musica
Gli ensemble del Peri da giovedì in concerto tra classica e jazz
REGGIO EMILIA. Una rassegna nella rassegna: al via i concerti dell’istituto Peri nel chiostro di San Pietro, all’interno del Restate. Sono quattro serate che abbracciano diversi repertori, dal...
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REGGIO EMILIA. Una rassegna nella rassegna: al via i concerti dell’istituto Peri nel chiostro di San Pietro, all’interno del Restate. Sono quattro serate che abbracciano diversi repertori, dal classico con Vivaldi e Mozart, al jazz, per ensemble che vanno dal piccolo gruppo alla grande orchestra. Il primo appuntamento sarà giovedì (ore 21.30) con l’esibizione del Re Percussio Ensemble – formato da Giuseppe Bulgaro, Alessandro Camellini, Diego Fabbi e Michele Guidotti, che eseguiranno “Summertime” e “I love you porgy” di Gershwin – e poi del Re Percussio Duo (Gabriele, Genta e Nicolò Tomasello) in Nagoya Marimbas di Reich e Alborada del Gracioso di Ravel, mentre Lorenzo Capasso eseguirà “A Minute Of News” di Novotney; nel finale ritornerà, più allargato, il Re Percussio Ensemble diretto da Marcello Zuffa (Michela Barchi, Lorenzo Capasso, Diego Fabbi, Gabriele Genta, Marco Lazzaretti, Matteo Rovatti e Nicolò Tomasello) in “4/4 for four” di Cirone, Libertango di Piazzolla e “Toccata for Percussion Instruments” di Chavez.
L’Ensemble d’archi del Peri-Merulo animerà la serata di giovedì 29 giugno su musiche di Vivaldi e Bach, mentre giovedì 6 luglio il direttore Carlo Menozzi guiderà l’orchestra dell’istituto che eseguirà musiche di Bellini, Beethoven e Mozart con Luca Orlandini al piano.
Nella serata finale del 14 luglio, realizzata con la collaborazione di Ater, sarà presentato “Nahuel” eseguito dall’Ensemble d’archi del Peri (Italia/Argentina) insieme a Javier Girotto (sax soprano e flauti andini). Nahuel è il nome utilizzato dalle tribù indigene della Patagonia, Araucanos e Mapuches, per chiamare tutto ciò che rappresentava forza e potenza. Tradotto significa “tigre” ma dal momento che quel tipo di felino non esiste in Argentina si fa avanti l’ipotesi che fosse riferito al puma, animale sud-americano e simbolo di grandezza. Così è stato chiamato anche lo splendido e imponente parco nazionale Nahuel Huapi e l’omonimo lago nella Patagonia settentrionale, fra le province di Río Negro e Neuquén. Gli archi contribuiscono a delineare la struttura musicale decisamente cameristica dei brani originali del sassofonista argentino, che si intreccia, in alcuni esecuzioni, a ritmi folcloristici e di tango, classica e jazz. (g.b.)
L’Ensemble d’archi del Peri-Merulo animerà la serata di giovedì 29 giugno su musiche di Vivaldi e Bach, mentre giovedì 6 luglio il direttore Carlo Menozzi guiderà l’orchestra dell’istituto che eseguirà musiche di Bellini, Beethoven e Mozart con Luca Orlandini al piano.
Nella serata finale del 14 luglio, realizzata con la collaborazione di Ater, sarà presentato “Nahuel” eseguito dall’Ensemble d’archi del Peri (Italia/Argentina) insieme a Javier Girotto (sax soprano e flauti andini). Nahuel è il nome utilizzato dalle tribù indigene della Patagonia, Araucanos e Mapuches, per chiamare tutto ciò che rappresentava forza e potenza. Tradotto significa “tigre” ma dal momento che quel tipo di felino non esiste in Argentina si fa avanti l’ipotesi che fosse riferito al puma, animale sud-americano e simbolo di grandezza. Così è stato chiamato anche lo splendido e imponente parco nazionale Nahuel Huapi e l’omonimo lago nella Patagonia settentrionale, fra le province di Río Negro e Neuquén. Gli archi contribuiscono a delineare la struttura musicale decisamente cameristica dei brani originali del sassofonista argentino, che si intreccia, in alcuni esecuzioni, a ritmi folcloristici e di tango, classica e jazz. (g.b.)
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