ALLE RADICI DEL GUSTO
di CARLO MANTOVANI*
ALBERI SECOLARI E PIATTI DELLA TRADIZIONE NELLA GUIDA DI MANTOVANI
4 MINUTI DI LETTURA
Amo gli alberi, specialmente quelli monumentali, che da secoli affondano le loro radici nel terreno. E amo la gastronomia tradizionale, che da millenni affonda le sue radici nel territorio. Terreno e territorio: due parole preziose e complementari. Collegare alberi e gastronomia, come sto cercando di fare con i miei piccoli itinerari dendro-gastronomici, significa collegare natura e cultura, ma anche valorizzare due categorie decisamente sottovalutate: da un alto gli alberi secolari, regolarmente ignorati dagli itinerari turistici, persino da quelli in bici o a piedi; dall’altro le sagre di paese, quelle serie, che i quotidiani locali, in genere, liquidano con la locuzione “stand gastronomici”, senza specificare che cosa si mangia, in quegli stand. Piatti forti, alberi fortissimi: ma con l’urgente bisogno di qualcuno che li difenda. Il progetto Le radici del gusto, itinerari dendrogastronomici è nato per spingere il turista a cercare qualcosa di bello (l’albero), promettendogli qualcosa di buono (il cibo servito sulle tavole di feste, sagre o fiere). Ma nulla, sia chiaro, impedisce al lettore di procedere diversamente, separando le due categorie: visitando soltanto i monumenti vegetali o frequentando esclusivamente le occasioni enogastronomiche. Lo spirito della guida, tuttavia, è quello di godersi il pacchetto completo: con la garanzia che, se avrete la possibilità o la pazienza di attendere il periodo indicato, lo sforzo del viaggio e della ricerca dell’albero sarà ricompensato, oltre che dalla sua imponente bellezza, da un lauto e gustoso pasto in uno degli appuntamenti territorialmente contigui che nella guida sono abbinati agli esemplari arborei.
Gli alberi monumentali tutelati dalla Regione Emilia Romagna sono più di 500. La nostra guida ne contempla una cinquantina, cinque/sei per ciascuna delle nove province presenti all’interno del territorio regionale.
Ad ogni albero è dedicata una scheda suddivisa in tre parti: la strada, cioè le indicazioni su come arrivare alla pianta; l’albero,con le caratteristiche che lo rendono degno di visita; il cibo, ovvero i piatti o i prodotti celebrati all’interno della sagra, fiera o festa abbinata per motivi di contiguità geografica.
Iniziamo con il cedro del Libano del Parco del popolo a Reggio Emilia.
Il luogo. Parcheggio permettendo, siamo di fronte ad uno degli alberi monumentali più facili da raggiungere: questo magnifico esemplare di cedro del Libano, infatti, si trova a due passi dal prestigioso teatro Valli, in pieno centro, ed è il sicuramente la gemma più preziosa del Parco del popolo, storico polmone verde della città. Il parco, di origini ottocentesche, vanta un patrimonio di oltre 500 alberi, una decina dei quali, tra platani cedri e bagolari, merita una visita. Il cedro cresce all’interno di un’ampia aiuola circolare, proprio a fianco della fontana detta dell’Elefantino.
L’albero. Il cedro del Parco del popolo non è uno degli alberi più antichi della regione, ma vi garantisco che vale il viaggio, perché è uno dei più spettacolari: uno di quei capolavori dell’architettura vegetale che, quando finalmente ti trovi ai suoi piedi, ti lasciano senza fiato. L’albero non supera i 150 anni, ma la struttura policormica della pianta, cioè con più fusti che, come enormi tentacoli, si dipartono dal medesimo ceppo, dà vita ad una sagoma impressionante, che ricorda il Kraken, il leggendario mostro marino: una piovra gigante che terrorizzava le navi che attraversavano gli oceani.
E a quanto pare non è soltanto una suggestione di chi scrive: dato che il termine kraken, in norvegese antico, indicava un albero enorme e contorto, proprio come il nostro cedro. Avviso ai lettori e potenziali turisti: attenzione, la vista di questo monumento vegetale può creare dipendenza.
Nonostante le sorprendenti caratteristiche architettoniche conferiscano al colossale cedro reggiano un aspetto scenografico e fiabesco che lo rende indimenticabile, è quasi impossibile, per i comuni mortali, non sentire il desiderio impellente di rivederlo.
Il cibo. Da oltre 50 anni, verso la metà di giugno, ad Albinea, un paesino sulle colline a pochi chilometri da Reggio, si celebra la Sagra del lambrusco e degli spiriti divini. Un appuntamento tradizionale ma sempre vivace, il modo ideale per entrare in contatto con il frizzante mondo del lambrusco, uno dei capisaldi della tavola emiliana. Nei giorni della sagra Albinea, nota per la sua ricca produzione vincola, diventa una specie di polo regionale del lambrusco: nella piazza principale, infatti, all’interno del grande stand della Enoteca Centolambruschi, i sommelier dell’AIS assegnano il titolo di miglior lambrusco, scelto tra quelli delle cantine delle diverse province di produzione (Modena, Reggio Emilia, Parma, Bologna e Cremona).
Nell’occasione i visitatori potranno assaggiare i diversi tipi di lambrusco e persino avventurarsi in accostamenti, improbabili ma deliziosi, tra vini e specialità del territorio: come quelli tra mortadella e champagne, spergola e parmigiano reggiano, o aceto balsamico tradizionale ed erbazzone. Imperdibile, poi, l’abbinamento col cosiddetto pan de re, un pane artigianale fatto con ingredienti genuini, ottimo con ogni tipo di vino, e lo show-cooking, felice connubio tra gourmet e spettacolo. Un’occasione ghiotta, insomma, per conoscere le meraviglie del nettare d’ambrosia emiliano, il lambrusco. L’edizione 2017 va in scena per due weekend di giugno: dal oggi a domenica e poi di nuovo dal 15 al 18.
*Scrittore e autore del progetto online “Le radici del gusto”.
Gli alberi monumentali tutelati dalla Regione Emilia Romagna sono più di 500. La nostra guida ne contempla una cinquantina, cinque/sei per ciascuna delle nove province presenti all’interno del territorio regionale.
Ad ogni albero è dedicata una scheda suddivisa in tre parti: la strada, cioè le indicazioni su come arrivare alla pianta; l’albero,con le caratteristiche che lo rendono degno di visita; il cibo, ovvero i piatti o i prodotti celebrati all’interno della sagra, fiera o festa abbinata per motivi di contiguità geografica.
Iniziamo con il cedro del Libano del Parco del popolo a Reggio Emilia.
Il luogo. Parcheggio permettendo, siamo di fronte ad uno degli alberi monumentali più facili da raggiungere: questo magnifico esemplare di cedro del Libano, infatti, si trova a due passi dal prestigioso teatro Valli, in pieno centro, ed è il sicuramente la gemma più preziosa del Parco del popolo, storico polmone verde della città. Il parco, di origini ottocentesche, vanta un patrimonio di oltre 500 alberi, una decina dei quali, tra platani cedri e bagolari, merita una visita. Il cedro cresce all’interno di un’ampia aiuola circolare, proprio a fianco della fontana detta dell’Elefantino.
L’albero. Il cedro del Parco del popolo non è uno degli alberi più antichi della regione, ma vi garantisco che vale il viaggio, perché è uno dei più spettacolari: uno di quei capolavori dell’architettura vegetale che, quando finalmente ti trovi ai suoi piedi, ti lasciano senza fiato. L’albero non supera i 150 anni, ma la struttura policormica della pianta, cioè con più fusti che, come enormi tentacoli, si dipartono dal medesimo ceppo, dà vita ad una sagoma impressionante, che ricorda il Kraken, il leggendario mostro marino: una piovra gigante che terrorizzava le navi che attraversavano gli oceani.
E a quanto pare non è soltanto una suggestione di chi scrive: dato che il termine kraken, in norvegese antico, indicava un albero enorme e contorto, proprio come il nostro cedro. Avviso ai lettori e potenziali turisti: attenzione, la vista di questo monumento vegetale può creare dipendenza.
Nonostante le sorprendenti caratteristiche architettoniche conferiscano al colossale cedro reggiano un aspetto scenografico e fiabesco che lo rende indimenticabile, è quasi impossibile, per i comuni mortali, non sentire il desiderio impellente di rivederlo.
Il cibo. Da oltre 50 anni, verso la metà di giugno, ad Albinea, un paesino sulle colline a pochi chilometri da Reggio, si celebra la Sagra del lambrusco e degli spiriti divini. Un appuntamento tradizionale ma sempre vivace, il modo ideale per entrare in contatto con il frizzante mondo del lambrusco, uno dei capisaldi della tavola emiliana. Nei giorni della sagra Albinea, nota per la sua ricca produzione vincola, diventa una specie di polo regionale del lambrusco: nella piazza principale, infatti, all’interno del grande stand della Enoteca Centolambruschi, i sommelier dell’AIS assegnano il titolo di miglior lambrusco, scelto tra quelli delle cantine delle diverse province di produzione (Modena, Reggio Emilia, Parma, Bologna e Cremona).
Nell’occasione i visitatori potranno assaggiare i diversi tipi di lambrusco e persino avventurarsi in accostamenti, improbabili ma deliziosi, tra vini e specialità del territorio: come quelli tra mortadella e champagne, spergola e parmigiano reggiano, o aceto balsamico tradizionale ed erbazzone. Imperdibile, poi, l’abbinamento col cosiddetto pan de re, un pane artigianale fatto con ingredienti genuini, ottimo con ogni tipo di vino, e lo show-cooking, felice connubio tra gourmet e spettacolo. Un’occasione ghiotta, insomma, per conoscere le meraviglie del nettare d’ambrosia emiliano, il lambrusco. L’edizione 2017 va in scena per due weekend di giugno: dal oggi a domenica e poi di nuovo dal 15 al 18.
*Scrittore e autore del progetto online “Le radici del gusto”.
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