Gazzetta di Reggio

Za e Ligabue si specchiano nel Salone dei Giganti 

di Andrea Vaccari
Za e Ligabue si specchiano nel Salone dei Giganti 

Obiettivo dell’esposizione inaugurata ieri mattina a Palazzo Bentivoglio far conoscere un territorio fecondo di artisti e istanze culturali per il Novecento 

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GUALTIERI. Si entra nel Salone dei Giganti e si viene investiti dalle abissali differenze che caratterizzano i rispettivi autoritratti: uno espressivo e pieno di colori vividi, l'altro più introspettivo, nel quale spicca una silhouette su sfondo chiaro con volto indefinito. Antonio Ligabue e Cesare Zavattini appartengono a correnti artistiche differenti ma sono accomunati dall'appartenenza a un territorio – quello della Bassa padana – che nella mostra inaugurata ieri a Palazzo Bentivoglio sa offrire il meglio di sè dal punto di vista culturale.
L'esposizione, che resterà aperta fino al 12 novembre, spicca per la qualità e la quantità delle opere proposte. Per quanto riguarda Ligabue, sono 50 i quadri in mostra, oltre a un interessantissimo impianto documentale (allestito in via permanente in sala Giove) che ricostruisce la burrascosa esistenza dell'artista: dalle lettere della madre rivolte al Comune di Gualtieri ai referti medici del San Lazzaro, passando per i tanti articoli di giornali nazionali (tra cui uno di Indro Montanelli, capace di “leggere” Ligabue agli esordi con ineffabile precisione) che hanno accompagnato l'esposizione del “Toni” alla galleria “La Barcaccia” di Roma nel 1961. Per contro, di Zavattini si possono ammirare 120 opere (provenienti dai Musei Civici di Reggio Emilia), accompagnate a una parte documentale messa a disposizione dall'archivio Zavattini della biblioteca Panizzi: nello specifico, tra le innumerevoli testimonianze scritte da Zavattini sono stati selezionati documenti che in qualche modo lo legano a Ligabue. Un esempio? La lettera che lo stesso pittore gli inviò per offrirgli la propria collaborazione quando apprese che lo sceneggiatore stava lavorando a un film su di lui (il “Ligabue” di Salvatore Nocita che sugli schermi della Rai contribuì a fare conoscere Toni in Italia e nel mondo) e il poemetto che l'artista luzzarese scrisse in onore di Ligabue stesso.
La realizzazione di questa mostra, ulteriormente impreziosita dall'affascinante location che la ospita, sottende un'importante collaborazione tra la bassa e la città: Gualtieri, Luzzara e Reggio Emilia si sono unite per far conoscere un territorio fecondo di artisti e istanze culturali per il Novecento italiano e internazionale in ambiti quali la fotografia, la pittura, il cinema e il teatro. Concetto ribadito nell'anteprima della mostra ieri mattina dal sindaco Renzo Bergamini e dall'assessore Marcello Stecco, accompagnati dal presidente del comitato scientifico della fondazione “Museo Antonio Ligabue” Sergio Negri, Alessandro Gazzotti dei Musei Civici e Alberto Ferraboschi della biblioteca Panizzi.

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