IL RITORNO DI MARA LA “RECIDIVA”
di ROBERTO FONTANILI
DOPO 15 ANNI IL PRIMO ALBUM DA SOLISTA «DOPO UN LUNGO CAMMINO, SONO SERENA»
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Mara Radeghieri, per undici anni volto degli Ustmamò, dopo un lungo periodo – in cui però la musica c’è sempre stata – torna con un proprio cd, il primo da solista, che uscirà il 12 maggio.
Il singolo “Augh” e il relativo video clip saranno presentati dal vivo con la sua nuova formazione il 10 maggio a Parma (Wopa Temporary), il 17 maggio a Milano (Salumeria della Musica) e il 19 maggio a Torino (Hiroshima Mon Amour).
“Recidiva” il titolo dell’album che è un po’ il punto di arrivo per la poliedrica artista che ha fatto del nostro Appennino il suo rifugio. Dove compone, canta, insegna, vive, sperimenta. La prima domanda alla cantautrice, che ha scritto assieme a Gianna Nannini “Meravigliosa creatura”, non poteva che essere: “Perché proprio adesso?”. E cioè la traduzione in italiano di Ustmamò dal dialetto montanaro. Quel dialetto, quelle tradizioni e quei ritmi lenti della nostra montagna da cui è rimasta stregata. A Castelnovo Monti è arrivata quando aveva appena nove mesi, da Verbania dove è nata nel 1961, per poi trasferirsi 25 anni fa a Gatta di Felina. Per vivere, come dice lei, «nella mia palafitta, nella casa della mia famiglia materna».
«Il cd esce adesso perché è arrivato il momento – rivela – Nel vecchio testamento si dice che c’è un tempo per tutto. Bisogna portare molta pazienza nella vita. Tutto ha un ciclo. Non ho sempre voglia di scrivere e non ho sempre cose profonde da dire. Non sono una cantante da un disco l’anno e anche l’ispirazione va attesa». Con calma, verrebbe da dire, se non fosse che in questi quindici anni Mara di cose ne ha fatte tante. Compreso scrivere poesie che poi non pubblica, perché «non sono cantabili, anche se nell’ultimo disco ne ho inserita una dedicata a Gatta». O lo scegliere di diventare insegnante di inglese e di farlo in montagna. Dove i ritmi sono più lenti e i rapporti più solidi, anche con i suoi allievi. Come quello che Mara ha con la musica. «Per me la montagna è stata sempre fonte di grande equilibrio – racconta – e una grande compagna, anche dopo gli Ustmamò. Dopo l’università a Bologna i miei studi mi hanno portato all’estero, ma sono sempre tornata qui. La città la vivo male, non è da abitare. L’Appennino è molto accogliente e caloroso e ci sono equilibri che vanno rispettati. Nella natura, nelle persone e in se stessi. Io ho dovuto aspettare per trovare il mio».
Le sue risposte sono sempre lunghi ragionamenti. Anche quando le chiediamo se si sente più insegnante o musicista. «È una domanda difficile – riflette – la scuola a volte mi sembra molto asfittica e i ragazzi avrebbero bisogno di più spazi e meno libri. Me ne accorgo quando escono e sembrano rondini che volano». La musica è passione, la scuola l’impegno quotidiano che Mara ha coniugato in questi quindici anni. Anche quando la sua esperienza artistica è stata più di ricerca, di nicchia. «Alla musica non chiedo di mantenermi – sottolinea – è la scuola che lo fa, e anche per questo le porto grande rispetto. Le mie canzoni e i miei alunni sono i figli che non ho mai avuto».
Anche “Recidiva”, il titolo scelto per il nuovo album si presta a più di una interpretazione. Un po’ come la vita di Mara. «C’è dentro – spiega – la voglia di cantare e di stare sul palco, che mi dà la conferma della mia capacità di coinvolgere il pubblico. Ma vuol anche dire la voglia di ripetere gli errori e una malattia che continua a tornare. Io colgo l’accezione positiva: quella di essere caparbia, di tornare sui miei passi e sapere che non mi sono sbagliata. Sono molto orgogliosa di tutto quello che ho fatto e che sono stata». Dagli Ustmamò, ai canti popolari e anarchici, a “Meravigliosa creatura”. Senza rimpianti. «Se non quello di non aver saputo risolvere le mie crisi con nervi più saldi», dice. Presto uscirà il nuovo disco e alla domanda se è quello della maturità, risponde: «Me lo auguro. In questi anni ho imparato a stare sul palco in maniera più confidenziale. Spero di aver trovato il modo di esprimermi in modo più naturale. Mi sento serena, dopo tanta fatica e un lungo cammino».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il singolo “Augh” e il relativo video clip saranno presentati dal vivo con la sua nuova formazione il 10 maggio a Parma (Wopa Temporary), il 17 maggio a Milano (Salumeria della Musica) e il 19 maggio a Torino (Hiroshima Mon Amour).
“Recidiva” il titolo dell’album che è un po’ il punto di arrivo per la poliedrica artista che ha fatto del nostro Appennino il suo rifugio. Dove compone, canta, insegna, vive, sperimenta. La prima domanda alla cantautrice, che ha scritto assieme a Gianna Nannini “Meravigliosa creatura”, non poteva che essere: “Perché proprio adesso?”. E cioè la traduzione in italiano di Ustmamò dal dialetto montanaro. Quel dialetto, quelle tradizioni e quei ritmi lenti della nostra montagna da cui è rimasta stregata. A Castelnovo Monti è arrivata quando aveva appena nove mesi, da Verbania dove è nata nel 1961, per poi trasferirsi 25 anni fa a Gatta di Felina. Per vivere, come dice lei, «nella mia palafitta, nella casa della mia famiglia materna».
«Il cd esce adesso perché è arrivato il momento – rivela – Nel vecchio testamento si dice che c’è un tempo per tutto. Bisogna portare molta pazienza nella vita. Tutto ha un ciclo. Non ho sempre voglia di scrivere e non ho sempre cose profonde da dire. Non sono una cantante da un disco l’anno e anche l’ispirazione va attesa». Con calma, verrebbe da dire, se non fosse che in questi quindici anni Mara di cose ne ha fatte tante. Compreso scrivere poesie che poi non pubblica, perché «non sono cantabili, anche se nell’ultimo disco ne ho inserita una dedicata a Gatta». O lo scegliere di diventare insegnante di inglese e di farlo in montagna. Dove i ritmi sono più lenti e i rapporti più solidi, anche con i suoi allievi. Come quello che Mara ha con la musica. «Per me la montagna è stata sempre fonte di grande equilibrio – racconta – e una grande compagna, anche dopo gli Ustmamò. Dopo l’università a Bologna i miei studi mi hanno portato all’estero, ma sono sempre tornata qui. La città la vivo male, non è da abitare. L’Appennino è molto accogliente e caloroso e ci sono equilibri che vanno rispettati. Nella natura, nelle persone e in se stessi. Io ho dovuto aspettare per trovare il mio».
Le sue risposte sono sempre lunghi ragionamenti. Anche quando le chiediamo se si sente più insegnante o musicista. «È una domanda difficile – riflette – la scuola a volte mi sembra molto asfittica e i ragazzi avrebbero bisogno di più spazi e meno libri. Me ne accorgo quando escono e sembrano rondini che volano». La musica è passione, la scuola l’impegno quotidiano che Mara ha coniugato in questi quindici anni. Anche quando la sua esperienza artistica è stata più di ricerca, di nicchia. «Alla musica non chiedo di mantenermi – sottolinea – è la scuola che lo fa, e anche per questo le porto grande rispetto. Le mie canzoni e i miei alunni sono i figli che non ho mai avuto».
Anche “Recidiva”, il titolo scelto per il nuovo album si presta a più di una interpretazione. Un po’ come la vita di Mara. «C’è dentro – spiega – la voglia di cantare e di stare sul palco, che mi dà la conferma della mia capacità di coinvolgere il pubblico. Ma vuol anche dire la voglia di ripetere gli errori e una malattia che continua a tornare. Io colgo l’accezione positiva: quella di essere caparbia, di tornare sui miei passi e sapere che non mi sono sbagliata. Sono molto orgogliosa di tutto quello che ho fatto e che sono stata». Dagli Ustmamò, ai canti popolari e anarchici, a “Meravigliosa creatura”. Senza rimpianti. «Se non quello di non aver saputo risolvere le mie crisi con nervi più saldi», dice. Presto uscirà il nuovo disco e alla domanda se è quello della maturità, risponde: «Me lo auguro. In questi anni ho imparato a stare sul palco in maniera più confidenziale. Spero di aver trovato il modo di esprimermi in modo più naturale. Mi sento serena, dopo tanta fatica e un lungo cammino».
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