Gazzetta di Reggio

Questa la “città di Venere” che conquistò Pietro Aretino

Questa la “città di Venere” che conquistò Pietro Aretino

Il licenzioso scrittore soggiornò nel reggiano nel 1525 e s’innamorò di una cuoca Con lui l’inseparabile amico e capitano di ventura Giovanni dalle Bande Nere 

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REGGIO EMILIA. Sono trascorsi trent’anni da quando il cardinale Andrea Carlo Ferrari fece la sua terza visita a Brescello. In vita ne aveva fatte due, nel 1890 dopo la sua nomina a vescovo di Guastalla, e nel 1899, dopo essere diventato arcivescovo di Milano. La terza risale al 1987, quando il papa Giovanni Paolo secondo lo proclamò beato.

Allora l’urna contenente i suoi resti fece sosta nella chiesa di don Camillo, prima di arrivare a Guastalla. Lo scorso 10 maggio un pellegrinaggio al duomo di Milano è stato indetto nel trentesimo anniversario della sua beatificazione. La ricorrenza ha offerto alla direzione della rivista trimestrale Reggiostoria l’occasione per dedicare all’insigne prelato l’articolo di copertina del 155esimo fascicolo, distribuito dal 30 giugno. Lo firma Giovanni Santelli, mentre Angela Chiapponi, coordinatrice di redazione, riferisce sulla partecipazione della Società reggiana di studi storici alla cerimonia milanese.

Alla sacralità del cardinale fa da contrappunto su Reggiostoria la vicenda profana del più licenzioso scrittore del Rinascimento, quel Pietro Aretino che, grazie al contributo di Glauco Bertolini, scopriamo avere trovato quella libertà di costumi che gli si addiceva proprio nella nostra città, decritta da un cronista reggiano del Cinquecento come “la città di Venere”, teatro di spettacoli, musica, canti, danze, nozze solenni, banchetti interminabili, bevute memorabili. L’Aretino venne a Reggio nel 1525 in compagnia del condottiero Giovanni dalle Bande Nere, figlio di Giovanni de’ Medici divenuto papa con il nome di Leone X. I due, amici inseparabili, scorrazzavano a cavallo entro le mura seguiti da una comitiva di nobili reggiani, fra i quali Luca Fontanelli, detto Cavalierotto. Il capitano di ventura s’innamorò della bellissima Paola dei conti Sessi di Rolo, il poeta della di lei cuoca, Laura. Entrambe le coppie furono separate dalla guerra, che l’anno seguente condusse alla morte Giovanni dalle Bande Nere, ferito da un colpo di falconetto. L’Aretino, riparato a Venezia, rievocò poi con nostalgia il soggiorno reggiano nella corrispondenza con il Cavalierotto e con la di lui moglie.

L’atavico campanilismo che ancor oggi divide le due rive dell’Enza viene evocato da Mariachiara Bianchi, collaboratrice del museo Glauco Lombardi di Parma, nell’articolo “Teatri e telegrafi, storia di ordinaria rivalità”. L’autrice racconta la delusione della contessina parmigiana Albertina Montenuovo per la rappresentazione del melodramma eroico I Baccanali di Roma, a cui assistette nella nostra città nel 1829 in occasione della tradizionale fiera di maggio. La magia nera è invece indagata da Federica e Gianni Dallasta nella seconda parte del saggio “Un libro buono per cavare li tesori”. Vi si narra un processo inquisitoriale del 1772, che si concluse con l’assoluzione di due guastallesi che avevano spontaneamente confessato la partecipazione a un sortilegio ordito da un prete tramite un libro magico capace, a suo dire, di indicare il luogo in cui era nascosto un tesoro.

La tragica epopea del “Tenente colonnello pilota Pietro Scapinelli” è narrata da Gabriele Fabbrici. Nato a Casina nel 1904, nel 1933 l’aviatore vinse la coppa Blériot percorrendo più di 300 chilometri alla media di 619,37 chilometri all’ora. Insignito di varie onorificenze, perse la vita il 14 marzo 1941 nel collaudo del secondo prototipo del caccia Reggiane RE 2001. Nell’atterraggio andò a schiantarsi contro due salici al di là del torrente Rodano. Continua, su Reggiostoria, il contributo di Giuliano Bagnoli, presidente del Centro studi sul dialetto reggiano.

In questo numero passa in rassegna una serie di proverbi sul tema della lussuria, abito di piaceri carnali. Luciano Salsi, poi, pubblica la seconda parte delle sue note di toponomastica reggiana, dedicata alle diverse ipotesi avanzate per le denominazioni di Novellara, Gattaglio, Codemondo, Montecavolo, Cavriago e Ligonchio. Graziano Siligardi rievoca la resistenza che i rubieresi filoestensi opposero nel 1799 al ritorno dei francesi. Presenti anche “L’avanguardia di Emilio Villa, profeta verbovisivo per l’America” di Alessandra Fieni e il ricordo di Marta Vacondio Marzotto firmato da Giuseppe Ligabue e Paolo Campioli. (l.s.)

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