Gazzetta di Reggio

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Pietro Clemente tra passato e futuro con “Water Tanks”

Pietro Clemente tra passato e futuro con “Water Tanks”

REGGIO EMILIA. «L’arte figurativa da sempre ha dovuto fare i conti con il passato e, secondo i secoli, ha intrecciato con esso un dialogo talora propositivo, talora trasgressivo. Anche la fotografia...

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REGGIO EMILIA. «L’arte figurativa da sempre ha dovuto fare i conti con il passato e, secondo i secoli, ha intrecciato con esso un dialogo talora propositivo, talora trasgressivo. Anche la fotografia non è sfuggita a questo destino e in particolare quella odierna, che in molti casi su tale confronto ha fondato il proprio programma concettuale».
È con queste parole che il critico Massimo Mussini presenta la mostra di Pietro Clemente, intitolata “Water tanks”, ededicata a Bernd e Hilla Becher, e allestita a Palazzo delle Bonifiche (in corso Garibaldi 42 a Reggio) fino al 4 giugno. «Il lavoro di Pietro Clemente – spiega Mussini – muove da un diretto rapporto con l’esperienza dei coniugi Becher, con la loro quasi ossessiva catalogazione di frammenti della civiltà tecnologica contemporanea e intende offrircelo come una forma di omaggio ai due autori tedeschi. Un omaggio, tuttavia, è sempre qualcosa che riconosce un merito, ma nello stesso tempo lo trascende, perché ciò che si produce ora e in un certo luogo, non può assolutamente coincidere con ciò che è stato fatto in un altro momento e in un altro luogo. La coscienza che la ripetizione di forme figurative e di modelli concettuali ha un proprio autonomo valore comunicativo e non si limita alla semplice imitazione, oppure alla copia testuale, ha innervato lo sviluppo dell’arte figurativa».
«Se oggi quest’operazione assume un valore marcatamente concettuale piuttosto che formale – aggiunge – è merito delle Avanguardie artistiche del Novecento ai cui modelli, riveduti nella seconda metà del secolo, si conforma l’impostazione della ricerca di Clemente. Le sue immagini mostrano torrini piezometrici analoghi a quelli fotografati dai Becher, nella perfetta coscienza che, se gli oggetti raffigurati hanno conservato la funzione pratica rivestita nel passato, la loro percezione è mutata a causa del fattore “tempo”. La distanza cronologica fra le due ricerche, infatti, non è vuota, ma ricolma di evoluzioni culturali che offrono la possibilità di rinnovare anche l’interpretazione della più antica. L’omaggio agli autori tedeschi, allora, diventa il riconoscimento della loro funzione storica nella tradizione fotografica e nel medesimo tempo – conclude – le immagini realizzate da Clemente assumono l’ambivalente funzione di fonte per un confronto col passato e di strumento per un’analisi critica del presente».

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