Gazzetta di Reggio

il prof. in scena 

«Raccontiamo il Piero  che amava l’arte e tutta l’Italia»

REGGIO EMILIA. «Quando Nino Criscenti mi propose di portare a teatro il rapporto tra Piero Calamandrei e il territorio italiano rimasi di sasso: cosa c’entravo io con il teatro?». È con queste parole...

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REGGIO EMILIA. «Quando Nino Criscenti mi propose di portare a teatro il rapporto tra Piero Calamandrei e il territorio italiano rimasi di sasso: cosa c’entravo io con il teatro?».
È con queste parole che Tomaso Montanari, professore di storia dell’arte moderna alla Federico II di Napoli, racconta la nascita dello spettacolo “L’aria della libertà, l’Italia di Piero Calamandrei”.
«Ma Nino – spiega – aveva visto che mi ero appassionato alla figura di Calamandrei, prendendola da un punto di vista meno consueto: il Piero che confesserà al figlio Franco che, se fosse stato libero dall’antico retaggio familiare, non avrebbe fatto il giurista, ma lo storico dell’arte o l’archeologo. Il Piero che il 15 settembre del 1944 riapre, da rettore, l’Università di Firenze con un discorso tutto centrato sul valore civile della cultura, e soprattutto su quello del paesaggio e dell’arte: una specie di prova generale di quell’articolo 9 della Costituzione che pochi anni dopo sarà scritto da un’assemblea di cui proprio Calamandrei sarà un membro importante. A Nino, invece, stava a cuore un altro Piero: quello che tra il 1935 e lo scoppio della guerra, lasciava ogni domenica la Firenze fascista per cercare nel paesaggio e nei monumenti dell’Italia centrale il vero volto della patria, per respirare «l’aria della libertà». Così è nato questo spettacolo – conclude – dove io provo a ridar voce alle parole di Calamandrei, mentre sullo schermo appaiono le immagini che lui (o qualcuno dei suoi amici) bloccò per sempre. La tragedia massima del Novecento europeo, ma anche la sua massima coscienza, e la sua arte, torneranno così a riempire un teatro. Un teatro, appunto: cioè un luogo che dalla Grecia antica fino a noi è civile non meno che artistico».

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