Gazzetta di Reggio

C’era una volta il medico condotto 

La vita di Alberto Setti in un libro. La presentazione domani a Montecavolo

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REGGIO EMILIA. Soltanto gli anziani hanno un’idea della durissima vita che i medici condotti trascorrevano una volta, soprattutto nei comuni della montagna e della collina. Alberto Setti, per 36 anni medico condotto a Montecavolo, era uno di loro.
La figlia Ornella, 76enne ex-professoressa di materie letterarie a San Polo e ad Albinea, ne racconta la storia nelle settanta pagine del libro “Dovere Onestà Umiltà” (edito da Tipolito, prezzo di copertin 5 euro), che sarà presentato domani alle 21 nella sala dell’ex-cinema Grasselli a Montecavolo. La serata sarà allietata dagli sketch della compagnia dialettale Qui’d Puianèll. Il ricavato dell’ingresso e della vendita del libro sarà destinato al recupero dell’antico oratorio del paese, che conserva pregevoli affreschi. «In questa iniziativa – riferisce Ornella Setti – è impegnata da tre anni l’associazione di cui sono presidente. Vorremmo farne un luogo di ritrovo per i giovani, attrezzato per lezioni di musica e per mostre. Abbiamo già raccolto 25 mila euro, sufficienti per i primi lavori. Per avviarli, però, dobbiamo aspettare l’autorizzazione della Sovrintendenza».
Alberto Setti era nato a Mirandola nel 1905. Fu medico condotto in Basilicata, nel modenese, nel mantovano, a Rivalta e dal 1939 a Montecavolo. Andò in pensione nel 1975. Morì nel 1988. È sepolto nel cimitero del paese. «Mio padre – racconta la figlia – conosceva bene i suoi pazienti. Per loro era sempre disponibile. Li trattava allo stesso modo, in maniera imparziale. Aveva visto nascere tutti i più giovani. Perciò era molto amato. Ne rimane un ricordo vivissimo anche a Episcopia, dove riuscì a bloccare un’epidemia di tifo. Alcuni abitanti di quel comune vogliono conferirgli un attestato». Il periodo più difficile fu quello della guerra. Setti aveva l’ambulatorio di fronte alla scuola elementare, occupata dai fascisti: «Di giorno – ricorda Ornella – venivano loro a farsi medicare e a rifornirsi di bende e medicine. Di notte venivano i partigiani. Quando mio padre usciva per le visite mia madre era sempre in ansia». (l.s.)

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