Gazzetta di Reggio

De André canta De André «L’amore è intelligenza»

di Martina Riccò
De André canta De André «L’amore è intelligenza»

SCANDIANO. Un concerto per l’amore nel festival dell’amore. «Perché ne abbiamo bisogno, oggi più che mai». Dopo aver collezionato un sold out dopo l’altro – e non poteva essere altrimenti – Cristiano...

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SCANDIANO. Un concerto per l’amore nel festival dell’amore. «Perché ne abbiamo bisogno, oggi più che mai». Dopo aver collezionato un sold out dopo l’altro – e non poteva essere altrimenti – Cristiano De André canterà le canzoni del padre a Scandiano, in occasione di FestivaLove. Sarà il suo concerto (domenica sera ore 21.30 in piazza Fiume) a chiudere la rassegna curata da Dario Vergassola.
Domenica canterà al festival dell’amore, nella cittadina natale di Matteo Maria Boiardo, autore dell’Orlando Innamorato, nel 50esimo anniversario della Canzone dell’amor perduto... una bella coincidenza?
«Una bellissima coincidenza. Perché di amore abbiamo davvero bisogno. In quest’epoca di compravendita umana, di distacco dall’anima e dalle emozioni, dobbiamo tornare a credere in noi e alle cose belle che abbiamo, a quelle che teniamo nascoste non si sa perché. La legge del più furbo non è quella giusta, dobbiamo fare qualcosa per gli altri, dobbiamo darci agli altri».
Per una volta si parla di amore e non di odio. Cos’è l’amore per lei?
«Intelligenza allo stato liquido. Amore significa riuscire a connettersi con il prossimo, superando la barriera del diverso, significa stare dalla parte dei deboli, delle minoranze».
Anche suo padre la pensava così?
«Questi sono i temi che mio padre ha sviluppato nelle sue canzoni, basta pensare alla Guerra di Piero. Il concerto che sto portando nei teatri e nelle piazze d’Italia affronta questi valori, è musica per l’amore e contro la guerra».
È per questo motivo che De André canta De André?
«Sì, voglio portare in giro l’amore di mio padre, voglio indossarlo come vestito mio. Questo progetto mi ha permesso di far conoscere mio padre anche a chi non lo conosceva, ai giovani. Ne sono orgoglioso».
Però ci vuole coraggio per confrontarsi con questo gigante...
«La paura di non reggere il confronto c’era. Come c’era il timore che i miei riarrangiamenti non piacessero, ma nella vita bisogna avere coraggio. Ognuno di noi dovrebbe cercare di essere più presente, politicamente e socialmente. Non possiamo delegare qualcuno a scegliere per noi e poi criticarlo quando non fa quello che avremmo dovuto fare noi».
Le canzoni di Fabrizio De André per noi sono poesia, per lei sono anche ricordi. Qual è la sua preferita?
«Ce ne sono tante... Forse Amico fragile perché c’è tanto di lui in quella canzone. Ma c’è anche tanto di me, che ho la sua stessa fragilità».
Le più attuali?
«Sicuramente Una storia sbagliata e Canzone per l’estate. Chiudendo la porta alle emozioni e alla bellezza, evitando la connessione con gli altri rischiamo di non riuscire più a volare. E mai come adesso il globalismo ci tiene con i piedi per terra».
Qual è il ricordo più bello di suo padre?
«La sua coerenza. Mio padre non ha mai neanche pensato di fare qualcosa che non fosse coerente con quello in cui credeva. Aveva un senso della giustizia altissimo, che ha portato avanti fino all’ultimo. Le sue erano belle canzoni, certo, ma erano sempre legate a un messaggio di giustizia».
Crede che la poesia di suo padre possa rendere il mondo un posto migliore?
«È il motivo per cui ho iniziato questo progetto. Ma finché staremo con le mani in mano, in attesa di qualcosa, non ci sarà speranza. Dobbiamo iniziare a capire quello che vogliamo e quello che non vogliamo, non possiamo continuare a non fare niente. Abbiamo una grande opportunità storica: questo è il momento in cui possiamo cambiare le cose».
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