la risposta a modena park
Vinicio Capossela in Irpinia con il rivoluzionario Sponz Fest
di Giuseppe Distefano
ROMA. «Rivoluzione è girare al contrario, scardinare l’ordine a cui siamo assuefatti». Per Vinicio Capossela il palco quasi non c’è, perché per lui il palcoscenico naturale vuole essere l’abitare e...
2 MINUTI DI LETTURA
ROMA. «Rivoluzione è girare al contrario, scardinare l’ordine a cui siamo assuefatti». Per Vinicio Capossela il palco quasi non c’è, perché per lui il palcoscenico naturale vuole essere l’abitare e il vivere i luoghi. Il cantautore, nato in Germania, cresciuto a Scandiano (dove mantiene casa e residenza) ma originario dell’Irpinia, vive così la sua estate e la sua musica.
Del resto è ideatore e direttore artistico dello “Sponz Fest” che si tiene a Calitri, uno dei paesi dell’Avellinese martoriato dal terremoto del 1980. Un paese con un centro storico di scalini, gradoni e grotte che somiglia a Matera.
Qui da cinque anni c’è un festival che è una vera festa comunitaria: «La grande risorsa di questi posti – dice Capossela – sono gli spazi aperti, i paesaggi. Il cielo aperto è, ed è stato fin dalla prima edizione, il grande protagonista. Ed è importante che la festa duri una settimana per avere il tempo di permearsi di questo universo naturale». L’edizione di quest’anno (dal 21 al 27 agosto) coincide con il centenario della Rivoluzione Russa, e da qui la scelta, per quanto riguarda l’argomento e la sua declinazione, «di commemorare un numero, il 17, di un anno rivoluzionario, per celebrare la rivoluzione intesa come occasione di ribaltamento dei diversi punti di vista».
Per Capossela la via della musica e dell’arte scorre parallela ai luoghi, anche se non sono popolati: «I paesi vengono continuamente svuotati e ci si ammassa in città? Allora noi facciamo il contrario: andiamo nei luoghi che sono in “disabitazione”. Già questo è un rovesciamento del mondo, un piccolo atto che può generarne altri. Proviamo a pensare a un mondo fondato invece che sulla paura sulla fiducia, invece che sul terrore sulla gioia. Tutti ribaltamenti interessanti in una settimana che però richiede un certo fisico perché ci si sposta di continuo, e gli appuntamenti sono sparsi in molti luoghi e con orari diversi».
Anche il programma scorrerà al contrario: dall’evento di chiusura il secondo giorno a quello di apertura l’ultimo giorno, dopo una prima giornata, il 21 agosto, in cui non succederà nulla, come la domenica biblica, momento del riposo dopo la creazione. È tradizione che si inizi con il concerto all’alba, che vedrà insieme Georgos Xilouris e Jim White. Il resto sarà un densissimo programma con tanta musica, e teatro (il ravennate Teatro delle Albe), danza, performance, reading (fra cui Erri De Luca), incontri, proiezioni, notti a bere vino nelle grotte di Calitri, fra astronomia e gastronomia.
Del resto è ideatore e direttore artistico dello “Sponz Fest” che si tiene a Calitri, uno dei paesi dell’Avellinese martoriato dal terremoto del 1980. Un paese con un centro storico di scalini, gradoni e grotte che somiglia a Matera.
Qui da cinque anni c’è un festival che è una vera festa comunitaria: «La grande risorsa di questi posti – dice Capossela – sono gli spazi aperti, i paesaggi. Il cielo aperto è, ed è stato fin dalla prima edizione, il grande protagonista. Ed è importante che la festa duri una settimana per avere il tempo di permearsi di questo universo naturale». L’edizione di quest’anno (dal 21 al 27 agosto) coincide con il centenario della Rivoluzione Russa, e da qui la scelta, per quanto riguarda l’argomento e la sua declinazione, «di commemorare un numero, il 17, di un anno rivoluzionario, per celebrare la rivoluzione intesa come occasione di ribaltamento dei diversi punti di vista».
Per Capossela la via della musica e dell’arte scorre parallela ai luoghi, anche se non sono popolati: «I paesi vengono continuamente svuotati e ci si ammassa in città? Allora noi facciamo il contrario: andiamo nei luoghi che sono in “disabitazione”. Già questo è un rovesciamento del mondo, un piccolo atto che può generarne altri. Proviamo a pensare a un mondo fondato invece che sulla paura sulla fiducia, invece che sul terrore sulla gioia. Tutti ribaltamenti interessanti in una settimana che però richiede un certo fisico perché ci si sposta di continuo, e gli appuntamenti sono sparsi in molti luoghi e con orari diversi».
Anche il programma scorrerà al contrario: dall’evento di chiusura il secondo giorno a quello di apertura l’ultimo giorno, dopo una prima giornata, il 21 agosto, in cui non succederà nulla, come la domenica biblica, momento del riposo dopo la creazione. È tradizione che si inizi con il concerto all’alba, che vedrà insieme Georgos Xilouris e Jim White. Il resto sarà un densissimo programma con tanta musica, e teatro (il ravennate Teatro delle Albe), danza, performance, reading (fra cui Erri De Luca), incontri, proiezioni, notti a bere vino nelle grotte di Calitri, fra astronomia e gastronomia.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
