Gazzetta di Reggio

All’Ariosto si respira l’aria della libertà con Piero Calamandrei

All’Ariosto si respira l’aria della libertà con Piero Calamandrei

Reggio Emila, il padre costituente rivive tra fotografie e parole grazie allo spettacolo di Nino Criscenti e Tomaso Montanari

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REGGIO EMILIA. Fotografie e parole di Piero Calamandrei per raccontare Piero Calamandrei. Perché è nelle frasi vergate sul diario e nelle istantanee scattate durante le gite domenicali prima della guerra, che si trova intatto il suo spirito.

Il grande personaggio, uno dei massimi esponenti dell’antifascismo e della cultura italiana del Novecento, rivivrà con “L’aria della libertà, l’Italia di Piero Calamandrei”: lo spettacolo di Nino Crescenti e Tomaso Montanari che andrà in scena lunedì sera (15 maggio) alle 21 al teatro Ariosto.

Nella biblioteca civica di Montepulciano si conserva un album fotografico in cui Calamandrei ha raccolto le istantanee delle gite che quasi ogni domenica, dal 1935 fino allo scoppio della guerra, ha scattato con un gruppo di amici tra cui Luigi Russo, Pietro Pancrazi, Nello Rosselli, Alessandro Levi, Guido Calogero, Attilio Momigliano, Ugo Enrico Paoli, talvolta Benedetto Croce, Adolfo Omodeo e in qualche occasione Franco Antonicelli e Leone Ginzburg.

Non erano gite qualsiasi e Calamandrei lo ricorderà dopo la guerra: «Negli anni pesanti e grigi nei quali si sentiva avvicinarsi la catastrofe, facevo parte di un gruppo di amici che, non potendo sopportare l’afa morale delle città piene di falso tripudio e di funebri adunate coatte, fuggivano ogni domenica a respirare su per i monti l’aria della libertà, e consolarsi coll’amicizia, a ricercare in questi profili di orizzonti familiari il vero volto della patria».

Tomaso Montanari (professore ordinario di storia dell’arte moderna nel dipartimento di studi umanistici dell’università Federico II di Napoli) sfoglia l’album di quelle fughe domenicali in piccoli centri e paesi fuori di mano, luoghi scelti «non per estetismi turistici ma col desiderio di ritrovare, in quelle testimonianze, una tradizione di civiltà, della quale ciascuno di noi, durante la settimana, aveva creduto, nei momenti di maggior scoramento, di avere smarrito il senso».

In scena quelle foto sono lette con le parole di Calamandrei, estratte da lettere, scritti vari e soprattutto dal suo diario: «Io penso che qualcosa di eterno ci deve essere se noi prendiamo tanto gusto ed affezione a queste nostre gite: nelle quali circola nel nostro pensiero una parola che non diciamo per pudore, ma che pure, a ripensarla così di paese in paese, torna nuova e pura: patria».

Ogni tanto la sequenza fotografica viene interrotta dall’irruzione sullo schermo di un cinegiornale. È il reale contrappunto all’illusorio fuoriuscitismo domenicale: «Nella gita si è riso e siamo stati allegri. Ma sotto l’allegria, la malinconia, più pungente in primavera, in queste bellissime campagne toscane. L’assillo che rode dentro è mordente e affannoso fino alle lacrime. Chi riuscirà ad esprimere la tragedia della nostra generazione?».

Anche l’angoscia del conflitto incombente segna quelle gite: «Tutti, senza dircelo, portavamo con noi in quelle gite la segreta malinconia di chi, andando a far visita ad una persona cara, pensa che forse è quella l’ultima volta che la vedrà e non riesce a scacciare il funesto presentimento: la guerra viene, la guerra verrà. C’era già su quelle colline ridenti un presagio di distruzione».

Dodici momenti di musica dal vivo entrano, nel corso dello spettacolo, sui punti più intensi del racconto. Sono brani di alcuni capolavori della musica da camera tra gli anni ’20 e ’40, da Stravinskij a Casella a Šostakovič. Lo spettacolo sarà preceduto da “Piero Calamandrei: un elogio all’arte dell’etica” (ore 18.30) conversazione con Fulvio Villa, Fausto Capelli, Raffaele Della Valle, Stefano Scati.

Per info e biglietti: www.iteatri.re.it.
 

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