Fabrizio Plessi riplasma La Fenice
di Giulia Bassi
L’artista reggiano, giocando con acqua e fuoco, rivoluziona gli spazi del teatro di Venezia
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VENEZIA. Dal mese scorso il teatro La fenice di Venezia è diventato spazio artistico per una performance (in cartellone fino a domani) di Fabrizio Plessi, uno dei padri fondatori della video arte, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.
Reggiano, tra i maggiori esponenti internazionali della video art, a Venezia – la città che lo ha adottato – è titolare della cattedra di pittura all’Accademia di Belle Arti.
Gli elementi primordiali dell’acqua e del fuoco sono al centro della ricerca di Plessi e nella performance “Fenix Dna” si fondono alla tradizione storica, grazie a 200 calchi modellati da Guerrino Lovato, prototipi delle sculture e dei bassorilievi di ornato della cavea del teatro, che invadono la platea. Questo spettacolo, infatti, coinvolge anche il pubblico: «L’amore per questo teatro – spiega Plessi – è questa la cosa più importante. E poi cercare qualcosa che fosse la memoria storica di questo teatro, l’anima della Fenice. Credo che i gessi siano il Dna della Fenice, è come mettere il teatro dentro il teatro, far emergere un metateatro in cui il teatro diventa spettatore e protagonista dell’opera. Ogni giorno, inoltre, il pubblico può ascoltare le note composte appositamente da Giovanni Sparano, eseguite dal Pourquoi-Pas Ensemble con la direzione di Alvise Zambon e cantate dal mezzosoprano Francesca Gerbasi per un’immersione totale tra luci e colori».
Il cuore stesso del teatro, le sedute di platea, sono scomparse per diventare il luogo della narrazione artistica di Plessi grazie ai calchi che – come dice l’artista – «sono l’elemento positivo, quello da cui tutto potrà sempre rinascere». Tra i calchi, che riproducono capitelli, barbacani, teste di putti, maschere e grottesche, il visitatore assisterà a una performance che trasformerà La Fenice, come tutti la conosciamo, in un’altra “La Fenice”, ancora risorta dalle sue stesse ceneri, come l’animale mitologico di cui porta il nome.
Tra le opere più importanti di Plessi, da segnalare quella realizzata nel 2000 in occasione dell’Expo di Hannover: dell’artista reggiano il padiglione italiano, una monumentale installazione alta 44 metri. Chiamata “Mare verticale”, rappresentava un flusso di acqua blu continuo, che scorreva ininterrottamente. Nel 2011 Plessi ha curato il Padiglione Venezia per la 54esima Biennale di Venezia, con lo stesso tema, su dimensioni minori: degli schermi proiettanti i flussi di acqua erano installati su delle barche, esposte in posizione verticale.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Reggiano, tra i maggiori esponenti internazionali della video art, a Venezia – la città che lo ha adottato – è titolare della cattedra di pittura all’Accademia di Belle Arti.
Gli elementi primordiali dell’acqua e del fuoco sono al centro della ricerca di Plessi e nella performance “Fenix Dna” si fondono alla tradizione storica, grazie a 200 calchi modellati da Guerrino Lovato, prototipi delle sculture e dei bassorilievi di ornato della cavea del teatro, che invadono la platea. Questo spettacolo, infatti, coinvolge anche il pubblico: «L’amore per questo teatro – spiega Plessi – è questa la cosa più importante. E poi cercare qualcosa che fosse la memoria storica di questo teatro, l’anima della Fenice. Credo che i gessi siano il Dna della Fenice, è come mettere il teatro dentro il teatro, far emergere un metateatro in cui il teatro diventa spettatore e protagonista dell’opera. Ogni giorno, inoltre, il pubblico può ascoltare le note composte appositamente da Giovanni Sparano, eseguite dal Pourquoi-Pas Ensemble con la direzione di Alvise Zambon e cantate dal mezzosoprano Francesca Gerbasi per un’immersione totale tra luci e colori».
Il cuore stesso del teatro, le sedute di platea, sono scomparse per diventare il luogo della narrazione artistica di Plessi grazie ai calchi che – come dice l’artista – «sono l’elemento positivo, quello da cui tutto potrà sempre rinascere». Tra i calchi, che riproducono capitelli, barbacani, teste di putti, maschere e grottesche, il visitatore assisterà a una performance che trasformerà La Fenice, come tutti la conosciamo, in un’altra “La Fenice”, ancora risorta dalle sue stesse ceneri, come l’animale mitologico di cui porta il nome.
Tra le opere più importanti di Plessi, da segnalare quella realizzata nel 2000 in occasione dell’Expo di Hannover: dell’artista reggiano il padiglione italiano, una monumentale installazione alta 44 metri. Chiamata “Mare verticale”, rappresentava un flusso di acqua blu continuo, che scorreva ininterrottamente. Nel 2011 Plessi ha curato il Padiglione Venezia per la 54esima Biennale di Venezia, con lo stesso tema, su dimensioni minori: degli schermi proiettanti i flussi di acqua erano installati su delle barche, esposte in posizione verticale.
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