Gazzetta di Reggio

Renato Negri in tournée da Vienna agli Stati Uniti 

di Giulia Bassi
Renato Negri in tournée da Vienna agli Stati Uniti 

L’organista reggiano, docente all’Istituto Peri, chiamato ad un’importate sfida «Ogni organo è completamente diverso dall’altro e pretende repertori diversi» 

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Pieno successo per Renato Negri, protagonista l’altra sera di un recital d’organo, con un programma tutto bachiano, a Genova nell’ambito della manifestazione “Le Vie del Barocco 2017 – XXIV Festival Internazionale di Musica da Camera”. L’organista reggiano, direttore artistico di Soli Deo Gloria e docente all’Istituto Peri, sosterrà altri tre concerti, in Europa, a Vienna e nella Repubblica Ceca, e negli Stati Uniti. Su tre organi completamente diversi l’uno dall’altro. Per questo, su ciascuno di essi, dovrà eseguire un repertorio differente. «A differenza di tutti gli altri strumentisti, che utilizzano il proprio strumento codificato e trasportabile, gli organisti si trovano a dover suonare strumenti diversi, ubicati per lo più nelle chiese, nelle condizioni acustiche più disparate – spiega Negri-. Anche il pianoforte, per quanto non “portatile”, è uno strumento ampiamente codificato e standardizzato».
Quindi c’è un’enorme differenza da un organo all’altro.
«Certo, a seconda delle epoche in cui sono stati costruiti, delle scuole organarie e della relativa area geografica. Di conseguenza anche il repertorio segue da vicino, inevitabilmente, le peculiarità dei vari strumenti su cui si dovrà suonare».
Per esempio?
«Sull’organo italiano per motivi di estensione della tastiera e della pedaliera si può solitamente eseguire solo la letteratura musicale italiana; ma non solo: anche il tipo di registri, il loro colore hanno un’influenza notevole. Pertanto si può dire che ogni organo sia un vero e proprio “unicum”, che possiede caratteristiche fisiche, foniche, costruttive e di trasmissione propri. Ogni strumento inoltre può essere a trasmissione meccanica, elettrica, pneumatica, e anche il peso del tasto cambia in funzione di queste».
Come saranno i programmi scelti per gli altri concerti?
«Per “riguardo” alla città di Vienna, la scelta dei pezzi è avvenuta anche pensando al luogo. Ho infatti in programma di eseguire gli ultimi 11 corali di Johannes Brahms – quasi tutti composti nel suo ultimo anno di vita – che egli considerava il proprio testamento spirituale. Pubblicati postumi, i corali recano infatti il numero d’opera 122, l’ultimo della vita del compositore, morto proprio nella capitale austriaca nel 1897. Sono stato invitato a suonarli nella Peterskirche, ove è conservato un monumentale organo racchiuso in una cassa barocca. Lo strumento è stato rifatto a fine’800 ed è a tre tastiere, a trasmissione pneumatica ed è di stampo tardo romantico, perciò adatto al repertorio brahmsiano».
Il resto della tournée?
«Il 17 giugno sarò a Valtice, Repubblica Ceca. Qui avrò a disposizione un organo storico del’700. E negli Stati Uniti, ad Iowa Falls, l’11 giugno suonerò su di un organo eclettico».
Difficile dovere anche organizzarsi con l’insegnamento…
«Si tratta di una serie di concerti che richiede un maggiore impegno, oltre ad un costante e intenso studio quotidiano. Il lavoro dell’organista è una missione, un’opera di valorizzazione culturale, come cerco costantemente di far apprendere ai miei allievi – dei quali vado molto orgoglioso – dell’Istituto “Peri” di Reggio Emilia, dove insegno da più di dieci anni. E desidero dare loro il miglior esempio possibile. È necessario prepararsi sempre con la massima umiltà e concentrazione e non dare mai nulla di scontato, cercando di valorizzare questi bellissimi e, talvolta, antichi strumenti. L’organista è a servizio dello strumento, della comunità, della Musica e della spiritualità del luogo in cui si trova a suonare».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google