L’Europa taciuta si svela negli scatti di Federica Troisi
di Adriano Arati
In mostra i ritratti degli abitanti di Velika Hoca, piccola enclave serba in Kosovo Al progetto ha collaborato anche Giovanni Lindo Ferretti con testi e canzoni
2 MINUTI DI LETTURA
BOLOGNA. Tenebre della storia, della divisione razziale e religiosa dei Balcani. Tenebre che le fotografie e le parole provano a illuminare. Sino al 27 agosto il museo internazionale-biblioteca della musica di Bologna ospita nella sua sede di strada Maggiore 34 “Ilt – Illumina le tenebre - Desideri complessi di un’Europa taciuta”, mostra realizzata dalla fotografa reggiana Federica Troisi assieme a Giovanni Lindo Ferretti, che ha scritto testi e realizzato una colonna sonora ad hoc.
Il tema è suggestivo quanto delicato, destinato a toccare le ferite ancora aperte in tutta Europa. I protagonisti del lavoro sono gli abitanti di Velika Hoca, una piccola enclave serba in Kosovo, un villaggio di poco più di seicento abitanti sulle colline di Metohija. La Troisi vi ha passato diversi mesi nel 2016 per un’esperienza di volontariato in cui non ha rinunciato alla macchina fotografica, immortalando gli abitanti con una candela bianca accesa in mano. Tornata a casa, ha pensato di coinvolgere Ferretti, che della Jugoslavia è sempre stato frequentatore, ed è l’autore di gran parte dei testi del bellissimo Linea Gotica, il disco dei Csi uscito nel 1996, ispirato in gran parte al conflitto seguito alla disgregazione della Jugoslavia. Il risultato del lavoro congiunto è un libro fotografico, che contiene quasi cento scatti e i testi di Ferretti, e la mostra itinerante, composta da dodici ingrandimenti di foto selezionate. Quella bolognese è la terza tappa, dopo si proseguirà in Italia, in Kosovo e Serbia.
All’inaugurazione del 1° agosto Ferretti ha parlato dell’imminente cerimonia per la strage in stazione, dichiarandosi scettico sulla mano neo-fascista dell’attentato. Per lui la pista giusta sarebbe quella del tanto chiacchierato lodo palestinese spesso tirato in ballo da Cossai. Polemiche a parte, la mostra ora è disponibile sino al 27 agosto a 40 minuti di treno da Reggio Emilia, negli spazi del museo dedicati agli eventi contemporanei. E gli spunti interessanti non mancano. Già un’enclave chiusa è oggi – in decenni di viaggi e globalità – oggetto di fascino, pensare poi a un’enclave serba nel cuore del Kosovo devastato da pulizie etniche è quasi fuori dalla logica contemporanea. «Fanno la loro traversata con esemplare dignità. In bocca alla tragedia da sempre, non perdono la capacità di meraviglia. Questo è il destino e la storia del popolo serbo di Kosovo e Metohija. Umanità sofferente, privata dell’inalienabile diritto all’identità e resistente alle ingiurie della povertà, alle difficoltà quotidiane del vivere, alle insidie della modernità omologatrice», ricorda Ferretti nel parlare dei soggetti della mostra.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il tema è suggestivo quanto delicato, destinato a toccare le ferite ancora aperte in tutta Europa. I protagonisti del lavoro sono gli abitanti di Velika Hoca, una piccola enclave serba in Kosovo, un villaggio di poco più di seicento abitanti sulle colline di Metohija. La Troisi vi ha passato diversi mesi nel 2016 per un’esperienza di volontariato in cui non ha rinunciato alla macchina fotografica, immortalando gli abitanti con una candela bianca accesa in mano. Tornata a casa, ha pensato di coinvolgere Ferretti, che della Jugoslavia è sempre stato frequentatore, ed è l’autore di gran parte dei testi del bellissimo Linea Gotica, il disco dei Csi uscito nel 1996, ispirato in gran parte al conflitto seguito alla disgregazione della Jugoslavia. Il risultato del lavoro congiunto è un libro fotografico, che contiene quasi cento scatti e i testi di Ferretti, e la mostra itinerante, composta da dodici ingrandimenti di foto selezionate. Quella bolognese è la terza tappa, dopo si proseguirà in Italia, in Kosovo e Serbia.
All’inaugurazione del 1° agosto Ferretti ha parlato dell’imminente cerimonia per la strage in stazione, dichiarandosi scettico sulla mano neo-fascista dell’attentato. Per lui la pista giusta sarebbe quella del tanto chiacchierato lodo palestinese spesso tirato in ballo da Cossai. Polemiche a parte, la mostra ora è disponibile sino al 27 agosto a 40 minuti di treno da Reggio Emilia, negli spazi del museo dedicati agli eventi contemporanei. E gli spunti interessanti non mancano. Già un’enclave chiusa è oggi – in decenni di viaggi e globalità – oggetto di fascino, pensare poi a un’enclave serba nel cuore del Kosovo devastato da pulizie etniche è quasi fuori dalla logica contemporanea. «Fanno la loro traversata con esemplare dignità. In bocca alla tragedia da sempre, non perdono la capacità di meraviglia. Questo è il destino e la storia del popolo serbo di Kosovo e Metohija. Umanità sofferente, privata dell’inalienabile diritto all’identità e resistente alle ingiurie della povertà, alle difficoltà quotidiane del vivere, alle insidie della modernità omologatrice», ricorda Ferretti nel parlare dei soggetti della mostra.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
