recensione
Il libro che si fa oggetto d’arte
di Tullio Masoni
“Naturally a Book”, la decima fatica artistica di Elisa Pellacani
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REGGIO EMILIA. Elisa Pellacani: 10.
Non proprio un voto di merito, essendo personalmente contrario agli attestati di perfezione, ma quasi… 10, certo, nel senso di decimo libro-catalogo, per la decima edizione del Libro d’Artista a Barcellona.
A parte i numeri, Elisa mi fa poi venire in mente per gioco Beethoven e Battiato; il quale ultimo, per una canzone, si affidò ad Alice. E Alice (quella di Carroll) è puntualmente richiamata nello scritto introduttivo di Naturally a Book: «…Dopo tanti anni trascorsi facendo libri, stando gomito a gomito con chi condivide la stessa passione, quella di un bosco umbratile eppure luminoso è sempre l’immagine che più mi ricorda l’accanimento (perché di questo si tratta) con cui il libro come forma di espressione artistica torna potentemente alla ribalta … e innamora perdutamente chi si imbatte nell’esperienza di farne, per professione o per puro diletto. Il bosco nasconde anche numerose insidie… Mi ricorda Alice che inseguendo il coniglio finisce in un buco profondissimo, spaventoso, che la conduce ad ampliare i suoi orizzonti».
Ma perché il libro? È un modo per stare, credo, fra antico e moderno (anche in senso squisitamente artigianale), o fra oggetto d’uso (cui va ogni riconoscenza) e oggetto di pura variazione fra le opportunità espressive. Un recente film di Silvio Soldini, intitolato “Il fiume ha sempre ragione”, mostra l’amicizia e la comune vocazione di un tipografo che opera sulle rive dell’Adda e un rilegatore di Mendrisio: libri, o plaquettes, opere su cui gli stessi artigiani/artisti intervengono, riducendo talvolta il numero delle repliche fino alla copia unica. Chi li ha incoraggiati, oltre l’originaria e caparbia passione? Amici come Calvino, Alda Merini, Ingrao, Munari, Ginsberg, Ferlinghetti…
Naturally a Book raccoglie a mo’ di catalogo opere di autori provenienti da diversi paesi, e, come in altre occasioni, aggiorna il discorso critico sul libro d’artista con scritti (e i coloratissimi disegni) della stessa curatrice.
Le schede sono essenziali, le riproduzioni fotografiche (di Laura Sassi) suggestive, e assai lusinghiera la presenza di firme reggiane: Ivo Vezzani, Lia e Ivanna Rossi, Stefano Grasselli, Pierluigi Gagliardi, Paolo Oliva, Elena Mantovani, Annamaria Giustardi, un gruppo dell’Istituto comprensivo Sandro Pertini.
Ogni parte del libro, a ogni modo, porta il segno della curatrice/autrice, ben nota per il suo lavoro nella fotografia, nell’illustrazione, per eventi espositivi ed editoriali – fra i quali il Premio Silvo d’Arzo – e stilista gioielliera, voglio aggiungere, la cui opera meriterebbe, nelle migliori sedi pubbliche o private di Reggio, un’alta, specifica occasione di visibilità.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non proprio un voto di merito, essendo personalmente contrario agli attestati di perfezione, ma quasi… 10, certo, nel senso di decimo libro-catalogo, per la decima edizione del Libro d’Artista a Barcellona.
A parte i numeri, Elisa mi fa poi venire in mente per gioco Beethoven e Battiato; il quale ultimo, per una canzone, si affidò ad Alice. E Alice (quella di Carroll) è puntualmente richiamata nello scritto introduttivo di Naturally a Book: «…Dopo tanti anni trascorsi facendo libri, stando gomito a gomito con chi condivide la stessa passione, quella di un bosco umbratile eppure luminoso è sempre l’immagine che più mi ricorda l’accanimento (perché di questo si tratta) con cui il libro come forma di espressione artistica torna potentemente alla ribalta … e innamora perdutamente chi si imbatte nell’esperienza di farne, per professione o per puro diletto. Il bosco nasconde anche numerose insidie… Mi ricorda Alice che inseguendo il coniglio finisce in un buco profondissimo, spaventoso, che la conduce ad ampliare i suoi orizzonti».
Ma perché il libro? È un modo per stare, credo, fra antico e moderno (anche in senso squisitamente artigianale), o fra oggetto d’uso (cui va ogni riconoscenza) e oggetto di pura variazione fra le opportunità espressive. Un recente film di Silvio Soldini, intitolato “Il fiume ha sempre ragione”, mostra l’amicizia e la comune vocazione di un tipografo che opera sulle rive dell’Adda e un rilegatore di Mendrisio: libri, o plaquettes, opere su cui gli stessi artigiani/artisti intervengono, riducendo talvolta il numero delle repliche fino alla copia unica. Chi li ha incoraggiati, oltre l’originaria e caparbia passione? Amici come Calvino, Alda Merini, Ingrao, Munari, Ginsberg, Ferlinghetti…
Naturally a Book raccoglie a mo’ di catalogo opere di autori provenienti da diversi paesi, e, come in altre occasioni, aggiorna il discorso critico sul libro d’artista con scritti (e i coloratissimi disegni) della stessa curatrice.
Le schede sono essenziali, le riproduzioni fotografiche (di Laura Sassi) suggestive, e assai lusinghiera la presenza di firme reggiane: Ivo Vezzani, Lia e Ivanna Rossi, Stefano Grasselli, Pierluigi Gagliardi, Paolo Oliva, Elena Mantovani, Annamaria Giustardi, un gruppo dell’Istituto comprensivo Sandro Pertini.
Ogni parte del libro, a ogni modo, porta il segno della curatrice/autrice, ben nota per il suo lavoro nella fotografia, nell’illustrazione, per eventi espositivi ed editoriali – fra i quali il Premio Silvo d’Arzo – e stilista gioielliera, voglio aggiungere, la cui opera meriterebbe, nelle migliori sedi pubbliche o private di Reggio, un’alta, specifica occasione di visibilità.
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