura, ma ho iniziato presto ad alternarla al trasformismo. Diciamo che ho riscattato due “fallimenti” in famiglia: mio padre ha interrotto la carriera di pittore mentre mio nonno era stato un attore. La pittura è una disciplina più intima, quando mi ritrovo da solo col quadro riesco a esprimere tutto quello che voglio, mentre quando faccio l’imitatore ho di fronte un pubblico esigente che si aspetta determinate cose».
C’è una vena di pessimismo nelle sue opere?
«Sto scoprendo una cosa strana. Trovo sia infatti molto pessimistico che io sia costretto a rendere comici dei personaggi odiati come i politici, oggi la categoria in assoluto più malvista dai cittadini. Quando imito Trump, ad esempio, cerco di renderlo simpatico agli occhi del pubblico, non cattivo. Cerco di raffigurare lui e tutti gli altri con un carico di umanità che vorrei avessero in realtà».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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