Gazzetta di Reggio

I Matelda nella valle d’Orval

I Matelda nella valle d’Orval

In Belgio per il festival dedicato a Matilde di Canossa

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CANOSSA. Vola in Belgio la musica medievale dei Matelda, ispirata a Matilde di Canossa.

Lo fa grazie alla voce di Marina Ligabue, cantante della formazione ideata dal batterista Gigi Cavalli Cocchi, uno dei più conosciuti musicisti reggiani, fondatore de Lassociazione e dei Mangala Vallis, batterista dei Csi e, ai tempi dei Clan Destino, di Luciano Ligabue. I Matelda sono completati da Daniele Morelli e Filippo Chieli. Da giovedì 27 a domenica 30 luglio si terranno in Belgio “Les nocturnes d’Orval”, i notturni di Orval, in scena nelle rovine illuminate dell’omonima località rurale vicino a Florenville. Un festival conosciuto da anni, che nel 2017 proporrà una quattro giorni di musica medievale e canti celtici in omaggio a Matilde di Canossa.

Il motivo? Fu proprio la grancontessa a fondare l’abbazia al tempo del suo primo matrimonio con Goffredo il Gobbo, dal quale ebbe una figlia, Beatrice, morta in fasce e lì sepolta. Nei secoli Orval ha ospitato un monastero benedettino poi abbandonato e rinato negli anni Trenta come sede di una comunità trappista. Inevitabile in questo quadro invitare i canusini italiani. Il Comune di Canossa e quello di Floverenville stringeranno un patto d’amicizia, il coro polifonico della Basilica di San Benedetto Po si esibirà sul palco e lo stesso farà Marina Ligabue, cantante dei Matelda che interpreterà alcuni brani del recentissimo disco “Leggende”, ovviamente a tema Matildico.

«È la prima volta che un’artista italiana si esibisce al monastero di Orval in un omaggio alla contessa», spiegano i Matelda. «Su Matilde sono stati scritti e detti fiumi di parole, e nei secoli il suo mito è cresciuto sempre più. Questo lavoro è frutto di un lungo periodo di ricerca dei racconti popolari che avevano come protagonista la grancontessa e di un altro di scrittura musicale», aggiungono.

Marina Ligabue canterà in un luogo speciale, la fontana di Matilde all’interno dell’abbazia Notre Dame d’Orval. Una situazione da leggenda: si narra infatti che la contessa, in visita al monastero, perse l’anello nuziale bagnandosi le mani nella sorgente che sgorgava all’interno delle mura. Disperata pregò per il ritrovamento e, con grande sorpresa, una trota riemerse dall’acqua con l’anello in bocca. Fu allora che la contessa pronunciò la frase «questo luogo è veramente la valle dell’oro». E da qui il nome “Or-Val”. (adr.ar.)

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