Stefano Bollani suona Napoli sul palco del teatro Valli
Il pianista e compositore venerdì a Reggio Emilia presenterà il suo ultimo disco con Sepe, Gori e Guerra:«Quello sarà il punto di partenza, poi improvviseremo come facciamo sempre»
REGGIO EMILIA. Un giro del mondo che questa volta parte da Napoli. Venerdì prossimo, 26 maggio, Stefano Bollani suonerà al teatro Valli, nell’ultimo appuntamento della rassegna Leggera 2017 promossa da Arci.
Il pianista e compositore porterà in città la versione dal vivo del suo ultimo disco, “Napoli Trip”, dedicato alla sterminata tradizione musicale partenopea e interpretato in compagnia del bravissimo sassofonista Daniele Sepe, del clarinettista Nico Gori e del giovane batterista Bernardo Guerra.
Al Valli sarà una serata napoletana?
«Noi Napoli la viviamo come un punto di partenza, non a caso il disco l’ho fatto con musicisti di tutto il mondo. Nella maggior parte del tempo improvvisiamo, pur partendo da una base».
Quella base è il disco?
«Sì, la musica va tenuta viva e inserita nel presente. Per me gli album sono la pezza di appoggio da cui partire ma ogni sera provo a fare un concerto diverso coi miei compagni».
Un organico particolare, quello di Napoli Trip...
«Io tendo sempre a parlare di Bernardo Guerra, il batterista».
Perché?
«È quello nuovo. Daniele Sepe è un mio riferimento da sempre, il disco nasce anche per poter lavorare con lui. E con Gori suoniamo insieme da quando siamo ragazzini».
Guerra, invece?
«È meraviglioso, ma diciamo che non avrei voluto essere lui. Eravamo viziati, nel disco suona Manu Katche, dal vivo prima avevamo Jim Black. Conosco bene la sensazione che si prova entrando in un gruppo al posto di qualcuno di importante. Lui non ci pensa, è in gamba».
Conosce la sensazione perché ci è passato. Adesso che l’obiettivo dei giovani è suonare con Bollani, come vive il salto mortale?
«Cerco di non sentire pressione, lascio i musicisti più o meno liberi di far quello che vogliono. Il trucco è chiamare solo musicisti di cui ti fidi».
E ci riesce?
«Sì, anche perché ho avuto buoni esempi, Enrico Rava prima di tutti, ma anche molti altri leader. Mi hanno sempre lasciato libero, ognuno deve pensare una cosa diversa e poi trovare il modo per integrarla in un discorso unitario».
Briglie sciolte, allora?
«Non vado da Bernardo a raccontare come suonare in quel brano o in quel momento. E alla fine non gli vado a dire che al 22’ non mi hai passato la palla, non sono l’allenatore della Juventus».
Questo periodo è dedicato solo a Napoli Trip?
«Tutt’altro, quest’estate suonerò tantissimo con tante formazioni. Col trio danese, da solo, con il Concerto Azzurro per piano e orchestra, lo presenterò a Firenze proprio la sera prima di Reggio».
E dopo sarà a Bellaria per la sonorizzazione del film di Buster Keaton.
«Era da 8-9 anni che non la suonavo, l’ultima volta era stato proprio a Reggio in piazza, per una rassegna di cinema. È sempre molto divertente, anche se Buster non cambia sceneggiatura, tutte le sere è uguale (sorride, ndr). In realtà non sono distanti come sembra, per me. Io così non mi annoio mai, ogni volta mi diverto a trovare il modo di costruire una piccola vita».
Un discorso impegnativo, o no?
«Queste sono prima di tutto mie sovrastrutture, chi viene a sentirmi è interessato a quello che esce dagli strumenti, io cerco di trasmettere l’entusiasmo della novità, del far capire che sto suonando qualcosa di nuovo anche per me».
Con questo approccio Stefano Bollani riesce mai a fermarsi? Non sembrerebbe.
«E invece per la prima volta nella mia vita ho fatto tre mesi di vacanza. Io e la mia fidanzata siamo andati in campagna, solo con il pianoforte».
Stravolgimento completo?
«Quando si ha la fortuna, come ho io, di fare cose che piacciono, non ci si accorge di non stare mai mollando nemmeno un secondo».
Adesso arriva un “ma”?
«Ma a un certo punto realizzi che ci sono anche altre cose che ti piace fare, che ogni tanto si può smettere di suonare e fare altro, altrettanto piacevole».
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