Gazzetta di Reggio

UN FINE SETTIMANA DI CIBO BUONO PER AIUTARE NORCIA

Domani e domenica in menù ci sarà “The good food”, il cibo buono. Di nome e di fatto. Cinque anni dopo il terremoto che ha scosso l’Emilia, infatti, un evento benefico – e goloso – permetterà di...

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Domani e domenica in menù ci sarà “The good food”, il cibo buono. Di nome e di fatto.
Cinque anni dopo il terremoto che ha scosso l’Emilia, infatti, un evento benefico – e goloso – permetterà di raccogliere fondi per il progetto Arca dell’associazione “I love Norcia”.
Ideatori dell’iniziativa sono lo chef Gianni D’Amato, la moglie Fulvia Salvarani e il figlio Federico, che hanno vissuto sulla loro pelle i danni causati dal terremoto del 2012 e hanno visto il loro ristorante – Il Rigoletto di Reggiolo – andare distrutto. Ma che grazie alla solidarietà di molti, e a una straordinaria forza di volontà, hanno raccolto i cocci e sono ripartiti da zero. «L’idea di aiutare Norcia – spiega Fulvia Salvarani – è nata da un incontro fra noi e gli organizzatori di Boorea quando stavamo preparando la Grande Cena. È lì che ci siamo detti che non potevamo restare indifferenti di fronte alle popolazioni del centro Italia. E così abbiamo dato vita a questo evento che si svolgerà proprio durante le ricorrenza del sisma che ha colpito noi e l’Emilia». «Era il 20 maggio – prosegue – quando il primo terremoto ci costrinse a chiudere il Rigoletto. All’epoca pensavamo che ci saremmo ripresi, i danni non erano ingenti. Nove giorni dopo siamo stati smentiti. È stato devastante, ma non ci siamo arresi». Dopo alcuni mesi, la famiglia ha cominciato a pensare a un “Rigoletto itinerante”, un ristorante che portasse la cucina stellata dello chef D’Amato in case, residenze e alberghi. Ed è proprio durante questi viaggi che i ristoratori hanno incontrato Norcia: «Così – continua la Salvarani – organizzando “The good food” abbiamo deciso di aiutare proprio quelle popolazioni. Di rendere il favore, in qualche modo, e di non farle sentire sole».
Il progetto ha poi trovato l’appoggio di tutta la città, trasformandosi in un festival di cibo di strada con tanti eventi come contorno. «È un bellissimo esempio di come la nostra comunità sappia unirsi per aiutare chi ha bisogno», commenta Fulvia Salvarani. E di come non dimentichi la paura, lo sconforto e la disperazione che fanno seguito alle scosse.
«Il nostro locale brillava nella notte – ricorda Giovanna Guidetti della “Osteria La Fefa” di Finale Emilia, una dei “The fooders” del festival – ma solo perché i minuscoli frammenti di tutti i bicchieri di cristallo rotti ricoprivano il pavimento. Abbiamo creato un piccolo rifugio per tutti: servivamo caffè, cappuccini, liquori, dolci, in attesa di un’alba che sembrava non sorgere mai. All’ora di pranzo stavamo ancora offrendo pane, salumi, acqua e lambrusco ed è in quel momento che ho capito quanto il cibo potesse essere importante: sembrava rincuorasse le persone, diventando un collante, una distrazione, una carezza. Le stesse cose di cui hanno bisogno anche gli abitanti di Norcia in questo momento e che “The good food” è in grado di dare. Per questo ho deciso di partecipare: perché so cosa vuol dire trovarsi faccia a faccia con il mostro, ma so anche come sconfiggerlo».
Dopo la paura che immobilizza, arriva il momento in cui è necessario uscire dallo stallo, rinascere dalle proprie macerie. La due giorni di “The good food” – che prevede conferenze, street food, spettacoli, laboratori, aperitivi e djset – cercherà di dare a Norcia la spinta per rialzarsi. «Favorendo la rinascita della comunità prima ancora che degli edifici», sottolinea Fulvia Salvarani.
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