«Si torna volentieri a suonare per gli amici»
di Adriano Arati
Leano Morelli domani live: negli anni ’70 trionfò a Sanremo
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VILLA MINOZZO. «Nessuno è profeta in patria, ma qualche volta a casa si torna volentieri a suonare». Ed è proprio quello che farà giovedì sera Leano Morelli, 67enne cantautore originario di Villa Minozzo che domani sera si esibirà in piazza Bellavista di fronte alla farmacia, in un concerto gratuito in cui si troverà di fronte a tanti amici di ieri e di oggi. Tutti pronti ad ascoltare i brani più famosi del suo repertorio e le cover di amici famosi che da sempre infarciscono le sue esibizioni, amici chiamati De André, Daolio, Gaetano, Graziani. «Non avrò nemmeno bisogno del camerino, io vivo a pochissimi metri di distanza», sorride il cantante, da alcuni anni tornato in pianta stabile nel suo paese natale. «Non so quanto ci rimarrò, qui si sta benissimo e in estate c’è tanta gente, ma in inverno per me è dura, io sono abituato alla notte di Milano, dove per tanti anni ho gestito anche un locale, in montagna in inverno alle 10 c’è il coprifuoco», racconta.
A casa però si sta sempre bene?
«Quello sì, ci sono tante persone a cui sono legato. Si dice che nessuno è profeta in patria, è vero, ma ogni tanto qui suono volentieri, ci sono canzoni che qui in montagna non potrei non fare ad esempio».
Che canzoni si ascolteranno?
«Alcuni dei miei brani più famosi, quelli con cui ho ottenuto anche piazzamenti importanti a Sanremo e al Festivalbar negli anni ‘70».
Momenti belli?
«Uno di quelli di cui sono più orgoglioso è sicuramente la mia presenza a Sanremo nel 1977 con “Io ti porterei”, con cui sono arrivato quarto».
Perché l’orgoglio?
«Perché nei giorni del festival un quotidiano nazionale intervistò Fabrizio De André e lui disse che “Io ti porterei” era sicuramente la canzone più bella di quell’edizione e che avrei meritato di vincere. Fu una grande emozione, un complimento simile da un maestro come De André».
Farà anche sue canzoni nel concerto?
«Sue ma anche quelle di altri amici di quel periodo. Quando sei in voga incontri tante persone, le frequenti, ma le amicizie e i legami veri sono poi pochi. Nel mio caso, in quegli anni mi sono trovato molto bene con Augusto Daolio, per alcuni anni siamo stati legatissimi. Anche con Rino Gaetano c’era un bel rapporto, e pure con Ivan Graziani, un grande musicista».
Torniamo al suo repertorio?
«Sì, farò anche diverse canzoni di un disco più recente che però ha avuto poca promozione ed è praticamente sconosciuto. A Villa Minozzo poi c’è un brano che devo fare per forza, si chiama “Il mio paese”. È un omaggio a casa, un ricordo di tante avventure giovanili, di scherzi, come quella volta che alle 4 del mattino tirammo giù dal letto tutto il paese con gli strumenti della banda».
Questi brani li suonerà da solo?
«Sì, mettere insieme una band per una serata è difficoltoso, userò anche qualche base e per una canzone o due avrò l’accompagnamento di Cristina Migliari, una brava chitarrista classica che vive a Carpineti. L’ho conosciuta a un concerto e abbiamo deciso di far qualcosa insieme».
A casa però si sta sempre bene?
«Quello sì, ci sono tante persone a cui sono legato. Si dice che nessuno è profeta in patria, è vero, ma ogni tanto qui suono volentieri, ci sono canzoni che qui in montagna non potrei non fare ad esempio».
Che canzoni si ascolteranno?
«Alcuni dei miei brani più famosi, quelli con cui ho ottenuto anche piazzamenti importanti a Sanremo e al Festivalbar negli anni ‘70».
Momenti belli?
«Uno di quelli di cui sono più orgoglioso è sicuramente la mia presenza a Sanremo nel 1977 con “Io ti porterei”, con cui sono arrivato quarto».
Perché l’orgoglio?
«Perché nei giorni del festival un quotidiano nazionale intervistò Fabrizio De André e lui disse che “Io ti porterei” era sicuramente la canzone più bella di quell’edizione e che avrei meritato di vincere. Fu una grande emozione, un complimento simile da un maestro come De André».
Farà anche sue canzoni nel concerto?
«Sue ma anche quelle di altri amici di quel periodo. Quando sei in voga incontri tante persone, le frequenti, ma le amicizie e i legami veri sono poi pochi. Nel mio caso, in quegli anni mi sono trovato molto bene con Augusto Daolio, per alcuni anni siamo stati legatissimi. Anche con Rino Gaetano c’era un bel rapporto, e pure con Ivan Graziani, un grande musicista».
Torniamo al suo repertorio?
«Sì, farò anche diverse canzoni di un disco più recente che però ha avuto poca promozione ed è praticamente sconosciuto. A Villa Minozzo poi c’è un brano che devo fare per forza, si chiama “Il mio paese”. È un omaggio a casa, un ricordo di tante avventure giovanili, di scherzi, come quella volta che alle 4 del mattino tirammo giù dal letto tutto il paese con gli strumenti della banda».
Questi brani li suonerà da solo?
«Sì, mettere insieme una band per una serata è difficoltoso, userò anche qualche base e per una canzone o due avrò l’accompagnamento di Cristina Migliari, una brava chitarrista classica che vive a Carpineti. L’ho conosciuta a un concerto e abbiamo deciso di far qualcosa insieme».
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