Gazzetta di Reggio

progetti 

Il sindaco Vecchi «Lavoriamo sulla creatività i luoghi ci sono» 

di Luigi Vinceti

REGGIO EMILIA. I reggiani sono ancora creativi? Un tempo lo dimostrarono concretamente con idee innovative nei settori delle meccanica (basti pensare alle Reggiane), della ceramica (partendo...

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. I reggiani sono ancora creativi? Un tempo lo dimostrarono concretamente con idee innovative nei settori delle meccanica (basti pensare alle Reggiane), della ceramica (partendo semplicemente dalla terra), o inventando nuovi metodi didattici infantili. Ma la loro genialità può ancora generare nuovi preziosi frutti?

È la domanda che si sono posti alcuni studiosi dell’ateneo reggiano che insieme ad un pool di giovani (reggiani e non) hanno svolto una indagine coinvolgendo 85 persone di età compresa fra i 18 e i 38 anni per capire cosa può servire a regalare nuovi impulsi alla genialità creativa nostrana. Intervistati soprattutto nati fra il 1991 e il 1995, nativi e residenti a Reggio e da fuori provincia, per il 50% laureati (di cui il 75% con indirizzo artistico), il 40% con diploma. I risultati della ricerca sono stati illustrati nella sede di Unimore al sindaco Luca Vecchi e all’assessore alla educazione Raffaella Curioni. Ad accogliere gli ospiti la direttrice del dipartimento Comunicazione ed Economia Maria Cristiana Martini e i due curatori scientifici della indagine, Fabrizio Montanari e Damiano Razzoli. Proprio quest’ultimo ha spiegato gli elementi rilevati, affiancato più tardi da alcuni degli intervistatori. Cosa è emerso? Che servono luoghi specifici aperti alle relazioni con il mondo della conoscenza e risorse per dare vigore alla progettualità con nuovi orizzonti. I creativi si sentono talvolta emarginati e costretti, per carenza di fondi, a dedicare il proprio ingegno ad attività di sopravvivenza. Cosa fare per sostenerli in questa preziosa intesa fra mondo accademico ed amministrazione reggiana avviata nel 2007 che potrebbe generare preziosi frutti?

Vecchi ha ricordato che il “genius loci” ha radici profonde, centralità pubblica e solido intreccio con l’associazionismo. Ha citato le scuole per l’infanzia, il Rosebud, il Valli, la Ghiara, la Mediopadana, il Core, il Tecnopolo ed altre realtà frutto di esperienze e impegno collettivi. Atti di rigenerazione urbana ed innovazione sociale che spingono a proseguire. Servono nuovi spazi? Il Comune può pensare ai Chiostri di San Domenico, agli edifici di via Cassoli ed altri luoghi. Intanto istituto Peri, Danza, Teatro e altre realtà, sono aperti alla collaborazione. «Parliamone – ha concluso – c’è la nostra disponibilità. Attenti però: i conti debbono quadrare. Abbiamo a cuore chi pensa al futuro di Reggio, a chi dimostra creatività generatrice di sviluppo. Questo laboratorio di ricerca prosegua dunque il suo cammino anche nei prossimi due anni. Valuteremo alla fine i frutti benefici della nuova creatività».



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google