Gazzetta di Reggio

«Reggio Emilia sta ritrovando le sue radici romane»  

di Jacopo Della Porta
«Reggio Emilia sta ritrovando le sue radici romane»  

L’archeologo Maurizio Forte: «Un vero peccato che l’antica via Emilia non sia stata lasciata a vista. Bisogna guardare alla città con occhi nuovi»

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REGGIO EMILIA. «L’idea all’origine del nostro progetto è aiutare i cittadini a riappropriarsi del proprio passato, di rivedere la propria città con altri occhi, di ricostruire una memoria collettiva dell’antico stimolando domande e curiosità.

Il valore culturale si riassume nella contemplazione del tempo e dello spazio ed è per questo che l’archeologia e lo studio del passato sono cosi importanti». L’archeologo Maurizio Forte, professore alla Duke University spiega così l’importanza degli studi sulla Reggio di epoca romana che sta conducendo, di cui si è parlato anche nei giorni scorsi ai Musei Civici in occasione della presentazione del volume “Regium@Lepidi 2200. Archeologia e nuove tecnologie per la ricostruzione di Reggio Emilia in età romana”.

«Conoscere il proprio passato - prosegue Forte - concilia le memorie del visibile e dell’invisibile, del tangibile e dell’intangibile, sviluppa un senso di identità culturale e sociale nelle comunità viventi. La trasformazione della città è profondamente legata al proprio passato e ci spiega il corpo urbano come un organismo vivente, un modello dinamico che ci aiuta a capire chi siamo e come diventeremo».

A proposito di memoria, lo scrittore Paolo Rumiz stigmatizza il fatto che alcuni tratti della via Emilia, a Reggio come a Bologna, dopo essere venuti alla luce durante alcuni scavi, siano poi stati ricoperti. 

«Sono completamente d’accordo. È un vero peccato che non siano lasciati a vista almeno alcuni lacerti dell’impianto stradale romano. Conservarli in situ non contempla costi elevati e l’impatto sociale e culturale sarebbe notevole trattandosi di memorie tangibili del passato romano. Per Reggio poi è ancora più grave, data la scarsezza di elementi visuali in grado di riconnettere il tessuto urbanistico moderno con quello antico».

Cosa resta della Reggio romana?
«Della città romana residuano molti materiali architettonici, mosaici e reperti che sono conservati nelle sale dei musei civici e nel museo diocesano.
A questo si aggiungono gli scavi pregressi presso il Credito Emiliano e i più recenti a Palazzo Busetti e Park Vittoria che hanno restituito importanti informazioni circa l’urbanistica della città romana e le sue infrastrutture quali strade, acquedotti, impianti industriali.
Purtroppo solo le pubblicazioni scientifiche e di scavo possono aiutare i cittadini a ricomporre il puzzle della città romana perché’ non ci sono praticamente strutture visibili in situ. L’orografia dell’impianto urbano ha influenzato sia la costruzione della città romana sia quella attuale».

Dove è ancora visibile l’impronta romana?
«La citta romana è visibile molto chiaramente negli assi viari (via Emilia e via Roma in primis) e nel tessuto urbanistico del centro storico certamente influenzato da pre-esistenze strutture romane e poi medievali. Una veduta aerea della città dimostra abbastanza eloquentemente la griglia ortogonale di parte dell’impianto urbano e la costruzione del tessuto urbano attorno al Cardo e al Decumano, ovvero gli assi N/S ed E/O che corrispondevano a Via Roma e alla via Emilia, con il Foro in posizione centrale e presumibilmente altri edifici pubblici in aree più periferiche, l’anfiteatro ad esempio».

Come era la Reggio Romana?
«A questa domanda risponde appunto il volume che ho curato per Ante Quem editore. Prima di tutto dobbiamo pensare ad un lungo periodo di evoluzioni e trasformazioni dal II secolo a.C. sino al III-IV d.C, quindi è forse più corretto parlare al plurale di “città” romane, perché’ la configurazione non poteva essere la stessa e la demografia ed economia di Regium Lepidi cambiano drasticamente nel corso dei secoli. Reggio certamente raggiunge il suo apice fra il I secolo a.C. e il I d.C. a seguito anche all’immigrazione di genti italiche e popolazioni provenienti dal centro Italia. È un ripopolamento legato anche alle possibilità economiche e commerciali offerte dal nuovo centro. Le testimonianze archeologiche e la produzione industriale dell’epoca indicano un centro molto attivo anche se di dimensioni inferiori ad altre citta limitrofe come Mutina e Bononia.
Come è stato sottolineato da diversi contributi del volume, nelle regioni più orientali rispetto al Crostolo si identificano le principali infrastrutture: strade, ponti, acquedotti. Gli scavi del Credito Emiliano hanno messo in luce le fondazioni di diversi edifici pubblici che si affacciavano sul Foro: certamente una basilica e molto verosimilmente anche un grande tempio su podio come abbiamo proposto anche nella ricostruzione virtuale. Gli scavi hanno anche evidenziato imponenti attività di obliterazione di strutture repubblicane, dimostrando cosi una ben determinate volontà di ripianificazione urbanistica e monumentale, associabile a grandi capacita di investimento.
 

Quali sono le novità emerse negli ultimi anni sulla presenza romana a Reggio Emilia?
«Il progetto Regium@Lepidi 2200 dopo diversi anni di lavoro ha raggiunto l’obiettivo di restituire alla città prima di tutto una nuova conoscenza del suo passato attraverso strumenti tecnologici avanzati, nuovi contributi scientifici, indagini archeologiche e un nuovo museo virtuale aperto al pubblico presso i musei civici.
Le ricerche più recenti come gli scavi nella cattedrale, a Palazzo Busetti e nell’area di Park Vittoria, le prospezioni geofisiche nel Parco del Popolo, hanno svelato rinvenimenti di grande importanza per la ricostruzione della storia urbana di Regium. La strada rinvenuta nell’area di Palazzo Busetti, la domus imperiale di Park Vittoria, l’edificio pubblico forse interpretabile come anfiteatro nell’area di Parco del Popolo sono tasselli molto importanti per la ricostruzione del tessuto urbano di età romana e l’articolazione degli spazi monumentali».


Lei è un pioniere della cyber-archeologia. Qual è il valore aggiunto della ricostruzione virtuale?
«Il progetto della ricostruzione virtuale è stato completato nel 2015 ed è visibile per tutti i visitatori nel museo virtuale Regium@Lepidi 2200 ai Musei Civici. È di enorme rilevanza il valore comunicativo del virtuale per il grande pubblico, le scuole e le nuove generazioni digitali. Il linguaggio archeologico è spesso molto tecnico e astruso, mentre la rappresentazione visuale è decisamente immediata e accelera le dinamiche dell’apprendimento».
 

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