Gazzetta di Reggio

«Un ironico bestiario per evitare i bifolchi»  

di Martina Riccò
«Un ironico bestiario per evitare i bifolchi»  

Reggio Emilia: Stefano Denti presenta il suo ultimo libro sulla maleducazione, “Il singolare di kaki”. Lo scrittore: «Il cattivo esempio ci arriva dall’alto e dalla tv»

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REGGIO EMILIA. «La società attuale sta affondando lentamente su un concetto terribilmente errato, secondo il quale: “Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che appare”, ed è a causa della frustrazione del non riuscire ad apparire, unita a una massiccia dose di cattivi esempi, che si generano continuamente nuove schiere di bifolchi maleducati per i quali vige il sottinteso adagio che il fine giustifica sempre i mezzi».

È l’amara fotografia scattata da Stefano Denti, autore del libro “Il singolare di kaki. Maleducati fantastici e come evitarli” (ed. Imprimatur). L’undicesimo libro del 44enne, che è nato a Reggio Emilia e vive a Montecchio, è una sorta di bestiario per riconoscere il virus del bifolco e... evitarlo.
 

Denti, chi è il bifolco?
«In realtà bifolchi lo siamo tutti, perché la maleducazione alberga in ognuno di noi. Questo libro insegna a individuare i maleducati ed evitarli, ma qualcosina di bifolco, dentro di noi, c’è comunque».
 

Qualche esempio?
«Penso alla strada: lì ognuno dà il peggio di sè. Quando sei in bici odi le auto, quando sei in auto detesti le moto. Su ogni mezzo ti senti superiore agli altri e consideri tutti dementi».
 

È Mad Max, che “si aggira per le città dello stivale come se si trovasse nel mezzo dei deserti apocalittici dei film dai quali prende il nome”. Ma nel libro troviamo anche l’Onorevulus Bifidus, the Morning Star, Monster Chef... chi sono questi personaggi?
«Rappresentano i politici e le star della televisione, l’origine della maleducazione e tamarraggine odierna».
 

In che senso?
«L’esempio viene dall’alto. Gli onorevoli collezionano figuracce, fanno cose antipatiche (per usare un eufemismo), ma non chiedono mai scusa e men che meno si dimettono. La televisione, dal canto suo, diffonde un’intollerabile ignoranza grammaticale e culturale. Ormai le parolacce sono state sdoganate, si usano per fare ridere. Ma se ho bisogno di parlare in modo volgare per strappare una risata, forse vuol dire che non ho poi molto da dire».
 

Come dovrebbe essere la televisione?
«Io, mamma tv, la odio e la amo. Sono cresciuto con lei, ma allora c’erano contenitori per ragazzi, conduttori professionali e garbati. Una volta la televisione era un mezzo per mostrare all’Italia il proprio talento, adesso è diventata lo scopo: se non vai in tv non sei nessuno. E per riuscirci va bene qualunque mezzo».
 

Ma oggi non si può parlare di maleducazione senza parlare di internet...
«C’è anche un bifolco multimediale che spara a zero su tutti, sputa sentenze e giudizi senza dare la possibilità di controbattere. Anche sul web tutto è in funzione dell’apparire».
 

La maleducazione come riflesso di un vuoto di contenuti, quindi?
«Questo era la prima fase del declino: non so bene cosa dire e cosa fare, ma mi metto in mostra in qualche modo. Oggi il talento non esiste più, per essere famoso devi dare scandalo, parlare con linguaggio pesante. Se sei educato, timido e perfettino non attiri l’attenzione di nessuno».
 

Com’è nata l’idea di scrivere questo libro?
«È iniziato tutto nel 2012 con “Il plurale di cacao”, un manuale su come diventare maleducati. Era una provocazione, ovviamente. “Il singolare di kaki” è il seguito, una sorta di contraltare. Se nel primo si parlava di come essere bifolchi, qui si trovano consigli su come riconoscere la maleducazione e starne alla larga».
 

Ma c’è un modo per sfuggire alla maleducazione?
«Ce ne sono due: il primo è il metodo Gandhi, l’altro è il metodo Metallica. Ma non svelo di più...».

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