Gazzetta di Reggio

Da oggi si fa sul serio, via alle eliminatorie 

di Giulia Bassi
Da oggi si fa sul serio, via alle eliminatorie 

Al Municipale due giorni di esecuzioni per selezionare i Quartetti d’archi che meritano l’accesso alle finali

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REGGIO EMILIA. Un inizio molto sentito nel ricordo del primo gesto che ha portato alla nascita del Concorso Internazionale per Quartetto d’Archi, quando Guido Borciani lavorò supportato dall’amministrazione comunale per far nascere questa competizione dedicata al fratello scomparso da poco. Così Giuseppe Gherpelli, direttore generale dalla Fondazione Teatri, ha esordito in occasione dell’apertura della manifestazione, parlando del debito di riconoscenza nei confronti dell’ideatore del concorso che ora fa parte dei 94 più famosi al mondo. In numerosi sono intervenuti ieri pomeriggio alla cerimonia durante la quale sono stati presentati sia i nove quartetti partecipanti sia la giuria. Il sindaco Luca Vecchi ha tenuto a dire che il Premio Paolo Borciani rappresenta per la città una delle iniziative culturali di più alto livello, per il quale Reggio mostra anche una qualità tutta sua e speciale, che è quella dell’accoglienza, menzionando coloro che aprono le proprie case alle formazioni durante il periodo di permanenza. Lorenzo Fasolo, responsabile artistico del Concorso, si è detto dispiaciuto perché per problemi di bilancio non è stato possibile onorare in modo congruo con un’iniziativa specifica i trent’anni della manifestazione e nel presentare la giuria ha messo in risalto l’importanza della carriera artistica di ciascun componente, a partire dal presidente Valentin Erben, violoncellista del mitico Quartetto Alban Berg, quindi Miguel Da Silva, violista franco-svizzero del Quartetto Ysaÿe, Lucas Hagen primo violino dell’omonimo quartetto. «Per lo più sono musicisti che hanno iniziato una carriera internazionale come solisti, e che poi hanno scelto il quartetto segnando con le loro formazioni la storia dell’interpretazione e adesso, conclusa l’esperienza, tramandano il loro sapere alle giovani formazioni». Particolari parole di stima sono andati a Diemut Poppen, grande prima viola dalla fondazione della Chamber Orchestra of Europe, e a due giurati che ritornano dopo essere stati in giuria tre anni fa: Enrico Bronzi ed Heime Mueller del Quartetto Artemis, vincitore del premio nel 1997. Quest’ultimo, come nel 2014, ha offerto come premio una masterclass al quartetto che merita di essere seguito in maniera particolare. Momento centrale della manifestazione è stata la consegna da parte dello stesso Fasolo a tutti i quartetti in gara dei cd con le incisioni storiche del Quartetto Italiano. Non poteva non prendere la parola Valentin Erben che ha detto che l’obiettivo di un concorso del genere è sostenere l’idea del quartetto, una parola che sottintende il dialogo, una disposizione d’animo importantissima e da ciò una simpatica battuta: «Uomini come Trump, se sapessero cos’è un quartetto d’archi sarebbero un po’ diversi». Davvero stupenda la sua conclusione accolta da un sentito scroscio d’applausi.
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