La ricerca diventa musica nello spettacolo di Ferrari
di Adriano Arati
Matematico, scienziato e jazzista: ecco il presidente del centro ricerca texano Questa sera a Villa Rovere di Correggio con “Houston, abbiamo un ricercatore”
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CORREGGIO. La lotta ai tumori guidata dalle ferite personali, la scienza ai massimi livelli, l’amore per la musica. È una serata davvero particolare, e ricchissima di grandi spunti, quella in programma oggi alle 21 al parco di Villa Rovere a Correggio, nel nuovo appuntamento della rassegna gARTen, che vedrà al centro il matematico padovano Mauro Ferrari.
Ferrari è il presidente del Methodist Research Institute di Houston, una delle prime cinque strutture di ricerca medica statunitensi, ed è uno dei padri nell’utilizzo delle nanotecnologie alla medicina oncologica. Una scelta nata per amore, «come spesso accade in questi casi, ci sono anche motivazioni personali che danno ulteriore spinta», ricorda lo scienziato.
Brillante giovane professore all’università della California, Ferrari perde per un tumore la moglie Marialuisa, con cui ha avuto tre figli. È la molla che lo spinge a declinare alla ricerca medica il suo campo di studio, quello delle nanotecnologie, con risultati molto promettenti per il futuro. Il percorso, segnato da 350 pubblicazioni internazionali e sette libri, lo porta a capo di un colosso come l’ospedale texano che lui ora dirige.
E, adesso, è giunto il momento di raccontare questo cammino, unendo alle parole anche un vecchio amore, la musica. Nello spettacolo “Houston, abbiamo un ricercatore!”, Ferrari sarà accompagnato dall’Organ Madness Trio (Daniele D’Agaro, Mauro Costantini e Alessandro Mansutti). «Ho sempre suonato il sassofono – rivela il ricercatore – e anche stasera a Correggio sarò affiancato da un complesso jazz. Loro sono dei professionisti, io no, ma d’altronde è in linea con la serata, a cui io darei come sottotitolo “Non sono un attore”», racconta ridendo Ferrari.
Quella di Correggio sarà la primissima tappa di una nuova esperienza: «L’idea – racconta il ricercatore – nasce dai corsi di leadership che tengo per giovani imprenditori. Durante uno di questi eventi ho pensato che uno dei modi migliori per raccontare queste storie era quello di dare corpo ai concetti con immagini musicali. E infatti, con questo quartetto, rendiamo in metafora alcuni dei concetti fondamentali».
Questa sera, nel parco di Villa Rovere, si partirà per un viaggio tanto personale quanto collettivo: «Il concetto di base – spiega Ferrari – è quello della scienza come autobiografia. Certi percorsi scientifici, in realtà, nascono da emozioni che attraversano generazioni di storia familiare. Non si può fare scienza creativa senza una componente autobiografica, senza le gioie e i dolori che ne derivano. L’aspetto tecnico è importante, ma la chiave di volta dell’espressione è l’espressione autobiografica», riflette Ferrari. Non è solo narrazione, insomma, ma un dovere. «Io – aggiunge il ricercatore – ho passato la vita dedicandomi alla lotta contro il tumore. Ma per me non è un mestiere, è una missione, ed è proprio per questo che diventa necessario andare a scavarci dentro. Come scienziati per essere efficaci bisogna avere le idee chiare sulle armi emozionali che si hanno, il lavoro di introspezione è fondamentale per fare al meglio il mio lavoro».
Lo spettacolo inizierà alle 21, villa Rovere sarà aperta dalle 19.30 per la visita alle installazioni del giardino e per l’aperitivo con cibo curato dal Tribeca Café. L’ingresso alla serata è gratuito e riservato ai soci Arci, è possibile fare la tessera sul posto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ferrari è il presidente del Methodist Research Institute di Houston, una delle prime cinque strutture di ricerca medica statunitensi, ed è uno dei padri nell’utilizzo delle nanotecnologie alla medicina oncologica. Una scelta nata per amore, «come spesso accade in questi casi, ci sono anche motivazioni personali che danno ulteriore spinta», ricorda lo scienziato.
Brillante giovane professore all’università della California, Ferrari perde per un tumore la moglie Marialuisa, con cui ha avuto tre figli. È la molla che lo spinge a declinare alla ricerca medica il suo campo di studio, quello delle nanotecnologie, con risultati molto promettenti per il futuro. Il percorso, segnato da 350 pubblicazioni internazionali e sette libri, lo porta a capo di un colosso come l’ospedale texano che lui ora dirige.
E, adesso, è giunto il momento di raccontare questo cammino, unendo alle parole anche un vecchio amore, la musica. Nello spettacolo “Houston, abbiamo un ricercatore!”, Ferrari sarà accompagnato dall’Organ Madness Trio (Daniele D’Agaro, Mauro Costantini e Alessandro Mansutti). «Ho sempre suonato il sassofono – rivela il ricercatore – e anche stasera a Correggio sarò affiancato da un complesso jazz. Loro sono dei professionisti, io no, ma d’altronde è in linea con la serata, a cui io darei come sottotitolo “Non sono un attore”», racconta ridendo Ferrari.
Quella di Correggio sarà la primissima tappa di una nuova esperienza: «L’idea – racconta il ricercatore – nasce dai corsi di leadership che tengo per giovani imprenditori. Durante uno di questi eventi ho pensato che uno dei modi migliori per raccontare queste storie era quello di dare corpo ai concetti con immagini musicali. E infatti, con questo quartetto, rendiamo in metafora alcuni dei concetti fondamentali».
Questa sera, nel parco di Villa Rovere, si partirà per un viaggio tanto personale quanto collettivo: «Il concetto di base – spiega Ferrari – è quello della scienza come autobiografia. Certi percorsi scientifici, in realtà, nascono da emozioni che attraversano generazioni di storia familiare. Non si può fare scienza creativa senza una componente autobiografica, senza le gioie e i dolori che ne derivano. L’aspetto tecnico è importante, ma la chiave di volta dell’espressione è l’espressione autobiografica», riflette Ferrari. Non è solo narrazione, insomma, ma un dovere. «Io – aggiunge il ricercatore – ho passato la vita dedicandomi alla lotta contro il tumore. Ma per me non è un mestiere, è una missione, ed è proprio per questo che diventa necessario andare a scavarci dentro. Come scienziati per essere efficaci bisogna avere le idee chiare sulle armi emozionali che si hanno, il lavoro di introspezione è fondamentale per fare al meglio il mio lavoro».
Lo spettacolo inizierà alle 21, villa Rovere sarà aperta dalle 19.30 per la visita alle installazioni del giardino e per l’aperitivo con cibo curato dal Tribeca Café. L’ingresso alla serata è gratuito e riservato ai soci Arci, è possibile fare la tessera sul posto.
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